Raid turchi contro i curdi e l’esercito siriano a nord di Aleppo

il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, ha ribadito la determinazione del governo a “rendere il Paesi sicuro in ogni centimetro partendo da oltre i suoi confini, passo dopo passo con le operazioni" militari

Nella notte aerei da guerra turchi hanno effettuato intensi raid che hanno colpito le aree di schieramento delle Forze democratiche siriane (le milizie curdo arabe alleate degli Stati Uniti) dell’esercito governativo siriano nelle campagne che si trovano a nord della città di Aleppo, nella Siria settentrionale. Lo riferisce l’Osservatorio siriano per i diritti umani, organizzazione con sede a Londra con una vasta rete di fonti sul campo. I nuovi raid giungono circa tre giorni dopo la cessazione degli attacchi aerei turchi sulle aree dell’Amministrazione autonoma della Siria orientale gestita dai curdi e oggetto dell’operazione lanciata esattamente una settimana fa, nella notte tra il 19 e il 20 novembre.

Intanto, sui social media, circolano video che mostrano convogli militari delle Forze armate turche attraverso valico di Kilis- Bab al Salama, a nord della città siriana di Azaz, nella fascia di territorio occupata dalla Turchia durante le operazioni “Ramoscello d’ulivo” e “Scudo dell’Eufrate”. Azaz è situata a meno di 20 chilometri da Tal Rifaat, città controllata dalle Unità di protezione dei popoli (Ypg) – principale formazione armata curda parte delle Fds – situata a nord di Aleppo. Dall’inizio dell’operazione turca, gli aerei da guerra hanno lanciato 50 raid contro veicoli, punti, aree e località separate ad Aleppo, Al Hasakah e Raqqa, secondo fonti dell’Amministrazione autonoma curda, uccidendo 45 persone e ferendone altre 34. Tra i morti anche esponenti dell’esercito governativo siriano, almeno 12, secondo calcoli dell’Amministrazione autonoma curda.


Ieri, il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, ha ribadito la determinazione del governo a “rendere il Paesi sicuro in ogni centimetro partendo da oltre i suoi confini, passo dopo passo con le operazioni” militari, in riferimento alla nuova operazione “Spada ad artiglio” (Pence Kilic) lanciata da Ankara contro i gruppi curdi nel nord della Siria e in Iraq. Parlando nel corso della cerimonia di una fabbrica di sistemi d’arma Aselsan a Konya, Erdogan ha dichiarato: “Vorrei esprimere le mie condoglianze ai nostri tre soldati militari uccisi nella zona operativa di Claw Lock (operazione lanciata nel nord dell’Iraq nell’aprile scorso), ai loro parenti e alla nostra nazione”.

L’operazione è stata lanciata dopo l’attentato avvenuto lo scorso 13 novembre a Istanbul costato sei morti e 80 feriti. I gruppi curdi hanno negato qualsiasi coinvolgimento negli attacchi. Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha dichiarato lo scorso 23 novembre che intende ordinare un’operazione di terra nel nord della Siria per completare la cosiddetta zona cuscinetto profonda 30 chilometri lungo le zone a maggioranza curda nel nord della Siria da tempo voluta da Ankara, ma che finora ha ricevuto l’opposizione sia della Russia, principale alleato delle forze del presidente Bashar al Assad, sia degli Stati Uniti che sostengono invece le milizie curdo arabe.

Intanto, secondo quanto riferito dal sito “Middle East Eye”, funzionari turchi e russi starebbero negoziando un’operazione militare turca su piccola scala per rimuovere i combattenti curdi siriani dall’ovest del fiume Eufrate nelle prossime settimane. Lo scorso 23 novembre, in una telefonata, il ministro della Difesa turco Hulusi Akar ha affermato all’omologo russo Sergej Shoigu che Ankara continuerà a rispondere agli attacchi che prendono di mira gli insediamenti civili in Turchia, secondo quanto riferito in una nota del ministero della Difesa turco. Ankara e Mosca hanno firmato un accordo nel 2019 in base al quale la Russia si è impegnata a spingere le Ypg fuori dall’area di confine profonda 30 chilometri nel nord della Siria.

La Russia ha basi militari nei territori controllati dalle Ypg e ha un accordo sottoscritto con la Turchia a Sochi il 22 ottobre 2019 che ha istituito una zona cuscinetto profonda 30 chilometri ce si estende dal fiume Eufrate a Tall Abyad e da Ras al-Ayn al confine tra Iraq e Siria, escludendo la città di Qamishli, considerata dai curdi la capitale dell’Amministrazione autonoma della Siria nordorientale. Funzionari turchi e russi si sono anche incontrati a margine dei negoziati siriani condotti ad Astana, in Kazakistan, all’inizio di questa settimana. Secondo quanto riferito da “Middle East Eye”, dopo l’incontro, i funzionari russi hanno affermato di aver cercato di dissuadere la Turchia dal condurre un’offensiva.

Già lo scorso giugno Erdogan aveva minacciato un’altra offensiva contro Tal Rifaat e Manbij, città della provincia di Aleppo, bloccata dalla mediazione russa tra Ankara e Damasco. Secondo le fonti citate da “Middle East Eye” Tal Rifaat potrebbe essere tra i siti presi di mira in un’imminente offensiva. L’operazione, se andrà avanti, sarebbe la quarta di questo genere organizzata da Ankara nel nord della Siria dal 2016. Sarebbe condotta con lo scopo dichiarato di combattere le minacce alla Turchia da parte del gruppo dello Stato islamico e del Pkk, oltre a consentire il reinsediamento dei siriani sfollati interni e di quelli attualmente residenti nelle provincie meridionali turche, uno degli obiettivi di Erdogan in vista delle elezioni presidenziali di giugno 2023.

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