Siria: gli Usa aprono agli investimenti nel nord del Paese, proteste dalla Turchia

In una conversazione telefonica con un gruppo di giornalisti, funzionari statunitensi hanno respinto le affermazioni secondo cui la mossa potrebbe essere considerata utile agli sforzi di alcuni alleati arabi per riportare Assad nuovamente in seno alla Lega Araba e al di fuori dell’orbita russo-iraniana

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Il ministro degli Esteri della Turchia, Mevlut Cavusoglu, ha criticato con forza la decisione degli Stati Uniti di rimuovere le sanzioni nei territori della Siria controllati dalle milizie curde Unità di protezione dei popoli (Ypg), definendo la mossa di Washington “scandalosa” e un tentativo di “legittimare i gruppi terroristici”. Parlando oggi in una conferenza stampa ad Ankara con l’omologo congolese, Christophe Lutundula Apala, il ministro degli Esteri turco ha dichiarato che l’esclusione delle aree del nord della Siria controllate dalle milizie curde da parte degli Stati Uniti “è significativa” ed è avvenuta “senza alcuna consultazione”.

Cavusoglu ha fatto notare che bisognerebbe togliere invece le sanzioni nella provincia di Idlib (in parte controllata dai turchi), “dove ci sono milioni di sfollati”. “La comunità internazionale sostiene questa mossa (la rimozione delle sanzioni a Idlib)? Mostra una certa flessibilità in questa regione? No. Per quale motivo?”, si è domandato Cavusoglu, osservando che se verrà fornito l’adeguato sostegno economico nella provincia di Idlib migliaia di sfollati potranno ritornare nelle loro abitazioni. Ankara considera le Ypg – che fanno parte della galassia nota come Forze democratiche siriane (Sdf) sostenute dagli Stati Uniti – un gruppo terroristico legato al Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk). Le dichiarazioni del ministro degli Esteri turco, giungono dopo l’attacco con razzi e colpi di mortaio lanciato dalle forze curde dall’area di Kobani, nel nord della Siria, contro una postazione turca nel distretto di distretto di Karkamis, nella provincia sudorientale di Gaziantep, provocando un militare morto e diversi feriti. L’esercito di Ankara ha lanciato un contrattacco in risposta all’azione delle forze curdo-siriane, uccidendo almeno 21 miliziani curdi.

Ieri, il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha annunciato di aver autorizzato alcuni investimenti esteri in aree della Siria settentrionale che sono al di fuori del controllo del governo guidato dal presidente Bashar al Assad, in quella che sarebbe una “strategia per sconfiggere lo Stato islamico attraverso la stabilizzazione economica”. Il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha approvato attività in 12 settori tra cui agricoltura, edilizia e finanza, ma ha chiarito che non ha consentito alcuna transazione con il governo del presidente siriano Bashar al Assad o con personalità ed entità sottoposte a sanzioni statunitensi. Dal 2020 è entrato in vigore il cosiddetto Caesar Act la legislazione degli Stati Uniti che sanziona il governo siriano, incluso il presidente siriano Bashar al Assad, per crimini di guerra contro la popolazione siriana.

Preoccupata dall’invasione russa dell’Ucraina e dalla sfida della Cina, l’amministrazione del presidente Joe Biden ha in gran parte concentrato le sue azioni in Siria per evitare un riemergere dello Stato islamico e controllare i flussi di aiuti umanitari. La licenza generale concessa dal dipartimento del Tesoro Usa segna un ampliamento della politica di Washington che andrebbe ad agire in modo più incisivo nelle zone in cui sono presenti le milizie curdo-siriane alleate della Coalizione globale anti-Daesh sostenute direttamente dagli Usa. In una conversazione telefonica con un gruppo di giornalisti, funzionari statunitensi hanno respinto le affermazioni secondo cui la mossa potrebbe essere considerata utile agli sforzi di alcuni alleati arabi per riportare Assad nuovamente in seno alla Lega Araba e al di fuori dell’orbita russo-iraniana. I funzionari hanno sottolineato che Washington non ha alcuna intenzione di revocare le sanzioni contro il presidente siriano.

“Gli investimenti del settore privato in queste aree aiuteranno a ridurre la probabilità di una rinascita dello Stato islamico combattendo le condizioni disperate che consentono il reclutamento e la rete di supporto dei gruppi terroristici”, ha affermato un alto funzionario dell’amministrazione, secondo quanto riferito dai media statunitensi. Il funzionario ha aggiunto che vi è grande interesse da parte di aziende private, comprese quelle che lavorano nei Paesi vicini, senza tuttavia fornire nomi. La licenza del dipartimento del Tesoro autorizza anche l’acquisto di prodotti petroliferi come benzina nell’area, fatta eccezione per le transazioni che coinvolgono il governo siriano o quelle designate dalle sanzioni statunitensi che non consentono l’importazione di petrolio o prodotti petroliferi di origine siriana negli Stati Uniti.

Le forze di Assad hanno recuperato la maggior parte della Siria, ma alcune aree rimangono fuori dal loro controllo. Le forze turche sono dispiegate in gran parte del nord e nord-ovest del Paese, in particolare nella provincia di Idlib. I curdi controllano una vasta zona del nord della Siria controllando a ovest le città di Tall Rifat, Manbij, Raqqa e i territori a est dell’Eufrate in particolare alcuni valichi strategici al confine tra Siria e la regione autonoma del Kurdistan iracheno. Nel territorio controllato dai curdi sono presenti alcuni dei giacimenti petroliferi della Siria, in particolare nella provincia di Deir ez Zhor. Attualmente, le Forze democratiche siriane controllano circa il 90 per cento dei giacimenti petroliferi siriani e oltre il 50 per cento dei giacimenti di gas. Nel 2020 le Forze democratiche siriane hanno sottoscritto un accordo con la società statunitense Delta Crescent Energy per sviluppare il settore petrolifero aver ottenuta una deroga per un anno dal dipartimento del Tesoro. Le riserve stimate nelle località di Rumeilan, Tel Hamees e Tel Brak sono pari a 2,5 miliardi di barili di petrolio. Prima della conquista dei territori da parte dello Stato islamico, il governo siriano produceva dai giacimenti attivi circa 387.000 barili di petrolio al giorno e 7,8 miliardi di metri cubi di gas naturale ogni anno.

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