Per il governo ombra del Myanmar sono “notizie incoraggianti” quelle giunte dal vertice Asean

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Il governo ombra del Myanmar ha accolto con favore la richiesta di mettere fine alla “violenza militare” rivolta dai leader dell’Associazione delle nazioni del Sud-est asiatico (Asean) alla giunta birmana guidata dal generale Min Aung Hlaing, salita al potere col colpo di stato del primo febbraio. Un portavoce del governo di unità nazionale (Nug), Sa Sa, che ha il ruolo di ministro alla Cooperazione internazionale, ha definito “notizie incoraggianti” quelle giunte dal vertice straordinario dell’Associazione tenutosi ieri a Giacarta, in Indonesia. Lo riferisce “Channel News Asia”. “Questo è ciò che il governo di unità nazionale ha chiesto (…) Attendiamo con impazienza l’impegno del segretariato generale dell’Asean, attendiamo con impazienza una ferma azione da parte dell’Asean nel dare seguito alle sue decisioni e ripristinare la nostra democrazia e la libertà per il nostro popolo e per la regione”, ha detto il politico.

Tom Andrews, relatore speciale delle Nazioni Unite sul Myanmar, ha accolto con cautela l’esito del vertice, dichiarando su Twitter che “il risultato del summit dell’Asean si vedrà in Myanmar, non in un documento”. “Le uccisioni si fermeranno? Si finirà di seminare terrore nei quartieri? Le migliaia di persone sequestrate saranno rilasciate? L’impunità persisterà?”, ha domandato Andrews. Il relatore Onu, comunque, si è detto “ansioso di lavorare con l’inviato speciale dell’Asean e di monitorare i risultati effettivi del summit”. Ieri, mentre in Indonesia si svolgeva l’incontro, in Myanmar i militari e la polizia hanno sparato ancora sui manifestanti vicino alla capitale Naypyidaw e un uomo è stato ucciso. Secondo l’Associazione di assistenza ai prigionieri politici (Aapp) il numero degli arrestati è salito a 3.389 e le persone uccise dalle forze di sicurezza durante le proteste sono più di 740. Un punto critico è che tra i cinque punti concordati non è inclusa la liberazione dei prigionieri, benché il tema sia stata affrontato.

Il vertice di ieri si è concluso con una dichiarazione della presidenza di turno, del Brunei, sul raggiungimento di un consenso su cinque punti. Innanzitutto ci sarà la “cessazione immediata della violenza in Myanmar e tutte le parti eserciteranno la massima moderazione”. In secondo luogo “dovrà iniziare un dialogo costruttivo tra tutte le parti interessate per cercare una soluzione pacifica nell’interesse del popolo”. I successivi tre punti riguardano il ruolo dell’Associazione: un inviato speciale del presidente faciliterà la mediazione; l’Asean fornirà assistenza umanitaria; l’inviato speciale e una delegazione visiteranno il Myanmar per incontrare tutte le parti interessate. All’incontro hanno partecipato iI leader di Brunei, Cambogia, Indonesia, Malesia, Singapore e Vietnam, i ministri degli Esteri di Filippine, Laos e Thailandia e il capo della giunta del Myanmar.

“Noi, come famiglia Asean abbiamo avuto una discussione approfondita sui recenti sviluppi in Myanmar e abbiamo espresso la nostra profonda preoccupazione per la situazione nel Paese, compresi i resoconti sulle vittime e l’aumento della violenza. Abbiamo riconosciuto il ruolo positivo e costruttivo dell’Asean nel facilitare una soluzione pacifica nell’interesse del popolo del Myanmar”, si legge nel comunicato. Oltre ai cinque punti sono state anche “ascoltate le richieste per il rilascio di tutti i prigionieri politici, inclusi quelli stranieri”. Particolare attenzione è stata posta sullo Stato birmano di Rakhine, soprattutto sulla ripresa del processo di rimpatrio, volontario e in condizioni di sicurezza, dei rifugiati ospiti in Bangladesh in base agli accordi bilaterali tra Naypyidaw e Dacca.

Nell’incontro è stato evidenziato che la stabilità politica negli Stati membri è essenziale per una comunità Asean pacifica, stabile e prospera. “Abbiamo sottolineato la necessità di mantenere la nostra unità, centralità e rilevanza nella regione e di affrontare collettivamente le sfide comuni”, si legge ancora nel comunicato. Sono stati richiamati i principi sanciti nella Carta dell’Asean tra i quali lo stato di diritto, il buon governo, la democrazia, l’ordine costituzionale e il rispetto delle libertà e dei diritti. I leader hanno discusso anche di altri temi proposti dalla presidenza del Brunei all’insegna delle parole d’ordine cura, preparazione e prosperità (“We Care, we prepare, we prosper”): la risposta alle emergenze ai disastri e la ripresa economica dopo la pandemia di coronavirus sono stati alcuni degli argomenti del confronto.

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