Strage in Libano: oltre 80 migranti morti nel naufragio al largo di Tartus

“Più di 100 persone, per lo più libanesi e siriani, erano a bordo della piccola barca che giovedì si è capovolta al largo della città portuale di Tartus. Decine di persone sono ancora disperse”, ha dichiarato il ministro dei Trasporti del Libano, Ali Hamieh

migranti

E’ di oltre 80 morti, 20 sopravvissuti e probabilmente almeno 70 dispersi il bilancio di due naufragi di barconi partiti dal Libano avvenuti negli ultimi giorni. Libanesi, siriani e palestinesi che lasciano il Paese per recarsi sia nella vicina Cipro, ma anche in Italia, per sfuggire alla peggiore crisi economica dopo la guerra civile (1975-1990). Secondo l’ultimo aggiornamento diramato dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, sono stati recuperati almeno 81 corpi di migranti naufragati al largo della città di Tartus, nel nord-ovest della Siria. “Più di 100 persone, per lo più libanesi e siriani, erano a bordo della piccola barca che giovedì si è capovolta al largo della città portuale di Tartus. Decine di persone sono ancora disperse”, ha dichiarato il ministro dei Trasporti del Libano, Ali Hamieh. “Secondo alcuni sopravvissuti, la barca è partita lo scorso martedì, 20 settembre, dal villaggio di Minieh e trasportava tra le 120 e le 150 persone”, aveva spiegato in precedenza il direttore generale dei porti siriani, Samer Kobrosli, citato dall’emittente radiofonica siriana “Sham Fm”. Rimane sconosciuto il destino delle persone partite illegalmente dal Libano a bordo di un barcone lunedì 19 settembre e di cui i familiari hanno perso i contatti. La nave con a bordo migranti partiti dal Libano nei giorni scorsi risulta essere scomparsa da 72 ore. Lo hanno riferito i familiari dei migranti al quotidiano “L’Orient le jour”, precisando di aver perso contatti con i propri cari dal 19 settembre scorso.

Nelle ultime settimane sono state decine le imbarcazioni improvvisate partite dalle coste libanesi per raggiungere l’Europa. La maggior parte dei migranti sembra voler fuggire dalla grave crisi economica e finanziaria che caratterizza il Libano dal 2019. Tuttavia, si tratta perlopiù di imbarcazioni sovraccaricate e in cattive condizioni, non in grado di raggiungere le destinazioni previste, e che vengono spesso intercettate e recuperate dalle autorità libanesi. Il caso più eclatante è avvenuto lo scorso aprile, quando un barcone è naufragato al largo delle coste di Tripoli, nel nord del Paese, con a bordo 84 migranti – tra cui libanesi, siriani e palestinesi. A oggi, 33 persone risultano ancora disperse, nell’ennesima tragedia umanitaria nel Mediterraneo. La scorsa settimana, le autorità italiane hanno soccorso 250 persone che avevano lasciato illegalmente le coste di Abde, nel Libano settentrionale, dopo essere state bloccate per diversi giorni nel Mediterraneo per mancanza di carburante. L’imbarcazione si era fermata al largo di Malta prima di raggiungere la sua destinazione finale, l’Italia.

Ed è proprio l’Italia la “meta preferita” dell’emigrazione clandestina dal Libano perché Paesi più vicini, come Cipro e Grecia, hanno procedure più complesse per la richiesta dello status di rifugiato, secondo quanto indicato oggi in un articolo del quotidiano libanese “An Nahar”. Le autorità di sicurezza non sono in possesso di statistiche precise sul numero di emigrati clandestini che partono, in particolare, dal Nord del Libano. Per quanto riguarda il numero dei migranti che hanno lasciato il Libano tra il 2020 e il 2022, l’esperto Mohamad Chamseddine, della “Information International”, informa che il numero ha raggiunto i 1.700 migranti partiti dalle coste libanesi, e che il numero è molto più alto per quanto riguarda quelli che partono dalla Turchia, entrano senza visto, come a Cipro. L’Italia, tuttavia, non sembra essere la meta finale dei migranti, che auspicano di raggiungere la Germania, concludo “An Nahar”.

Nei primi nove mesi del 2022, 2.670 persone “hanno lasciato o tentato di lasciare il Libano irregolarmente” a bordo di barche, mentre nel 2021, nello stesso periodo, i migranti erano la metà, 1.137. Lo ha detto l’Alto Commissariato per i rifugiati (Unhcr) al quotidiano libanese “L’Orient Le Jour”. Il numero di persone che ha cercato di lasciare il Paese è raddoppiato nel 2022 e il motivo principale per cui i migranti tentano la pericolosa traversata marittima è “l’incapacità di sopravvivere in Libano a causa del deterioramento della situazione economica” con un aumento del 135 per cento del numero di persone che intendono intraprendere tali traversate”, secondo l’Unhcr. Inoltre, nei primi nove mesi dell’anno “sei barconi erano diretti a Cipro, mentre 26 in Italia, un cambio di tendenza rispetto agli anni precedenti, quando Cipro era la principale destinazione”, precisa l’agenzia.

L’agenzia delle Nazioni Unite rileva che “i siriani costituiscono la stragrande maggioranza delle persone che effettuano viaggi irregolari in barca”, mentre “il numero dei passeggeri libanesi rimane una minoranza (24 per cento finora nel 2022, 12 per cento nel 2021 e 18 per cento nel 2020)”. Secondo l’Ong Legal Agenda, un’organizzazione di ricerca e attivismo senza scopo di lucro con sede a Beirut, dalle coste di Tripoli e Arida, nel nord del Libano, partono ogni giorno da una a quattro barche di migranti, con a bordo da 60 a 220 passeggeri, a seconda della dimensione della barca. L’organizzazione non governativa ha rivelato che le traversate costano in media di 5.000 dollari per passeggero e le famiglie di cinque o più persone godono di sconti per i bambini.

La situazione economica del Libano è delicata, come ben dimostrano i vari tentativi di prendere d’assalto le banche da parte dei correntisti nelle scorse settimane. Un tempo nota come la Svizzera del Medio Oriente, con spiagge dorate e clima mediterraneo, capaci di attirare investitori e turisti da ogni parte del globo, dalla fine del 2019 il Libano sta sempre più sprofondando nella crisi economica e sociale, a cui si affianca uno stallo politico che peggiora il quadro già precario. Nonostante la mancanza di dati ufficiali sulla povertà – che il governo non raccoglie sistematicamente, in parte a causa dell’assenza di un censimento dal 1932 – le stime suggeriscono che la povertà multidimensionale è quasi raddoppiata tra il 2019 e il 2021, colpendo l’82 per cento della popolazione lo scorso anno. I dati diffusi dall’Agenzia per le statistiche del Libano a fine luglio indicano che l’inflazione ha raggiunto il 210 per cento lo scorso giugno su base annua. Si stima che il prodotto interno lordo reale sia diminuito del 10,5 per cento nel 2021, dopo una contrazione del 21,4 per cento nel 2020.

Quest’anno, la Banca mondiale prevede che l’economia libanese si contrarrà di un altro 6,5 per cento, dato lo scenario di incertezza economica. Nel frattempo, il valore della lira libanese ha subito un crollo del 90 per cento sul mercato nero e il debito pubblico ha superato i 100 miliardi di dollari nel 2021, pari al 212 per cento del Pil. L’ultimo rapporto di Fitch Solutions diffuso lo scorso agosto prevede che il tasso d’inflazione media nel 2022 tocchi il 178 per cento, in aumento rispetto al 155 per cento del 2021. Secondo Fitch Solutions il tasso d’inflazione del Libano nel 2022 dovrebbe essere il secondo più alto al mondo, dietro al Sudan. I dati, per quanto allarmanti, sono lontani dal picco dell’inflazione registrato nel 1987, verso la fine della guerra civile (1975-1990), quando raggiunse il 741 per cento. L’inflazione sarà alimentata dagli alti prezzi globali delle materie prime e del petrolio, dal continuo deprezzamento della lira libanese sul mercato parallelo e su Sayrafa, la piattaforma di scambio elettronico regolamentata dalla Banque du Liban (Bdl).

La crisi del 2019 è divenuta conclamata nel marzo 2020, quando il governo ha dichiarato che non sarebbe riuscito a ripagare la tranche da 1,2 miliardi di dollari relativa a un Eurobond emesso nel 2010 e che valeva 30 miliardi. A seguito del default, il governo libanese ha imposto misure di controllo sui movimenti di capitale e il divieto di accesso ai depositi in valuta, oltre a ipotizzare l’accesso a un finanziamento del Fondo monetario internazionale (Fmi). In effetti, ad aprile 2022 – un mese prima delle elezioni parlamentari – le autorità libanesi e la squadra negoziale dell’Fmi hanno raggiunto un accordo su politiche economiche che potrebbero essere sostenute da un finanziamento di 46 mesi con l’accesso a 2.173,9 milioni di diritti speciali di prelievo (equivalenti a circa 3 miliardi di dollari). Tuttavia, malgrado i dati economici negativi, la crisi alimentare ed anche dell’elettricità, la classe politica libanese non sembra aver abbastanza motivazioni per uscire dallo stallo e attuare le riforme richieste.

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