Saleh: “Italia in prima linea per una soluzione politica in Libia”

L’Italia è “in prima linea nei Paesi che sostengono la soluzione politica in Libia” e le aziende italiane dovrebbero “tornare per completare l’attuazione dei progetti bloccati”. Lo ha detto oggi il presidente della Camera dei rappresentanti di Tobruk, Aguilah Saleh, durante il suo incontro a Roma con l’omologo della Camera dei deputati, Roberto Fico. A riferirlo è il consigliere per i media del presidente della Camera dei rappresentanti, Abdel Hamid al Safi, in un comunicato. Al centro dei colloqui tra le due parti vi sono state “le questioni relative agli aspetti della cooperazione tra i due Paesi in vari campi e gli ultimi sviluppi nell’arena politica in Libia”, ha aggiunto Al Safi. Non solo. Nell’incontro con Fico, il presidente del parlamento libico ha “affermato il suo completo rifiuto di ogni tentativo di ostacolare o rinviare le elezioni dalla data prevista del 24 dicembre 2021”.

Saleh è atterrato questa mattina all’aeroporto di Ciampino, a Roma, a pochi giorni dalla seconda Conferenza di Berlino sulla Libia prevista il prossimo 23 giugno. Si tratta, secondo quanto appreso da “Agenzia Nova”, di un’iniziativa italiana di forte sostegno al processo politico per trovare un consenso rapido sulla base elettorale in vista del voto del 24 dicembre 2021, la data prefissata nella roadmap a guida Onu. Saleh incontrerà anche il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, e il presidente della commissione Affari esteri della Camera, Piero Fassino. Quest’ultimo incontro, in particolare, è previsto domani mattina.

La seconda conferenza di Berlino sulla Libia si terrà il 23 giugno su invito del ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, e del segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, alla presenza di alti rappresentanti dei governi di Algeria, Cina, Repubblica democratica del Congo (presidente dell’Unione Africana), Egitto, Francia, Germania, Italia, Libia, Marocco, Paesi Bassi, Russia, Svizzera, Tunisia, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito, gli Stati Uniti, oltre agli esponenti delle Nazioni Unite, dell’Unione Africana, dell’Unione Europea e della Lega degli Stati Arabi. L’Italia ha avviato da tempo una paziente e silenziosa iniziativa diplomatica volta a favorire il successo della Conferenza di Berlino 2, il secondo appuntamento internazionale con i principali attori internazionali a nazionali coinvolti nella crisi in Libia. Alcuni protagonisti dell’arena politica libica, come il capo del Consiglio presidenziale Mohamed Menfi, sono attesi in Italia nei prossimi giorni. Menfi, infatti, dovrebbe essere ricevuto al Quirinale martedì 22 giugno dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e a Palazzo Chigi dal presidente del Consiglio, Mario Draghi.

Secondo quanto appreso da “Agenzia Nova” da fonti diplomatiche a Berlino, la diplomazia tedesca e l’Onu stanno lavorando a un documento finale di 51 punti, ancora oggetto di intensi negoziati. Le conclusioni dovrebbero da una parte riconoscere i progressi rispetto alla prima conferenza del 19 gennaio 2020 (le ostilità sono cessate; è in vigore un cessate il fuoco; il blocco del petrolio è stato revocato; è stata istituita un’autorità esecutiva provvisoria e il governo di unità nazionale è stato approvato dalla Camera dei rappresentanti). Dall’altra, però, le parti dovrebbero incoraggiare a fare di più per rendere possibili le elezioni presidenziali e parlamentari nazionali del 24 dicembre 2021, consentire un ritiro reciproco, proporzionale, equilibrato e sequenziale di elementi armati stranieri, iniziando immediatamente con l’allontanamento dei mercenari stranieri dalla Libia, nonché applicare e far rispettare le sanzioni Onu, anche attraverso misure nazionali, contro coloro che violano l’embargo sulle armi o il cessate il fuoco. Non solo: dovrebbe essere sollecitata, inoltre, l’istituzione di forze di sicurezza nazionale, di polizia e militari unificate libiche sotto un’autorità civile unificata, oltre alla smobilitazione e al disarmo senza indugio dei gruppi armati e delle milizie in Libia, l’integrazione di personale idoneo nelle istituzioni statali civili, di sicurezza e militari. E sul dossier migranti, infine, si dovrebbe chiedere alle autorità libiche di chiudere i centri di detenzione per migranti e richiedenti asilo, allineando i quadri legislativi in materia di migrazione e asilo al diritto internazionale e agli standard e ai principi riconosciuti a livello internazionale.

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