Somalia: scontro ai vertici dello Stato, il presidente Farmajo depotenzia il premier Roble

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Mohamed Abdullahi "Farmajo" - presidente della Somalia

Il presidente della Somalia Mohammed Abdullahi “Farmajo” ha revocato “i poteri esecutivi” attribuiti al primo ministro Mohammed Hussein Roble di nominare o licenziare funzionari, accusandolo di aver messo in atto una strategia per “far deragliare le elezioni”. In una dichiarazione pubblicata dalla presidenza somala, Farmaajo ha accusato il premier di aver preso “decisioni affrettate” e provvedimenti che potrebbero minare la stabilità della nazione, violando “la Costituzione provvisoria e sospendendo i poteri del presidente del Consiglio” e commettendo altri abusi, senza confrontarsi con il capo dello Stato. La rimozione di Roble avviene nel quadro dello scontro di potere che contrappone ormai da settimane il premier al presidente uscente, un contrasto maturato negli ultimi quattro mesi ed esploso con la vicenda della morte dell’agente di intelligence Ikran Tahlil, avvenuta in circostanze non ancora chiarite e nella quale alcuni sospettati sono ritenuti vicini alla sfera presidenziale. Ieri Roble ha rigettato la commissione d’inchiesta nominata dal presidente Farmajo per indagare sull’omicidio dell’agente, come fatto in precedenza anche dai familiari della vittima, i quali hanno respinto la commissione d’inchiesta formata dal presidente per le indagini, dichiarando di avere fiducia “solo nel tribunale militare, dove abbiamo presentato un esposto”. Lo scorso 2 settembre l’Agenzia nazionale d’intelligence e sicurezza (Nisa) ha dichiarato che Tahill, che lavorava nel dipartimento di sicurezza informatica, è stata uccisa da al Shabaab dopo essere stata rapita a Mogadiscio, ma il gruppo jihadista ha negato il suo coinvolgimento nella scomparsa dell’agente.

La vicenda Tahlil ha scatenato un duro scontro di potere tra Farmajo e il primo ministro Roble, il quale ha annunciato la scorsa settimana il licenziamento del capo della Nisa, Fahad Yasin, considerato un alleato chiave di Farmajo. Il presidente ha prontamente risposto opponendosi in un primo momento alla rimozione “illegale” di Yasin, quindi annunciando in prima persona le dimissioni del funzionario e nominandolo infine come consigliere della sicurezza nazionale. Figura vicina al presidente e alle autorità del Qatar ma invisa alle opposizioni, su Yasin pesa il sospetto di essere implicato nella scomparsa dell’agente Tahlil. Lo scontro premier-presidente si è ripetuto con il licenziamento deciso da Roble del ministro della Sicurezza, Hassan Hundubey – un altro alleato di Farmajo – e la sua sostituzione con Abdullahi Mohamed Nur, suo fedelissimo. Anche in questo caso Farmajo ha prontamente contestato la decisione, definendo la mossa illegale dal momento che “qualsiasi modifica ministeriale che violi il giusto processo della Costituzione provvisoria somala è nulla”.

La tensione fra i sostenitori dell’una e dell’altra autorità è finita per esplodere in scontri tra militari dell’esercito somalo fedeli al presidente e quelli fedeli al premier: colpi di arma da fuoco sono stati scambiati la scorsa settimana nei pressi del quartier generale della Nisa, a Mogadiscio, mentre questa mattina altri scontri sono stati registrati nella capitale tra militari dell’esercito e forze di polizia, nei quali è rimasto ferito anche Abdihamid Abdullahi, il vicecomandante dell’unità speciale di polizia nota come “Haram’ad”, le cui forze sono addestrate dall’esercito turco.

Episodi che fanno temere che la situazione possa sfuggire di mano come avvenuto a maggio scorso in reazione alla revoca della proroga del mandato di Farmajo decisa dal parlamento. In quell’occasione la situazione è degenerata in seguito all’ammutinamento di alcuni militari dalle loro basi nella regione del Medio Scebeli. Violenti scontri si erano allora verificati in diverse parti della capitale dopo che i militari ribelli si sono riversati nella capitale Mogadiscio e hanno preso il controllo di alcuni distretti, tra cui Fagah e Sana, mentre alcuni candidati di opposizione hanno denunciato che le loro case sono state attaccate da forze filogovernative. La crisi di maggio era rientrata solo dopo l’appello lanciato da Roble ai militari dell’esercito nazionale, ai quali aveva ordinato di tornare alle proprie basi e di non interferire nella crisi politica nel Paese.

Messo alle strette dalle opposizioni dopo mesi di colloqui infruttuosi tra la presidenza e gli Stati membri federati sull’organizzazione delle elezioni e dalla decisione della Camera del popolo (la Camera bassa del parlamento federale) di revocare la proroga del suo mandato, a maggio Farmajo aveva ufficialmente attribuito a Roble un ruolo guida nell’organizzazione delle elezioni, con poteri della sicurezza e gestione del processo elettorale che nei mesi a venire sono andate prendendo forma più completa, garantendogli un ruolo di “leader parallelo”. La lotta di potere è continuata senza esclusione di colpi fino allo scorso fine settimana, quando il primo ministro ha ordinato che nessun prelievo di fondi possa essere effettuato dalla Banca centrale senza la sua approvazione, incluse le assegnazioni di Diritti speciali di prelievo (Fmi) del Fondo monetario internazionale (Fmi).

Una misura, disposta con una lettera inviata lo scorso 9 settembre al ministero delle Finanze e resa pubblica da “Garowe online”, che ha rappresentato forse l’ultima spallata del premier al presidente uscente Mohammed Abdullahi “Farmajo” e sulla quale poco ha potuto anche l’autorità delle Nazioni Unite, in visita nel fine settimana a Mogadiscio nel tentativo di calmare il clima politico e per chiedere una rapida attuazione del calendario elettorale. A Mohammed Roble ha assicurato che la sua disputa personale con il presidente Farmajo non influenzerà i piani per le elezioni generali – “Ci impegniamo a tenere le elezioni come previsto e altre questioni esistenti non avranno alcun effetto sulle elezioni” -, con dichiarazioni che gli ultimi sviluppi rischiano inevitabilmente di smentire. Il Paese dovrebbe tenere le elezioni parlamentari tra l’1 ottobre e il 25 novembre e le presidenziali il prossimo 10 ottobre.

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