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Sanchez attacca Meloni per difendere le controverse scelte che gli hanno consentito di restare al potere

Il capo del governo di Madrid ha affermato: "L’accordo con le formazioni indipendentiste catalane ha arginato l’ascesa al potere dell’estrema destra, non si può dire lo stesso in Italia"

Roma
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Dopo giorni di silenzio il presidente del governo spagnolo Pedro Sanchez è tornato a parlare degli accordi con gli indipendentisti catalani che gli hanno consentito di restare al potere a Madrid, ma nel tentativo di difendere le sue scelte ha deciso di attaccare l’Italia. Nel corso di una lunga intervista all’emittente “Rtve”, il capo del governo di Madrid ha spiegato come l’accordo raggiunto con le formazioni indipendentiste catalane abbia arginato l’ascesa al potere dell’estrema destra – un chiaro riferimento a Vox – sottolineando che, al contempo, non si può dire lo stesso nel nostro Paese. “In Italia governa l’estrema destra: noi qui l’abbiamo fermata”, ha affermato Sanchez in quello che, a tutti gli effetti, è un attacco gratuito al nostro Paese in una fase in cui i rapporti bilaterali sembravano, sebbene non idilliaci, comunque procedere su una linea abbastanza regolare, nonostante alcune posizioni di politica estera evidentemente divergenti. Probabilmente consapevole di aver rivolto un attacco gratuito, peraltro, Sanchez non ha proseguito il suo intervento continuando a parlare dell’Italia, ma si è concentrato sulle questioni interne. “Dopo le elezioni eravamo davanti all’alternativa tra un governo delle destre con Vox e un accordo per stabilizzare la Catalogna grazie a un progetto di legge del tutto costituzionale. In politica, come nella vita, bisogna scegliere tra soluzioni ideali e quelle possibili. Abbiamo preso una buona decisione: tutte le scelte saranno nel rispetto della Costituzione spagnola”, ha affermato Sanchez.


Appare evidente, tuttavia, l’intento del premier spagnolo di sfruttare il governo guidato dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, per attaccare Vox. La formazione dell’estrema destra spagnola guidata da Santiago Abascal, infatti, è un’alleata di Fratelli d’Italia, il partito della premier, in seno ai Riformisti e conservatori europei (Erc). Sanchez, quindi, ha deciso di sfruttare la vicinanza fra Abascal e Meloni a suo vantaggio, utilizzando una retorica aggressiva – una novità per il presidente spagnolo – in quello che sembra un chiaro tentativo di sostenere le posizioni assunte nelle ultime settimane che, peraltro, non riguardano solo la politica interna del Paese iberico. A rispondere a Sanchez ci ha pensato il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani in un messaggio sul social network X: “In Spagna governa l’estrema sinistra. In Italia l’abbiamo sconfitta. Noi rispettiamo lo stato di diritto. A Madrid accade lo stesso? In Italia governa il Partito popolare europeo, in Spagna i secessionisti”. Parole evidentemente dure, quelle del titolare della Farnesina, che tuttavia rappresentano anche un chiaro tentativo di difendere la legittimità del governo: in Spagna, d’altronde, è stato il Partito spagnolo europeo a vincere “formalmente” le elezioni in quanto partito più votato, mentre i socialisti guidati da Sanchez sono riusciti a ottenere la fiducia al Congresso dei deputati solo tramite un fragile meccanismo di alleanze sostenute da una serie di promesse – basti pensare a un potenziale nuovo referendum sull’autodeterminazione catalano – che rischiano di mettere in crisi la stabilità nazionale spagnola.

Tajani, peraltro, è stato in Spagna, a Barcellona, lunedì scorso per il forum regionale dell’Unione per il Mediterraneo, un’occasione d’incontro dedicata alla crisi in Medio Oriente. In questo contesto, il capo della diplomazia italiana si è detto contrario alla posizione del governo spagnolo che insiste per un riconoscimento “unilaterale” dello Stato palestinese. Sanchez, d’altronde, ha promesso “il riconoscimento della Palestina” anche nel discorso al Congresso prima di ottenere l’investitura. Un approccio che, evidentemente, non trova seguito nell’Unione europea e che, anzi, vede nell’Italia uno strenuo oppositore. Nelle dichiarazioni rilasciate alla stampa a Barcellona, Tajani ha chiarito che l’Italia “non è favorevole” al riconoscimento della Palestina senza un accordo con Israele: “L’obiettivo è la pace, due popoli, due Stati, ma se non si riconoscono è inutile, è propaganda”. Un segnale di come i due governi viaggino su linee ben diverse e non solo a causa del diverso spettro politico di reciproca appartenenza. Non va dimenticato, peraltro, il disappunto del governo spagnolo per quanto avvenuto durante il summit della Comunità politica europea che si è svolto a Malaga lo scorso 5 ottobre. Secondo quanto riferito in quell’occasione dal quotidiano iberico “El Mundo”, a provocare questi fastidi sarebbe stato l’eccessivo protagonismo dell’Italia. In quell’occasione, infatti, Meloni era riuscita a portare in cima all’agenda dei lavori il dossier migratorio, uno sviluppo non previsto da Sanchez che, per giunta, era rimasto anche escluso dal “tavolo a sei” sul contrasto ai trafficanti di esseri umani, una riunione promossa da Italia e Regno Unito cui hanno partecipato inizialmente i premier dei Paesi Bassi, Mark Rutte, e dell’Albania, Edi Rama, ma a cui successivamente si sono aggiunti anche la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e il presidente francese, Emmanuel Macron.

Ad acuire l’indisposizione spagnola rispetto alla riunione di Malaga, peraltro, è stata anche la dichiarazione congiunta finale in otto punti che, sebbene non vincolante, ha mostrato un nuovo asse che vede la Francia e l’Italia allineate e la Commissione europea nel ruolo di garante. Insomma, il disappunto di Sanchez probabilmente covava da un po’, forse perché la presidenza del Consiglio europeo spagnola non è stata positiva come auspicato dal leader socialista; forse perché, come avvenuto a Malaga, la premier Meloni è sembrata in grado di “rubargli la scena” in Europa; o forse, semplicemente, perché in questo momento il presidente del governo spagnolo vede nell’utilizzo di questa retorica aggressiva l’arma migliore per difendersi da un’opinione pubblica che non sostiene tutta la serie di scelte adottate nelle ultime settimane, in particolare l’amnistia a favore degli indipendentisti condannati per il referendum illegale del 2017.

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