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Roma: case Ater sottratte a illegalità e spaccio, assegnazioni quadruplicate ma 600 sono ancora vuote

E' quanto riferiscono fonti dell'Azienda territoriale per l’edilizia residenziale pubblica ad "Agenzia Nova"

Roma
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© Agenzia Nova - Riproduzione riservata

A Roma in un anno le assegnazioni delle case popolari sono quasi quadruplicate: da 40 a 150. Nonostante ciò, circa 600 restano ancora vuote. Si tratta di alloggi di proprietà dell’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale pubblica, pronti all’assegnazione, in attesa di ristrutturazione o riservati all’housing sociale. Lo riferiscono fonti Ater ad “Agenzia Nova”. Gli appartamenti sono “allarmati”, ovvero dotati di video sorveglianza per intervenire tempestivamente in caso di occupazione abusiva. Ieri sera proprio uno di questi sistemi ha fatto scattare l’allarme in un alloggio, nel quartiere San Basilio. In particolare, una donna con un figlio ha occupa l’appartamento di una anziana deceduta qualche giorno fa. Sul posto è arrivata la polizia locale e i carabinieri, ma anche i movimenti per la casa e, nonostante la disposizione della procura a sgomberare l’alloggio, l’intervento è stato rinviato. Gli sgomberi, ormai, sono costanti, con frequenza continua. All’Ater vengono riaffidati mediamente una decina di alloggi a settimana, di cui almeno 4 in maniera forzosa, grazie al lavoro congiunto tra forze dell’ordine e ufficio sgomberi della stessa Azienda il cui personale è pronto ad intervenire 24 ore su 24.


Il dato positivo sta nelle assegnazioni che si sono quadruplicate. Secondo quanto si apprende, lo scorso anno sono state assegnate dal Comune di Roma 40 alloggi. Mentre quest’anno le assegnazioni sono state già 150. Ma anche quella di affidare una casa a chi ne ha diritto, non è una operazione semplice. Fino a 5 o 6 anni fa, secondo investigatori e addetti ai lavori, il problema era di tipo politico. I residenti o gli attivisti di estrema destra, ostacolavano l’assegnazione degli alloggi agli stranieri. Da alcuni anni, sono gli spacciatori a fare ostruzionismo, “perché temono” che i nuovi assegnatari potrebbero essere informatori delle forze dell’ordine, o comunque persone che ostacolano “gli affari”. Molto spesso, invece, l’occupazione abusiva è favorita da coloro che rientrano nel circuito dello spaccio o comunque vivono nell’illegalità. Queste genere di occupazione, tendenzialmente, avviene nei quartieri di Tor Bella Monaca e San Basilio, meglio se ai piani bassi.

Chi effettua gli sgomberi, racconta ad “Agenzia Nova” di alloggi trasformati in bancarelle per la compravendita della droga, su modello vele di Scampia, con portoni blindati per evitare l’irruzione delle forze dell’ordine, ma anche prese d’aria ai muri che danno sull’esterno, che fungono di “sportello” attraverso il quale il cliente paga per ottenere la droga. Al Laurentino 38, gli alloggi Ater occupati abusivamente vengono anche adoperati sempre per la droga, ma con una modalità diversa: accolgono il consumatore che dopo aver comprato lo stupefacente, quasi sempre crack, la consuma direttamente sul posto. Nel quartiere Spinaceto, invece, l’occupazione abusiva degli alloggi popolari sembra avere una finalità diversa: ci sarebbe, infatti, un vero mercato di appartamenti popolari che, una volta occupati, vengono rivenduti a chi non è capace di occuparlo in proprio. Un fenomeno che cambia a seconda di periodi e zone. In questo periodo se ne contano un paio a settimana ma restano soltanto tentativi dato che spesso, lo sgombero, ad eccezione di quello di ieri sera, avviene nell’immediatezza grazie all’intervento dell’ufficio sgomberi dell’Ater e delle forze dell’ordine.

Al Quarticciolo l’azienda dell’edilizia popolare, con una maggiore manutenzione, ha contribuito, insieme ai controlli delle forze di polizia a contrastare lo spaccio di droga. Dalle indagini era emerso che gli spacciatori nascondevano lo stupefacente sui rami più bassi degli alberi. Questo unito alla mancanza di lampioni, molti dei quali rotti, rendeva facile nascondere la droga ed anche l’identità del pusher. E’ stato così che la potatura degli alberi e l’installazione di 45 lampioni, ha dato filo da torcere alla rete di spaccio. Ma i pusher non si erano arresti e facevano continuamente saltare l’interruttore generale della rete elettrica che alimentava la pubblica illuminazione. Nulla hanno potuto fare quando l’Ater ha blindato la cassetta che lo conteneva. A quel punto, hanno dovuto cambiare la piazza di spaccio.

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