A Teheran è guerriglia urbana

I video diffusi in rete mostrano violenti scontri tra i manifestanti e le forze di sicurezza iraniana, avvenuti questa notte nella capitale iraniana, con auto date alle fiamme e agenti della polizia e della milizia paramilitare basij (parte dei Guardiani della rivoluzione iraniana) aggrediti

L’Iran continua ad essere teatro di una violenta ondata di proteste, con scene di guerriglia urbana in alcune zone della capitale Teheran, dopo la morte di Mahsa Amini, la 22enne curda deceduta lo scorso 16 settembre a seguito del suo arresto da parte della polizia religiosa per non aver indossato in modo corretto l’hijab, il velo islamico obbligatorio per le donne iraniane. Nella giornata di ieri, sono stati organizzati raduni in diverse aree della capitale, Teheran, tra cui Narmak, Ponk, Pardis, Sadeghieh, Saadat Abad, Hafthauz, Sattar Khan, Ekbatan e in altre importanti centri urbani del Paese. I video diffusi in rete mostrano violenti scontri tra i manifestanti e le forze di sicurezza iraniana, avvenuti questa notte nella capitale iraniana, con auto date alle fiamme e agenti della polizia e della milizia paramilitare basij (parte dei Guardiani della rivoluzione iraniana) aggrediti. In altri filmati diffusi sui social media tramite canali legati all’opposizione all’estero, le donne continuano a dare fuoco ai propri veli, in uno dei gesti più simbolici di queste proteste, al grido di “Morte al dittatore”, in riferimento alla guida suprema ayatollah Ali Khamenei. Sempre ieri alcuni giovani si sono radunati nei pressi dell’università di Teheran, chiedendo la liberazione dei prigionieri politici.

Con l’obiettivo di sradicare l’ondata di proteste, le autorità iraniane hanno chiesto a studenti e insegnanti di evitare di recarsi nelle scuole e nelle università da oggi fino a mercoledì. In questi giorni infatti, le forze di sicurezza hanno compiuto diverse retate negli atenei. Per quanto riguarda il numero di vittime provocate dagli scontri, non è possibile fornire dati precisi a causa della restrizione dell’accesso a Internet e ad applicazioni quali Whatsapp, Twitter e Facebook. L’organizzazione non governativa con sede a Oslo, Iran Human Rights (Ihr), ha fatto sapere che almeno 50 persone avrebbero perso la vita durante gli scontri, mentre la tv di Stato iraniana ha precedentemente parlato di 35 morti accertati durante le proteste. Oltre 1.200 manifestanti, di cui 60 donne, sarebbero stati arrestati.

Come evidenzia il network con sede a Londra legato all’opposizione al regime, “Iran international”, la mobilitazione sta ricevendo sempre più sostegno anche all’estero, in particolare in Paesi come Germania, Regno Unito, Francia e Stati Uniti. Il prossimo primo ottobre attivisti da tutto il mondo sono stati invitati ad organizzare marce di protesta. Nel frattempo, alle tradizionali manifestazioni in strada si sono aggiunte altre forme di protesta, tra cui scrivere slogan sui muri o cantare da finestre e tetti. Parallelamente, sempre secondo “Iran international”, le forze di sicurezza iraniane, accusate di una dura e violenta repressione che avrebbe visto anche il coinvolgimento di bambini, starebbero cominciando a “indebolirsi”. Uno dei segnali sarebbe anche la presenza del comandante delle forze di polizia tra le squadre antisommossa, presumibilmente allo scopo di incoraggiare gli agenti delle forze di sicurezza. In alcune località, invece, il numero di agenti si sarebbe ridotto a causa dei ripetuti assalti e pestaggi condotti dai manifestanti.

Nel frattempo, il presidente della Corte Suprema della provincia di Teheran ha affermato che sono state istituite sezioni speciali per trattare “i crimini contro la sicurezza pubblica” presso l’Ufficio del procuratore generale, la Corte rivoluzionaria e la Corte d’appello di Teheran, al fine di adottare le misure necessarie a identificare e fronteggiare le figure chiave coinvolte nelle operazioni che minano la “pace sociale”. Dal canto suo, il ministro degli Esteri iraniano, Hossein Amirabdollahian, ha puntato il dito contro gli Stati Uniti, accusandoli di sostenere i gruppi di manifestanti in Iran al fine di destabilizzare il Paese, in contraddizione con la “posizione diplomatica” di Washington circa il raggiungimento di un accordo sul nucleare iraniano volto a riportare stabilità. In Europa, invece, l’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Ue, Josep Borrell, ha definito la repressione delle proteste “sproporzionata” e “ingiustificabile” e ha condannato “la decisione delle autorità iraniane di limitare l’accesso a Internet e disabilitare le piattaforme di messaggistica istantanea”, che rappresenterebbe una “flagrante violazione della libertà di espressione”. Secondo fonti citate dal “Wall street journal”, non sono da escludersi eventuali sanzioni da parte dell’Unione europea contro Teheran.