Serbia: Rio Tinto annuncia rinvio estrazione litio al 2027, governo pronto ad annullare progetto

rio tinto
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Il gruppo minerario anglo-australiano Rio Tinto sta valutando un rinvio delle scadenze del progetto volto a individuare le riserve di litio situate nella valle di Jadar, in Serbia. È quanto si legge in un comunicato incentrato sulla produzione dell’azienda nel quarto trimestre del 2021. Come motivazione ufficiale Rio Tinto indica i ritardi nell’approvazione della licenza di esplorazione che è un prerequisito per ottenere la valutazione di impatto ambientale (Via) e per avviare il processo di consultazione necessario prima dell’avvio dei lavori effettivi. “Sulla base delle stime attuali e subordinatamente alla ricezione di tutte le approvazioni, i permessi e le licenze pertinenti, la prima produzione commerciale dovrebbe arrivare non prima del 2027”, si legge nella nota di Rio Tinto, che ha quindi rinviato di un anno questa scadenza, precedentemente indicata al 2026.

Nonostante il ritardo, quindi, la societĂ  anglo-australiana resta convinta di poter proseguire il proprio investimento in Serbia, nonostante le dichiarazioni rilasciate ieri dalla prima ministra, Ana Brnabic, secondo cui il decreto che inseriva il progetto “Rio Tinto” nel piano territoriale nazionale sarĂ  presto annullato. “Non dovremmo avere problemi, non li abbiamo portati in Serbia, non abbiamo dato loro niente, non abbiamo nessun accordo con Rio Tinto”, ha detto Brnabic aggiungendo che le proteste contro il piano di sfruttamento dei giacimenti di litio hanno un carattere politico e “niente a che fare con la protezione dell’ambiente”. “Per quanto mi riguarda, Rio Tinto non deve essere per forza presente in Serbia”, ha concluso la premier. Nei giorni scorsi il presidente della Serbia, Aleksandar Vucic, ha detto di ritenere che il governo deciderĂ  di vietare lo sfruttamento del litio nel Paese da parte del gruppo minerario. In un intervento per l’emittente pubblica “Rts”, Vucic ha aggiunto di ritenere che per la questione sia necessaria “una moratoria”. Il capo dello Stato ha precisato di aver parlato dell’argomento con la premier Ana Brnabic, e di avere visto che “l’umore nel governo” va in quella direzione.

Da oltre un mese proseguono le proteste in tutta la Serbia contro il possibile investimento del gruppo minerario Rio Tinto nell’area della valle di Jadar. Lo scorso 3 gennaio il presidente serbo ha dichiarato che non sarĂ  effettuata l’estrazione del litio, progettata da Rio Tinto, fino a quando non saranno fatti ulteriori studi. Allo stesso tempo, secondo Vucic, il proseguimento delle proteste ha assunto un carattere “politico” poichĂŠ il governo ha accolto le richieste avanzate nelle scorse settimane dai manifestanti. “Non ci saranno cambiamenti, non ci saranno nuove azioni di Rio Tinto finchĂŠ non ne discuteremo. E quel tempo è lontano, perchĂŠ non abbiamo ricevuto alcuno studio”, ha detto Vucic ai giornalisti. Secondo il presidente serbo, infine, lo Stato “ha fatto la sua parte” accettando le richieste della cittadinanza.

La questione Rio Tinto sembra avere dei riflessi anche sulla complessa vicenda che ha visto coinvolto il tennista serbo, Novak Djokovic, e la sua partecipazione agli Australian Open che hanno preso il via ufficialmente ieri. L’invalidità dell’esenzione sanitaria all’obbligo vaccinale anti Covid-19 ha convinto il governo australiano, dopo una complessa battaglia legale, a revocare il visto del numero uno al mondo del tennis mondiale, costringendolo di fatto a non partecipare al torneo in corso a Melbourne. Secondo il quotidiano serbo “Republika”, tuttavia, l’affaire Djokovic sarebbe strettamente legato a quello che coinvolge Rio Tinto, visto che il tennista ha diffuso sui propri social le immagini delle proteste ambientaliste contro l’azienda anglo-australiana. Non a caso, secondo la testata di Belgrado, proprio in seguito mentre era in corso la questione che ha visto Djokovic scontrarsi contro il governo australiano, la premier Brnabic e il presidente Vucic hanno iniziato a fare “marcia indietro” sull’investimento del gruppo minerario.

La questione dell’investimento di Rio Tinto, come ha ancora ricordato la prima ministra, affonda le radici nei governi precedenti a quelli guidati dal Partito progressista serbo (Sns) di Aleksandar Vucic. Sono però le ultime mosse del governo Brnabic ad avere innescato la miccia delle proteste nei mesi scorsi in Serbia. La proposta di fine novembre di una modifica alla legge sull’esproprio, che eliminava di fatto alcune barriere legislative a tutela dei proprietari di terreni, è stata interpretata dall’opinione pubblica come una norma a favore di Rio Tinto, per consentire un piĂš rapido avvio dello sfruttamento dei ricchissimi giacimenti di litio nella valle di Jadar, nei pressi della cittĂ  di Sabac. Le modifiche sono state avvertite come un pericolo, al di lĂ  dell’investimento del gruppo minerario, per i piccoli proprietari di terreni o di immobili, perchĂŠ avrebbero consentito al governo di dichiarare con la massima discrezionalitĂ  un investimento “di rilevanza nazionale” e dunque procedere con gli espropri in modo automatico.

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