Spagna: il governo minaccia la chiusura delle aziende energivore

L'annuncio della ministra dell'Industria, del Commercio e del Turismo, Reyes Maroto, ha lanciato un campanella d'allarme, nonostante alcune rassicurazioni

Nei prossimi mesi il governo spagnolo potrebbe disporre la chiusura per le aziende energivore durante i picchi di consumo in alcune ore della giornata. L’annuncio della ministra dell’Industria, del Commercio e del Turismo, Reyes Maroto, questa mattina nel corso di un evento organizzato dall’agenzia di stampa “Europa Press”, ha lanciato un campanella d’allarme, nonostante alcune rassicurazioni. Nel commentare il piano di emergenza a cui sta lavorando il governo per far fronte alla crisi energetica provocata dalla scoppio della guerra in Ucraina, infatti, Maroto ha affermato che si prevede un risarcimento per le perdite generate da una potenziale chiusura delle attività. Maroto ha assicurato che per la Spagna la sicurezza dell’approvvigionamento energetico per il prossimo autunno-inverno è “garantita”, anche se ha indicato che si stanno studiando “tutti i possibili scenari”, tra cui la sospensione della produzione per alcuni settori produttivi per limitare i consumi. Per ridurre al minimo gli effetti negativi di un possibile taglio delle forniture di gas da parte della Russia, Maroto ha sottolineato l’importanza di un rafforzamento delle interconnessioni di gas in Europa.

A questo proposito, la ministra ha citato le “reticenze” della Francia in merito alla ripresa del progetto MidCat (che collegherebbe la Spagna e la Francia mediante una condotta di 227 chilometri che attraverserebbe i Pirenei per collegare le reti dei due Paesi) ma ha ricordato che ci sono altri Stati membri, fra cui la Germania, che sono “allineati” con la posizione della Spagna. “Disponiamo del 30 per cento di capacità di rigassificazione in Europa e riteniamo che possiamo migliorare queste interconnessioni ed essere solidali con altri Paesi per evitare misure più drastiche in inverno”, ha detto Maroto. Per la ministra, questa crisi, inoltre, deve essere un incentivo per accelerare la “decarbonizzazione” dell’economia con la sostituzione dei combustibili fossili con le energie rinnovabili. Per questa ragione, il governo sta lavorando a un piano specifico che avrà un importo “molto significativo”, pur senza specificare la sua dotazione. “Abbiamo un’opportunità e non dobbiamo tornare indietro come alcuni propongono con il nucleare o il carbone. La Germania non ha scelta a causa della chiusura del gas russo, ma noi non siamo in questa situazione”, ha assicurato.

Maroto ha ribadito che l’esecutivo adatterà l’imposta sui profitti straordinari delle imprese energetiche, che ha iniziato ad essere elaborata dal Congresso dei deputati, per adeguarla alla formula che verrà definitivamente approvata a Bruxelles. La bozza del piano prevede un’aliquota dell’1,2 per cento sul fatturato delle aziende con ricavi superiori a 1 miliardo di euro per due anni. È allo studio, inoltre, una tassa sulle grandi banche, imponendo un’aliquota del 4,8 per cento sui redditi da commissioni e interessi. Nel corso del suo intervento, Maroto ha difeso l’operato dell’esecutivo dall’accusa delle opposizioni di “scarsa sensibilità” nei confronti delle imprese, ricordando alcune delle misure volte a tutelare il tessuto produttivo durante la pandemia del coronavirus come gli aiuti indiretti o le linee di credito statali.

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