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Stellantis inaugura in Francia la prima gigafactory per produrre batterie per le auto elettriche

Alla cerimonia ha partecipato il ministro delle Imprese, Adolfo Urso: "Questo stabilimento dimostra il valore dei programmi di interesse comune europei, come Ipcei batterie 1, che vede la partecipazione di sette Paesi membri e cinque imprese italiane"

Roma
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La prima “gigafactory” di batterie per auto elettriche di Automotive Cells Company (Acc) – joint venture tra Stellantis, Mercedes-Benz e TotalEnergies – apre la strada del futuro per l’impresa europea. Sono le parole del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, oggi presente alla cerimonia di inaugurazione dello stabilimento a Billy-Berclau/Douvrin, nel Nord della Francia. Alla cerimonia hanno partecipato anche il ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire, e il ministro dei Trasporti tedesco, Volker Wissing. Oltre ai ministri, l’inaugurazione ha visto anche la presenza degli amministratori delegati di Mercedes-Benz e Stellantis, Ola Kallenius e Carlos Tavares, e dell’Ad dell’azienda per l’energia francese Totalenergies, Patrick Pouyanné. La joint venture, costituita nel 2020, ha investito due miliardi di euro nella fabbrica. Si tratta del primo di tre stabilimenti in cui Acc vuole produrre batterie per auto elettriche. Tuttavia, non è ancora chiaro quali quantità verranno fornite tra Mercedes-Benz e Stellantis. La produzione è destinata ai due gruppi, ma è possibile che venga fornita anche a terzi. Altri due impianti di Acc sono in costruzione a Kaiserslautern (Germania) e a Termoli (Italia) e il primo dovrebbe essere inaugurato nel 2025. Le fabbriche di Acc rientrano in un Importante progetto di comune interesse europeo (Ipcei).


“Questo stabilimento – ha segnalato Urso – dimostra il valore dei programmi di interesse comune europei, come Ipcei batterie 1, che vede la partecipazione di sette Paesi membri e cinque imprese italiane, a cui seguirà a breve il programma Ipcei batterie 2 con la partecipazione di dodici Paesi membri e dieci aziende italiane”. “Italia, Francia e Germania, le tre grandi nazioni industriali europee, stanno cooperando nei progetti comuni”, ma per essere all’altezza della sfida sistemica che attende l’Europa il loro impegno non è sufficiente, “dobbiamo trasmettere la nostra concezione comune anche agli altri Paesi europei, che magari hanno una minore presenza industriale”, nella direzione di “una politica industriale competitiva e assertiva”, ha detto Urso. Alle sue parole hanno fatto eco quelle di Le Maire, per il quale “per la prima volta da Airbus, la Francia e l’Europa creano una nuova filiera industriale, quella delle batterie elettriche”. Wissing ha invece dichiarato che lo stabilimento è importante per un’Europa “libera, indipendente, sovrana”. Tavares ha riferito che Stellantis vuole contribuire “all’ambizione dell’Europa di produrre il 23 per cento della produzione mondiale di celle di batterie elettriche”. “Questo primo stabilimento, uno delle cinque gigafactory di Stellantis, darà il suo contributo anche per le fasi successive, una volta risolti tutti i problemi che sicuramente incontreremo”, ha proseguito. “Cominciamo una nuova fase, grazie anche alla qualità della collaborazione fra tre grandi Stati. Siamo riusciti a collaborare anche se spesso gli interessi non coincidono”, ha aggiunto l’Ad di Stellantis.

La cerimonia ha offerto l’occasione al ministro Urso di reclamare nuovamente la neutralità tecnologica europea. “Dobbiamo ribadire che ogni tecnologia può e deve essere usata se rispetta gli obiettivi ambientali che ci siamo posti. E dobbiamo lasciare a ogni cittadino e impresa il diritto di utilizzare la tecnologia in piena libertà, anche rispetto alle risorse disponibili, purché ci permetta di rispettare gli obiettivi di sostenibilità ambientale”, ha spiegato. Vanno infatti coniugate le esigenze della sostenibilità ambientale con quelle sociali, “solo così saremo liberi”. Fra le grandi sfide alle quali l’Europa deve far fronte, ha poi aggiunto, un’attenzione particolare va data all’autonomia nel mercato delle materie prime critiche. “Dobbiamo essere davvero autonomi” perché “non possiamo e non dobbiamo passare dalla subordinazione al carbon fossile russo – pagata a caro prezzo in Europa con la guerra in Ucraina – al monopolio delle materie prime critiche che possiede la Cina”. “La Commissione europea deve fornirci dei chiari indirizzi per quanto riguarda gli obiettivi sulle materie prime critiche che dobbiamo raggiungere, affinché in poco tempo sia possibile estrarle e lavorarle in Europa e in Italia, e raggiungere al più presto la nostra autonomia strategica”, ha proseguito Urso.

Non meno importante è che l’Europa si muova insieme agli Stati Uniti. Presto il ministro sarà in missione a Washington e solleciterà l’amministrazione Usa a garantire pari condizioni di accesso alla legge per la riduzione dell’inflazione (Ira) alle imprese europee che vogliano partecipare al mercato Usa dell’automotive. “Non possiamo riproporre lo scontro che si verificò 25 anni fa durante la guerra commerciale tra Boeing e Airbus. Non possiamo dividere l’Occidente a fronte della guerra della Russia in Ucraina. Dobbiamo dare insieme la risposta alla sfida sistemica della Cina”, ha detto Urso. Su tutti questi temi si è confrontato con Le Maire e Wissing, ma l’inaugurazione gli ha permesso anche di incontrare il presidente di Stellantis John Elkann e l’amministratore delegato Tavares. “Ci siamo confrontati in merito alla possibilità di realizzare un accordo di transizione fra Stellantis e il governo italiano, che impegni l’azienda e l’esecutivo a una politica comune di sostegno all’industria dell’automotive italiana. Penso che sia necessario per assicurare i lavoratori degli stabilimenti in Italia e i cittadini sul fatto che l’industria automobilistica abbia un futuro significativo nel nostro Paese, a cominciare anche dalla realizzazione della gigafactory di Termoli nel prossimo futuro”, ha detto.

“Gli incentivi sulla rottamazione dati negli scorsi anni sono andati per l’80 percento ad auto prodotte all’estero. Ogni cinquemila euro messi in campo per l’acquisto di autovetture più ecologiche, quattromila sono andati a prodotti stranieri. Dobbiamo aumentare la produzione di auto in Italia, per rispondere alla domanda, magari incentivata, per sostenere la transizione verso autovetture più ecologicamente sostenibili”, ha spiegato Urso. “Tutto deve essere fatto definendo un piano quadro di politica industriale italiana, definendo cosa il governo italiano mette in campo per sostenere lo sviluppo dell’industria automobilistica, soprattutto dei nuovi modelli e della tecnologia più avanzata nel nostro Paese. Perché, dal 1990, quando si producevano due milioni di veicoli, siamo scesi a 450 mila autovetture, 780 mila se si conteggiano anche i veicoli commerciali. Dobbiamo invertire il declino e riprendere a produrre. Sono molto fiducioso sul risultato che potremmo perseguire con Stellantis”, ha concluso.

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