Riprendono i voli militari in Libia in spregio all’embargo Onu

Ha sollevato dubbi riguardo a possibili nuove violazioni dell’embargo sulle armi in Libia l’arrivo nel Paese, ieri, di tre aerei cargo dell’Aeronautica militare turca, a poche ore dall’atterraggio di due velivoli militari inviati dall’Egitto a Sebha, capoluogo della regione libica meridionale del Fezzan. Uno solo degli aerei turchi, segnalati sul sito Flightradar, è atterrato all’aeroporto civile Mitiga di Tripoli, mentre gli altri due hanno avuto come destinazione la base militare di Al Watiyah, a ovest della capitale libica. Contestualmente, sia il governo turco sia l’esecutivo unitario nazionale della Libia hanno reso noto l’invio nel Paese nordafricano di 150 mila vaccini contro il Covid-19, dono annunciato da Ankara in occasione della visita dello scorso 12 aprile del premier libico Abdulhamid Dabaiba in Turchia. A ben guardare, tuttavia, l’aereo incaricato di trasportare i vaccini pare essere stato soltanto uno, almeno a quanto emerge dalle fotografie pubblicate sui social network dal governo di Tripoli e dal ministero della Difesa nazionale di Ankara. Sembra d’altronde improbabile che siano stati impiegati tre Airbus A400M, con stive dal volume di 340 metri cubi e capacità di carico fino a 37 tonnellate, per trasportare una quantità significativa ma non particolarmente cospicua di vaccino.

Resta dunque il dubbio relativamente al carico trasportato dagli altri due aerei, che a detta di diversi osservatori potrebbero rappresentare una violazione dell’embargo sulle armi dell’Onu. Poche ore prima, d’altronde, due aerei da trasporto C-130 dell’Aeronautica egiziana sono atterrati all’aeroporto di Sebha, capoluogo del Fezzan, sotto il controllo delle milizie fedeli al generale Khalifa Haftar – storicamente sostenuto dal Cairo. A detta delle autorità libiche ed egiziane, si trattava semplicemente di non meglio precisati “aiuti medici” contro il Covid-19. L’operazione “Vulcano di Rabbia” libica, composta in buona parte da milizie di Misurata, ha tuttavia qualificato come “sospetto” il ponte aereo verso il Fezzan, denunciando una “violazione” dell’accordo per il cessate il fuoco in Libia dell’ottobre 2020, che prevede l’espulsione di tutte le forze straniere dal Paese. Un altro volo sospetto, proveniente questa volta dalla Siria, è atterrato nelle stesse ore a Bengasi, nella Libia orientale.

Se questi sospetti dovessero essere confermati, nonostante il progresso registrato sul fronte politico con la nomina della nuova autorità esecutiva ad interim, i contendenti del conflitto libico (le forze di Tripoli e della Cirenaica) e i loro sponsor internazionali non sembrerebbero intenzionati a fermare l’afflusso di armi e mercenari nel Paese, con il rischio di una nuova escalation. D’altra parte, secondo quanto affermato negli ultimi giorni da fonti stampa, sembra che proprio il ritiro dei mercenari in Libia – in particolare il ritiro “troppo lento” delle forze sostenute dalla Turchia – fosse tra le cause di un presunto rallentamento dei negoziati in corso tra Turchia ed Egitto per la normalizzazione delle relazioni bilaterali. Il nuovo slancio assunto in questi giorni dai colloqui tra Il Cairo e Ankara, con il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu che ha annunciato oggi la visita ufficiale di una delegazione turca in Egitto il prossimo maggio, potrebbe smentire indirettamente questa indiscrezione.

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