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Roma: fu ucciso in auto davanti all’asilo dei figli alla Magliana, tre i fermi

In particolare, i primi due sono ritenuti i mandanti dell'omicidio, mentre il terzo l'esecutore materiale. I tre sono stati accusati, inoltre, di omicidio aggravato dalla premeditazione e dal metodo mafioso

Roma
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Svolta nelle indagini per l’omicidio di Andrea Gioacchini, il 34enne ucciso a colpi d’arma da fuoco il 10 gennaio del 2019 davanti all’asilo in cui aveva accompagnato i figli alla Magliana, a Roma. Nei giorni scorsi, su disposizione della direzione distrettuale antimafia della Capitale, è stata data esecuzione al decreto di fermo nei confronti di tre persone. Il provvedimento è stato eseguito da Dia, Squadra mobile della Questura e dal Nucleo investigativo dei Carabinieri di Roma. Si tratta di U.D.G. di 67 anni, E.S di 38 anni e F.O. di 61 anni, accusati di omicidio pluriaggravato in concorso e di porto illegale di armi da fuoco in concorso. In particolare, i primi due sono ritenuti i mandanti dell’omicidio, mentre il terzo l’esecutore materiale. I tre sono stati accusati, inoltre, di omicidio aggravato dalla premeditazione e dal metodo mafioso.


Secondo i giudici della Procura, i due mandanti hanno pianificato e organizzato il delitto “procurando il motoveicolo e l’arma da utilizzare e ospitando in una abitazione nella loro disponibilità nei giorni immediatamente precedenti al fatto F.O., incaricato della esecuzione dell’omicidio”. Contro Gioacchini, detto Barbetta, sono stati esplosi “quattro colpi di pistola calibro 7,65 mentre la vittima si trovava a bordo dell’auto Toyota Yaris con la compagna, di fronte all’asilo dove aveva accompagnato i propri figli”. L’aggravante della premeditazione, deriva dal fatto che l’omicidio è stato “programmato con largo anticipo in modo da essere eseguito pochi giorni dopo la scarcerazione di Gioacchini (avvenuta in data 6 gennaio 2019), attraverso numerosi sopralluoghi e la predisposizione di mezzi (il procacciamento dell’arma impiegata per l’omicidio e del motorino a bordo del quale ha operato l’esecutore materiale), finalizzati alla esecuzione del delitto”.

Secondo i giudici della Procura di Roma, ci sarebbe “l’ulteriore aggravante di aver commesso il fatto avvalendosi della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva avendo commesso il fatto con modalità in concreto idonee a evocare l’agire mafioso e ad affermare la supremazia criminale nel quartiere romano della Magliana”. Alla ricostruzione delle dinamiche che hanno condotto alla pianificazione e alla realizzazione dell’omicidio si è giunti grazie alla convergenza di articolate attività investigative sviluppate dalla direzione investigativa antimafia, centro operativo di Roma, dalla squadra mobile della questura di Roma e del nucleo investigativo dei carabinieri di Roma con il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia.

 

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