Pakistan: il premier sceglie Asim Munir come nuovo capo di Stato maggiore dell’Esercito

Le nomine arrivano in un momento di aspra contestazione del governo da parte del Movimento per la giustizia del Pakistan (Pti), all’opposizione

Il primo ministro del Pakistan, Shehbaz Sharif, ha scelto il nuovo capo di Stato maggiore dell’Esercito e il nuovo presidente del Comitato dei capi di Stato maggiore: rispettivamente i generali Asim Munir e Sahir Shamshad Mirza. Lo ha annunciato la ministra dell’Informazione, Marriyum Aurangzeb. Il ministro della Difesa, Khawaja Asif, ha aggiunto che la decisione è stata presa secondo la legge e la Costituzione e ha auspicato che il presidente, Arif Alvi, accolga le nomine raccomandate dal premier senza controversie. Le nomine, infatti, cadono in un momento di aspra contestazione del governo da parte del Movimento per la giustizia del Pakistan (Pti), all’opposizione. A questo proposito, l’ex primo ministro Khan, presidente del Pti, ha affermato che Alvi, che proviene dallo stesso partito, lo consulterà “sicuramente”. I nomi resi noti oggi erano tra quelli anticipati dalla stampa pachistana alla vigilia della scelta.

Munir, formatosi alla scuola per ufficiali di Mangla, è stato uno stretto collaboratore del capo di Stato maggiore dell’Esercito uscente, Qamar Javed Bajwa, quando quest’ultimo comandava il X Corpo. Nel 2017 è stato nominato direttore generale dell’Intelligence militare e l’anno successivo dell’Intelligence interforze, dove è rimasto otto mesi, sostituito da Faiz Hamid per decisione di Khan, allora primo ministro. Munir è stato poi per due anni comandante del XXX Corpo, prima di passare al quartier generale dell’Esercito. Mirza, che dovrebbe subentrare a Nadeem Raza, proviene come lui dal Reggimento del Sindh e negli ultimi due anni è stato direttore generale delle operazioni militari. Inoltre, è stato coinvolto nel Gruppo di coordinamento quadrilaterale sui colloqui inter-afgani di cui fanno parte Afghanistan, Pakistan, Cina e Stati Uniti.

Bajwa, che il 29 novembre andrà in pensione dopo 40 anni di servizio e sei al vertice dell’Esercito, è stato nominato nel 2016 per un mandato di tre anni, prorogato di altri tre dopo che il parlamento, su indicazione della Corte suprema, ha legiferato sulla durata dei mandati dei vertici militari. Ieri, nella Giornata della difesa e dei martiri, Bajwa ha pronunciato il suo ultimo discorso pubblico da capo di Stato maggiore dell’Esercito, in cui ha assicurato che la forza armata non intende tornare a interferire nella politica. “Il nostro Esercito, che giorno e notte rimane impegnato a servire la nazione, è spesso oggetto di critiche (…) Una delle principali ragioni di ciò è l’interferenza dell’Esercito nella politica negli ultimi 70 anni, che è incostituzionale (…) Questo è il motivo per cui nel febbraio dello scorso anno l’Esercito, dopo una lunga riflessione, ha deciso che non avrebbe mai più interferito in nessuna questione politica. Vi assicuro che siamo fermamente irremovibili su questo e lo rimarremo”, ha affermato. Il generale ha citato anche la Guerra di liberazione del Bangladesh del 1971, precisando che “la caduta del Pakistan Orientale non è stato un fallimento militare ma politico”.

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