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Pakistan: la Corte suprema rivedrà tutti gli ordini di premier e presidente

Lo ha annunciato il giudice capo Umar Ata Bandial dopo che questa mattina il capo dello Stato, su suggerimento del capo del governo, ha sciolto le camere e convocato nuove elezioni entro 90 giorni

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La Corte suprema del Pakistan rivedrà “tutti gli ordini e tutte le azioni” del primo ministro Imran Khan e del presidente Arif Alvi. Lo ha annunciato il giudice capo Umar Ata Bandial dopo che questa mattina il capo dello Stato, su suggerimento del capo del governo, ha sciolto le camere e convocato nuove elezioni entro 90 giorni. La decisione è stata assunta dopo che il vice presidente dell’Assemblea nazionale, Qasim Suri, ha rifiutato di far votare una mozione di sfiducia presentata dall’opposizione che, con ogni probabilità, avrebbe provocato la caduta del governo di Imran Khan, considerato il principale alleato della Cina e della Russia nella regione. La decisione della Corte suprema è arrivata dopo una riunione tra i giudici Bandial, Ijazul Ahsan e Mohammad Ali Mazhar. Il giudice capo ha anche invitato tutti i partiti politici ad agire responsabilmente, impedendo che la situazione nel Paese si deteriori ulteriormente. “Nessuna istituzione dello Stato dovrebbe assumere decisioni incostituzionali e nessuno dovrebbe cercare di trarre vantaggio dalla situazione”, ha aggiunto Bandial facendo probabilmente riferimento alle forze armate. In questo senso, i ministri dell’Interno e della Difesa saranno chiamati a riferire alla Corte suprema della situazione nel Paese.


L’esercito del Pakistan, nel frattempo, ha fatto sapere di non avere “nulla a che fare” con quanto accaduto oggi all’Assemblea nazionale. Lo ha dichiarato il generale Babar Iftikhar, direttore generale dei Servizi di pubbliche relazioni delle forze armate, sollecitato sulla crisi politica in corso nel Paese. Nelle scorse ore il presidente del Pakistan, Arif Alvi, ha sciolto il parlamento su richiesta del premier. La decisione è stata assunta dopo che il vice presidente dell’Assemblea nazionale Qasim Khan Suri, ha impedito il voto su una mozione di sfiducia presentata dall’opposizione contro il governo Khan, principale alleato di Cina e Russia nella regione, dichiarandola in contraddizione con l’articolo 5 della Costituzione sulla “lealtà allo Stato”. Pochi minuti dopo, Khan si è rivolto alla nazione con un messaggio video nel quale si è congratulato con Suri, che a suo dire si è opposto a “un tentativo di cambio di regime e a una cospirazione straniera”, e ha consigliato all consiglio al capo dello Stato di “sciogliere le camere, consentire che il potere torni al popolo e convocare nuove elezioni”. Il premier ha anche detto di aver ricevuto messaggi da molte persone preoccupate per il futuro del Paese. “Voglio dire a costoro ‘non preoccupatevi, perché Dio veglia sul Pakistan’”, ha concluso Khan.

La decisione del vice presidente dell’Assemblea nazionale è destinata a sollevare non poche polemiche. I parlamentari dell’opposizione erano arrivati in aula convinti di avere i numeri per provocare la caduta del governo Khan, principale alleato della Cina e della Russia nella regione. L’eventuale successo della mozione avrebbe anche avuto importanti ricadute a livello internazionale. Il premier sembrava aver perso anche il sostegno dell’esercito, un attore estremamente influente nella vita politica del Pakistan. Ieri il capo delle forze armate, generale Qamar Javed Bajwa, ha dichiarato che il Pakistan vuole una cessazione immediata delle ostilità tra Russia e Ucraina e sta facendo “tutto il possibile” per porre fine al conflitto. “L’aggressione della Russia in Ucraina è molto infelice. Si tratta di una grande tragedia”, ha affermato l’ufficiale. “Il Pakistan non crede nella politica dei campi contrapposti e vuole relazioni eccellenti con tutti i Paesi, specialmente gli Stati Uniti, l’Unione europea, la Cina, la Russia e altri”, ha aggiunto il generale. Parole che sembrano in contraddizione con la posizione del primo ministro Khan, che si è sempre rifiutato di condannare apertamente l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.

Anche per questo ieri Khan ha usato toni drammatici per invitare i giovani pachistani a scendere in strada per “protestare pacificamente” contro quella che definisce una “cospirazione straniera”. “Voglio parlare alla gente del mio Paese per cinque minuti – ha affermato Khan nel corso di una diretta trasmessa sui social, in radio e in televisione – perché il Pakistan si trova in un momento decisivo. Questa è una guerra per il futuro del Paese. Davanti a noi ci sono due strade: vogliamo imboccare quella della distruzione o quella dell’orgoglio? In quest’ultimo caso ci saranno delle difficoltà, ma questa è la strada del nostro Profeta. È la nostra strada, quella che ha portato a una rivoluzione nel Paese”.

Il primo ministro ha quindi discusso nel dettaglio della crisi politica. “C’è una cospirazione contro il governo ed è dimostrato che alcuni politici sono stati comprati come se fossero delle capre per rovesciare il governo. La cospirazione è iniziata dall’estero e qui ha trovato un aiuto. La storia non dimenticherà questi traditori, e nemmeno il Pakistan. È una vostra responsabilità: non lasciate che possano pensare di essere dimenticati”, ha tuonato Khan rivolgendosi direttamente ai suoi sostenitori. Il primo ministro pachistano ha anche annunciato che assumerà un’azione legale contro chi “ha tradito il Paese”. “Ho incontrato i miei avvocati oggi e abbiamo preparato un piano. Non lasceremo che se la cavino. Tutti saranno puniti. Decideremo a partire da questa sera che tipo di azione legale intraprendere”. Secondo Khan, la “cospirazione straniera” è dimostrata da documenti che sono stati esaminati dal governo, dal Consiglio di sicurezza nazionale e dalla Commissione parlamentare sulla sicurezza. “Questi documenti dicono: se rimuovete Imran Khan, le vostre relazioni con gli Stati Uniti miglioreranno”, ha precisato il premier.

Khan si è quindi rivolto ai giovani. “Non dovete restare in silenzio, perché in questo modo starete dalla parte dei cattivi. Voglio che protestiate, che leviate la voce contro questa cospirazione. Non per me, ma per il vostro futuro”. “Nel Regno Unito, quando hanno usato illegalmente armi di distruzione di massa per attaccare l’Iraq, due milioni di persone hanno protestato. Non lo hanno fatto in maniera violenta, non è stato rotto un solo vaso. Ho marciato con loro. Nessun partito politico li ha spinti a farlo, hanno deciso tutto da soli. È il segno che un Paese è vivo. Voglio che oggi e domani usciate di casa e protestiate. Scendete in strada per protestare in maniera pacifica”, ha affermato Khan.

Da diversi giorni Khan lancia l’accusa di una “cospirazione finanziata dall’estero” e in settimana ha rivelato a un gruppo selezionato di giornalisti che il ministero degli Esteri, il 7 marzo, il giorno precedente la presentazione della mozione di sfiducia da parte dell’opposizione, avrebbe ricevuto la trascrizione di una conversazione tra un diplomatico pachistano e uno di un altro Paese, con un avvertimento: al primo sarebbe stata trasmessa l’insoddisfazione dell’Occidente per la posizione del Pakistan sull’Ucraina e sarebbe stato detto che i futuri contatti bilaterali sarebbero stati determinati dall’esito della mozione. Gli Stati Uniti sono il Paese non nominato e secondo la stampa pachistana il diplomatico del Pakistan sarebbe l’ex ambasciatore a Washington Asad Majeed e quello straniero il vicesegretario di Stato Usa per gli affari dell’Asia centrale e meridionale, Donald Lu.

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