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Studio della Cattolica: inflazione, covid e clima potrebbero mettere in ginocchio il sistema

L’Italia rappresenta il primo Paese dell’Unione Europea per numero complessivo di decessi da coronavirus

Roma
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Cambiamenti climatici e inflazione, ma anche il conflitto in Ucraina e ancora il Covid potrebbero mettere a dura prova il Sistema Sanitario italiano, con un aumento dell’onere sanitario dovuto alle ondate di calore (nel 2022 l’Italia è maglia nera per i decessi attribuibili all’afa killer), ma anche con problemi di finanziamento legati anche all’inflazione del 12 per cento su base annua, a fronte di un aumento di appena il 3 per cento del fondo sanitario nel 2022. Sono alcuni dei dati emersi dall’analisi condotta dall’Università Cattolica, campus di Roma che coordina la redazione del Report sul Sistema Sanitario Italiano per conto dell’European Observatory on Health Care Systems and Policies dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms).


Il gruppo di lavoro è stato guidato dal prof. Walter Ricciardi (Professore Ordinario presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia) e dal prof. Antonio G. de Belvis (Professore Associato presso la Facoltà di Economia). Il Team di ricercatori, dottorandi e medici in formazione specialistica dell’Ucsc di Roma che hanno contribuito alla realizzazione del Report è costituito da: dott. Andrea Adduci, prof.ssa Fidelia Cascini, dott.ssa Alisha Morsella, dott. Alessio Perilli, dott. Alessandro Solipaca. Per l’Università Bocconi di Milano, hanno collaborato il prof. Giovanni Fattore e la prof.ssa Michela Meregaglia. Il Report presenta, inoltre, le prime analisi dell’impatto congiunto sul nostro sistema sanitario delle cosiddette “4 C” (Clima, Conflitto in Ucraina, Covid e Costi/inflazione) e sarà presentato ufficialmente alla Commissione Europea e alla comunità internazionale di Sanità Pubblica il prossimo 11 novembre a Dublino.

Per quanto riguarda il clima, analizzando il dato definitivo dell’estate 2022 durante la quale diverse città italiane hanno registrato temperature di 2,5 °C superiori alla media, soltanto nel mese di luglio è stato registrato un aumento di quasi il 30 per cento della mortalità tra gli anziani. Tra i principali Paesi analizzati dall’Observatory, In termini assoluti, sempre nel 2022 il maggior numero di decessi attribuibili alle ondate di calore si è registrato proprio in Italia, con un totale di 18.010 decessi; a seguire Spagna (11.324) e Germania (8.173). Analizzando i dati in base al tasso di mortalità relativa alle ondate di calore, il primato spetta sempre all’Italia, con 295 decessi per milione di abitanti, seguita da Grecia (280), Spagna (237) e Portogallo (211). La media europea si attesta a 114 morti per milione di abitanti.

Al 31 dicembre 2022, l’Italia rappresenta il primo Paese dell’Unione Europea per numero complessivo di decessi per Sars-CoV-2 (184.918), di cui 47.516 decessi nell’anno 2022. Sempre nel 2022, i casi confermati in Italia sono stati 19.06 milioni, tra i valori più alti nell’Unione Europea, inferiore solamente a quello della Germania (30.38 milioni) e della Francia (29.43 milioni). Durante l’anno 2022, i ricoveri per Covid-19 in Italia, sono stati oltre 2 milioni. La pandemia da Covid-19 ha portato a rilevanti ripercussioni anche sull’evoluzione della spesa sanitaria, a livello internazionale. Lo scenario emergenziale, infatti, ha generato costi sia diretti che indiretti per il sistema sanitario, legati alla gestione e al trattamento dei pazienti affetti da Covid-19 e all’ampliamento delle capacità di assistenza. Contestualmente, le misure restrittive e le limitazioni imposte all’attività economica hanno provocato un netto calo del Pil nella maggior parte dei Paesi dell’Ue.

Tra il 2019 e il 2020, l’incremento medio della spesa sanitaria pro capite nei Paesi dell’Unione Europea è stato del 5,5 per cento. Al contrario, il Pil pro capite ha registrato un decremento medio di circa il 5 per cento nello stesso lasso temporale. Questo ha comportato che la spesa sanitaria, in termini di rapporto con il Pil, sia cresciuta di circa 1 punto percentuale, attestandosi al 10,9 per cento nel 2020 a livello dell’intera Unione Europea. In Italia, la pandemia ha provocato un forte aumento della spesa sanitaria in rapporto al Pil, passata dall’8,7 per cento nel 2019 al 9,7 per cento nel 2020. Infine, anche l’inflazione (“Costs”), esplosa negli ultimi anni, potrebbe rappresentare un rischio per il nostro sistema sanitario in termini di costi e finanziamento. Per il 2023, il finanziamento del Ssn previsto aumenta di 4 miliardi rispetto al 2022, raggiungendo i 128 miliardi.

Tale incremento sarebbe effettivamente del 3 per cento, poiché l’inflazione ha raggiunto quasi il 12 per cento su base annua. Quindi, a causa dell’inflazione, la spesa in termini reali tornerebbe appena sotto il livello del 2019. Un aumento dei costi dovuto all’inflazione, ad altri effetti della guerra e a vincoli dovuti al Covid negli scambi commerciali con l’Asia orientale ha causato un aumento medio del 20 per cento del budget del Pnrr rispetto a quanto originariamente previsto: questo rappresenta una grande preoccupazione per il governo italiano. Per quanto si disponga ancora di poche informazioni che permettano di stabilire l’impatto sul Ssn del Conflitto, si stima che, a giugno 2023, siano 183.685 gli ucraini giunti in Italia, di cui oltre 50,000 minori, sulle cui condizioni di salute fisica e psichica poco si sa ad oggi. È quindi difficile attualmente quantificare l’impatto sul Ssn delle cure eventualmente necessarie per queste persone.

A causa del Conflitto in Ucraina, circa 6.2 milioni di persone sono fuggite dall’Ucraina, varcando i confini nazionali. In Europa, è la Polonia ad ospitare il numero maggiore di profughi dall’Ucraina (circa il 60 per cento di tutti i rifugiati). “Molti dei 53 sistemi sanitari della Regione Europea dell’Oms, che va dall’Atlantico al Pacifico, stanno affrontando un momento di grave difficoltà. La nostra analisi, realizzata secondo metodologie rigorose e standardizzate di comparazione, ci permette di mutuare ed adattare strategie utili anche nel nostro contesto, proprio grazie al confronto con sistemi sanitari simili al nostro”, dichiarano i professori Ricciardi e de Belvis.

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