Prosegue lo stallo in Libia, mentre il capo della Cia Burns vola al Cairo

Gli ultimi sviluppi sulla scena libica, da un lato dimostrano la volatilità della situazione, dall’altro l’impegno internazionale per spianare la strada al percorso elettorale

Il boicottaggio della riunione preparatoria alla 158ma sessione ordinaria del Consiglio dei ministri della Lega araba, avvenuta nella capitale libica Tripoli, e i tentativi del presidente del Consiglio di presidenza, Mohamed Menfi, di sbloccare il dialogo e la visita al Cairo del direttore della Cia, William Burns, sono gli ultimi sviluppi sulla scena libica che, da un lato, dimostrano la volatilità della situazione, dall’altro l’impegno internazionale per spianare la strada al percorso elettorale. Lunedì, il presidente dell’Egitto, Abdel Fattah al Sisi, ha ricevuto il direttore della Central Intelligence Agency (Cia), William Burns, per discutere della cooperazione nel settore dell’intelligence, alla presenza di Abbas Kamel, capo del servizio di intelligence. In questa occasione, Al Sisi ha sottolineato la solidità delle relazioni tra Egitto e Usa e l’importanza del rafforzamento della cooperazione tra i due Paesi in vari campi, soprattutto a livello di sicurezza e intelligence, per sostenere la pace e la stabilità della regione del Medio Oriente. Da parte sua, Burns ha trasmesso al presidente i saluti del presidente Usa Joe Biden, e ribadito l’importanza delle relazioni con il Cairo. Burns ha espresso l’interesse dell’amministrazione Biden a lavorare con il Cairo come pilastro della sicurezza e della stabilità in Medio Oriente. La visita assume importanza non solo per il ruolo dell’Egitto in Medio Oriente e per la sua stabilità interna, ma anche per la posizione del Cairo rispetto alla Libia, dove appoggia le autorità dell’est, in contrapposizione al governo della Tripolitania, guidato da Abdulhamid Dabaiba. Gli Stati Uniti e l’Egitto sono stati forti alleati, condividendo “una forte partnership basata su interessi reciproci per la pace e la stabilità in Medio Oriente, opportunità economiche e sicurezza regionale”, secondo un rapporto del Dipartimento di Stato Usa. La visita arriva dopo il viaggio del capo della Cia in Libia e Ucraina, due paesi in cui gli Stati Uniti stanno cercando di ridurre l’influenza militare della Russia direttamente e attraverso il suo gruppo mercenario privato Wagner. Inoltre, vale la pena sottolineare che l’Egitto ha boicottato domenica, 22 gennaio, una conferenza in Libia e ha protestato contro la legittimità del governo Dabaiba, interlocutore riconosciuto da Washington.

Un totale di 12 Paesi arabi non ha partecipato all’incontro preparatorio della 158ma sessione ordinaria del Consiglio dei ministri Esteri della Lega araba svolto nella capitale libica sotto la presidenza del ministro degli Esteri del governo di unità nazionale (Gun) Najla el Magoush: Giordania, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Kuwait, Arabia Saudita, Gibuti, Siria, Iraq, Egitto, Mauritania, Yemen, Libano. L’unità della Libia è solo “questione di tempo” ed è un risultato che raggiungeremo, ha dichiarato la ministra degli Esteri del Governo di unità nazionale della Libia (Gun) Mangoush, nel suo intervento all’apertura dei lavori della conferenza. “Non credete a quelle foto che mostrano una Libia terra di guerra e distruzione”, ha dichiarato la ministra, ribadendo l’impegno del Gun a “organizzare elezioni nel Paese, porre fine alle fasi di transizione e ad evitare che si precipiti nel caos”. Nel suo discorso, la ministra ha ringraziato i partecipanti, tra cui la Tunisia e l’Algeria rappresentate dai capi della diplomazia Othman Jerandi e Ramtane Lamamra, per il sostegno offerto alla Libia e il ruolo svolto all’interno della Lega araba. L’incontro, ha sottolineato Mangoush, parlando di una riunione “consultiva informale”, si è tenuto “nonostante le sfide” e gli inviti a boicottarlo e mostra la volontà di ripristinare la fiducia dei popoli nella “azione araba congiunta”. “C’è chi non desidera che Tripoli ospiti un incontro consultivo arabo, la cui durata non supera le ore”, ha poi fatto notare Mangoush con riferimento alle notizie trapelate nei giorni scorsi che hanno fatto temere un rinvio dell’incontro, e ribadendo la volontà della Libia di esercitare i propri diritti all’interno della Lega araba.

All’incontro di Tripoli non ha partecipato neanche il segretario generale della Lega araba, Ahmed Aboul Gheit, mentre ha partecipato l’inviato speciale delle Nazioni Unite in Libia, Abouylane Bathily. Quest’ultimo, nell’occasione, ha affermato che tenere a Tripoli la riunione consultiva dei ministri degli Esteri della Lega araba mira a “creare le condizioni per favorire il ritorno della Libia”, ribadendo la necessità di solidarietà per favorirne la stabilità. Al contempo, riferisce “Al Wasat”, l’inviato dell’Onu ha invitato le parti libiche a raggiungere un accordo affinché la Libia “ritorni in Africa e nella nella famiglia delle Nazioni Unite come un Paese stabile e sicuro”. “Alle Nazioni Unite apprezziamo gli sforzi dei Paesi vicini nell’aiutare la Libia”, ha aggiunto Bathily, continuando: “La crisi libica dura da più di dieci anni ed è giunto il momento che i libici e i loro leader si uniscano per una soluzione intra-libica”. “I cittadini libici vogliono risanare le divergenze e sanno che, nonostante l’aiuto dei vicini, tutto dipende da loro”, ha affermato Bathily.

Ringraziamo i Paesi arabi e islamici, guidati dalla Repubblica araba d’Egitto, dal regno dell’Arabia Saudita, dagli Emirati Arabi Uniti e dal segretariato generale della Lega Araba per il “loro rifiuto a partecipare allo spettacolo che il governo uscente ha messo in atto per affermare che è l’entità riconosciuta a livello internazionale”. Lo ha affermato su Twitter il primo ministro designato dalla Camera dei rappresentanti di Tobruk, Fathi Bashagha, con riferimento all’incontro a Tripoli di domenica. “Chiedo ai nostri fratelli arabi di sostenere l’unità del Paese, la riconciliazione tra i libici e un accordo intra-libico che porti all’esistenza di un’autorità eletta che rappresenti la volontà del popolo libico”, ha continuato Bashagha, aggiungendo: “Invito inoltre i nostri vicini dell’Algeria e della Tunisia a riconsiderare la loro politica estera nei confronti della Libia e a non lasciarsi trascinare dai capricci di un governo il cui mandato legale e amministrativo è scaduto, in base a quanto stabilito dalla Dichiarazione costituzionale e dall’accordo politico”.

Intanto, il portavoce del governo di Tripoli, Mohammed Hammouda, ha dichiarato che il Governo di unità nazionale della Libia sta studiando misure per rispondere alla decisione del segretariato generale della Lega Araba di non partecipare all’incontro preparatorio della 158ma sessione ordinaria del Consiglio dei ministri arabi organizzata lo scorso 22 gennaio a Tripoli. Hammouda ha osservato che l’assenza di Aboul Gheit è uno “schieramento nei confronti di un membro rispetto a un altro Paese”. “La riunione consultiva ministeriale che si è svolta in Libia è legale ed è stata condotta correttamente e non richiede un quorum per tenerla”, ha spiegato il portavoce osservando che si è svolta in conformità con la Carta della Lega degli Stati arabi. Riguardo ai temi discussi durante l’incontro, Hammouda ha affermato: “La questione palestinese è stata, come di consueto, al centro del dialogo, oltre al dossier libico, dato che l’incontro si è svolto in Libia”, ha precisato.

Il capo del Consiglio di presidenza della Libia, Mohamed Menfi, ha avuto lunedì un incontro con il ministro degli Esteri tunisino alla presenza della responsabile della diplomazia del governo di unità nazionale di Tripoli. Durante il colloquio con Menfi, il ministro degli Esteri tunisino ha sottolineato il sostegno del suo Paese a tutte le iniziative per uscire dallo stallo politico e arrivare quanto prima alle elezioni, indicando la volontà della Tunisia di rafforzare la stabilità della Libia e il suo ritorno all’esercizio del suo ruolo naturale nella regione. Jerandi ha apprezzato il ruolo del Consiglio presidenziale e la sua adozione del progetto di riconciliazione nazionale, come nucleo per colmare la frattura, riunire le parti e riunire i libici. Da parte sua, Menfi ha elogiato “la profondità delle relazioni storiche tra i due Paesi, ed i vincoli di fratellanza e destino comune che li uniscono”, esprimendo apprezzamento per il ruolo positivo della Tunisia nella questione libica.

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