Siccità: in Lombardia trinciatura e vendemmia anticipate, a rischio gli allevamenti e la produzione di riso

È il quadro che Riccardo Crotti e Paolo Carra, rispettivamente presidente di Confagricoltura Lombardia e vicepresidente di Coldiretti Lombardia, hanno delineato parlando con "Agenzia Nova" dell'allarme siccità in regione

crisi idrica

L’assenza d’acqua in Lombardia ha portato a trinciare anzitempo molte colture di mais, con una perdita stimata della produzione in alcune zone fino al 60 o 70 per cento e danni che si riverseranno sul settore dell’allevamento; una vendemmia spesso prematura di circa un mese e grossi problemi per le coltivazioni di riso che, in caso siano state seminate, avrebbero bisogno di acqua almeno fino a settembre. È il quadro che Riccardo Crotti e Paolo Carra, rispettivamente presidente di Confagricoltura Lombardia e vicepresidente di Coldiretti Lombardia, hanno delineato parlando con “Agenzia Nova” dell’allarme siccità in regione, tutt’altro che superato dopo le enormi criticità vissute nel mese di Luglio.

“Di fatto – ha spiegato Carra – il problema c’è, e ormai si sta avendo contezza di quelli che sono i danni reali. In molti casi si è trinciato in ampio anticipo per evitare le ultime irrigazioni, e questo ha appesantito la situazione già difficile che c’era. Stanno iniziando le vendemmie anche se in anticipo di quasi un mese, perché di fatto, non essendoci acqua, le viti non riescono a portare in fondo la produzione dell’uva e quindi il sistema è sotto stress. C’è molta preoccupazione anche per il mais. Le produzioni saranno scarse e si farà fatica a portare in fondo la maturazione dei prodotti”. “Con la siccità – ha infatti illustrato Crotti – i danni diretti sono meno prodotto e prodotto più scarso di qualità. I danni indiretti arriveranno dopo, perché naturalmente chi porta a casa meno materiale si dovrà mettere sul mercato e acquistare fieno, trinciato o mais sul mercato, che non si saprà da dove arriva”.

I danni, hanno specificato entrambi gli esponenti di categoria, non sono ancora quantificabili con certezza ma, ha osservato Carra, la stima di 3 miliardi a livello nazionale fatta dal Sole 24 Ore è quindi da considerarsi fin troppo ottimistica, e la Lombardia in particolare potrebbe soffrirne anche per più di un miliardo. Solo nella provincia di Cremona, ha evidenziato Crotti, “i danni che abbiamo stimato azienda per azienda (circa 1000 quelle coinvolte) ammontano a 80 milioni di euro, con 50 mila ettari colpiti da siccità sui 135 mila totali. Nel decreto bis i sostegni per la siccità sono 200 milioni, quindi l’entità della cifra è minima, e i problemi usciranno sicuramente già adesso, ma anche andando avanti, perché a novembre, dicembre e gennaio alcune aziende non avranno sufficienti derrate da somministrare agli animali e avranno davvero problemi”. Una crisi, quella dell’agricoltura, destinata infatti a riversarsi sul settore della zootecnia: “Non piovendo – ha affermato Crotti -, gli alpeggi rimangono assolutamente aridi, non cresce niente, e si è costretti a portare su fieno da altre parti perché naturalmente lì purtroppo i prati sono secchi. I prati stabili nelle zone del cremonese, del lodigiano-milanese, nella bergamasca, nel mantovano, sono secchi. D’altronde l’agricoltore è stato costretto a fare una scelta: avendo poca acqua, ha preferito irrigare il mais rispetto ai prati stabili. Perciò avremo una perdita di questa cultura ultracentenaria e non so cosa succederà. Quando c’è siccità le piante infestanti trionfano a discapito delle piante nobili, graminacee e leguminose, che dovrebbero essere alla base dell’alimentazione degli animali”. “La mia preoccupazione di fronte a queste cose – ha aggiunto Crotti – è proprio che le aziende, di fronte a questo enorme danno da siccità, non siano in grado di alimentare gli animali e cessino l’attività. Quando una azienda di zootecnia cessa l’attività, cessa l’agricoltura, perché non c’è futuro per l’agricoltura senza la zootecnia, e quando chiude una stalla non la si riapre più”.

Quello che la Lombardia ha fatto per limitare i danni da siccità in questa stagione estiva, ha spiegato a Nova l’assessore regionale all’agricoltura e ai sistemi verdi Fabio Rolfi, è stato introdurre una deroga al deflusso minimo vitale a marzo per consentire ai laghi (Iseo, Maggiore, Como e Idro) di invasare più acqua rilasciandone meno nei fiumi, conservando acqua nei laghi prima della stagione irrigua. “Ciò – ha evidenziato Rolfi – ha consentito di avere più acqua nel periodo dell’irrigazione. Questo ci ha consentito di arrivare circa fino a metà giugno. Da lì in avanti il tavolo regionale per il monitoraggio delle riserve idriche ha lavorato insieme ai gestori delle dighe e degli invasi alpini per un costante rilascio di acqua che ci ha consentito fino a fine luglio di avere acqua. In taluni contesti come il lago d’Idro abbiamo intaccato anche la riserva d’acqua delle dighe poste a nord della provincia di Trento per garantire acqua ai campi della Lombardia. Questo è stato possibile anche grazie alla disponibilità messa in campo dai grandi gestori come A2a, Enel, Edison e così via, e penso sia stata una cosa molto importante”. Per affrontare i prossimi anni, ha poi aggiunto l’assessore, “bisognerà lavorare molto sull’innovazione”, e questo lavorando su tre punti: innovazione aziendale, innovazione strutturale, e uso irriguo delle acque reflue. Sul primo punto, ha detto Rolfi, “già mettiamo risorse ma occorre metterne di più anche a livello nazionale e bisogna incrementare anche l’intensità di aiuto, penso ad esempio agli aiuti 4.0 anche di irrigazione smart, in modo che le aziende innovino.

Accanto ai metodi di irrigazione tradizionale, come quello a scorrimento, bisogna affiancarne di innovativi, come quelli goccia a goccia o sotterraneo, tanto per citare i più noti”. “Se il futuro sarà avere meno acqua – ha sottolineato l’assessore regionale -, bisogna avere metodi che consentano di irrigare lo stesso”. “L’altro tema – ha poi proseguito – è quello di innovazione strutturale, come ad esempio realizzare bacini sia alpini che di pianura per conservare acqua, politica che già stiamo realizzando in Lombardia recuperando ex cave per fare bacini irrigui, però bisogna essere più veloci. Per questo chiediamo venga nominato un commissario nazionale per velocizzare anche sul lato irriguo la realizzazione dei bacini. Il modello di riferimento è il ponte Morandi: azzerare la burocrazia”. “Ultima proposta – ha aggiunto Rolfi – è il recupero a uso irriguo delle acque reflue. Siamo un po’ indietro: abbiamo modelli come Israele, con un recupero quasi del 100 per cento delle acque reflue per uso irriguo, c’è la tecnologia e va fatto, perché quello è un quantitativo di acqua che oggi va sprecata”. “Se noteremo che in inverno nevicherà poco dovremo partire a cominciare ad accumulare nei laghi più acqua possibile, facendo in modo di prolungare la stagione irrigua”, ha poi dichiarato, evidenziando la necessità di lavorare di prevenzione già dal prossimo anno e ricordando che, con l’insediamento del nuovo governo, sarà sicuramente possibile chiedere ulteriori ristori oltre ai 200 milioni stanziati a livello nazionale, ma che non sarà sicuramente possibile risarcire tutti i danni, che potranno essere quantificati con la fine della stagione irrigua a settembre. “Dal primo gennaio 2023 – ha però ricordato in conclusione l’assessore lombardo – entra in vigore la copertura assicurativa catastrofale che copre anche i danni da siccità. Questa è una politica che bisogna incentivare”.

Leggi anche altre notizie su Nova News
Seguici sui canali social di Nova News su Facebook, Twitter, LinkedIn, Instagram, Telegram