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Russia-Ucraina: ecco perché la Turchia prova a mediare tra Mosca e Kiev

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Un eventuale conflitto aperto tra Russia e Ucraina andrebbe a colpire la Turchia in maniera diretta o indiretta, dipendentemente dalla sua partecipazione alle operazioni di guerra. I tre Paesi puntano molto sul Mar Nero: per Mosca e Kiev si tratta dell’accesso al Mediterraneo, per Ankara di una fonte di introiti non indifferente, visto il controllo esercitato su Bosforo e Dardanelli. In un contesto del genere, un conflitto armato tra Russia e Ucraina comporterebbe gravi rischi per la Turchia, Paese peraltro membro dell’Alleanza atlantica. Eppure, la complessità delle trattative tra il Cremlino e la Nato potrebbe favorire il ruolo di mediatore che la Turchia sta provando a ritagliarsi, soprattutto grazie alle “sue buone relazioni con Kiev e Mosca e al pragmatismo del suo approccio diplomatico alla situazione”, come spiegato ad “Agenzia Nova” da Valeria Giannotta, direttrice dell’Osservatorio scientifico del CeSPI sulla Turchia.


Già a dicembre Ankara si è proposta, in maniera indipendente dalle politiche della Nato, nel ruolo di mediatore tra Mosca e Kiev. Un’iniziativa accolta positivamente dall’Ucraina ma anche dalla Russia, dal momento che il presidente Vladimir Putin ha accettato l’invito dell’omologo turco a visitare Ankara nei prossimi giorni. La speranza della Turchia è quella di “evitare ogni spostamento degli equilibri internazionali”, sia per evitare un’espansione territoriale della Russia sul Mar Nero e di conseguenza sul Mediterraneo – dove peraltro “ha già una base navale, in Siria”-, sia per preservare l’integrità territoriale dell’Ucraina e la sua minoranza tatara, come notato da Giannotta. Da un lato, una vittoria russa e la possibile annessione della Crimea e di altri porti ucraini spodesterebbe la Turchia dal ruolo di potenza principale nel Mar Nero. Dall’altro, l’integrità territoriale rimane un concetto caro alla Turchia di Erdogan, per limitare le pretese dell’Armenia sul Nagorno-Karabakh e per evitare precedenti sfruttabili in termini di autodeterminazione dalle minoranze regionali, tra cui i curdi in Siria.

Va notato come la Turchia provi e non nasconda la propria “simpatia nei confronti dell’Ucraina”, ha detto Giannotta. Una simpatia che va ricercata nei già menzionati motivi etnici e territorial-ideologici, sia, nuovamente, in termini economici: “Dal 2021, Ucraina e Turchia hanno instaurato un solido legame nella collaborazione industriale nell’ambito della difesa, soprattutto legato alla compravendita e alla produzione di droni di fabbricazione turca – i Bayraktar TB2 e i Fai Anka”. La produzione di droni è diventata uno dei fiori all’occhiello di Ankara, intenzionata a investire sempre di più nel settore della difesa. Va quindi notato che il preservamento degli equilibri regionali attuali, con l’annessa tensione e paura di un conflitto da più parti, così come un intensificarsi dei combattimenti ma senza un coinvolgimento diretto della Russia, potrebbero offrire alla Turchia la possibilità di firmare accordi sempre più importanti non solo con Kiev, ma anche con altri Stati.

Alla domanda dei possibili effetti di questo asse nell’industria della difesa sulle relazioni con Mosca, Giannotta ha spiegato che “Putin non sarà stato contento, ma il fatto che abbia accettato l’invito a incontrare Erdogan in Turchia è significativo: la questione dei droni è trattabile, soprattutto se la Turchia dovesse rivelarsi un mediatore utile e affidabile”. Non sarebbe, tra l’altro, la prima volta che i due Paesi collaborerebbero sovrastando le divergenze: in passato, Mosca e Ankara, pur sostenendo fazioni avverse nello scenario siriano, “sono riuscite a intavolare diversi round di trattative e far raggiungere svariati cessate il fuoco alle parti coinvolte nel conflitto; così come hanno entrambe giocato un ruolo chiave nelle trattative dell’ottobre 2020 tra Azerbaijan e Armenia” o, recentemente, “in Kazkhastan, dove la Russia è riuscita a sostenere il governo kazako nello stabilizzare il Paese e far rientrare una crisi che, comunque, avrebbe avuto effetti anche sulla Turchia, visto il legame etno-linguistico che lega il Paese anatolico a quello centrasiatico”, aggiunge Giannotta.

L’obiettivo della Turchia, quindi, è non fare peggiorare con fattori esogeni la crisi economica e politica interna, e preservare la proprio importanza regionale, evitando un’espansione russa ai danni dell’Ucraina. Si tratterebbe di evocati scenari che “nella memoria storica turca sono ancora molto vivi, come la guerra in Crimea (1853-1856), quando i russi per poco non conquistarono Istanbul”, spiega Giannotta. Per raggiungere i suoi scopi, la Turchia preferisce la mediazione e la diplomazia. Da un lato, concretizzerebbe le opportunità di prestigio e commerciali offertigli, dall’altro, annullerebbe i rischi connessi a un coinvolgimento diretto nella guerra o a un mutamento degli equilibri regionali.

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