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Paesi Bassi: la vittoria di Wilders apre alla prospettiva di un governo di destra, ma i negoziati saranno complessi

Il risultato mette in discussione gli equilibri politici nazionali ed europei

Amsterdam
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L’estrema destra di Geert Wilders ha vinto le elezioni nei Paesi Bassi, registrando un risultato che mette in discussione gli equilibri politici nazionali ed europei. Il Partito per la libertà (Pvv) porterà alla Camera dei rappresentanti olandese (la Tweede Kamer) ben 37 deputati, un incremento di 20 unità rispetto alla precedente legislatura. Osservando i recenti sondaggi condotti nei Paesi Bassi, balza all’occhio la spettacolare rimonta realizzata nelle ultime settimane dal Pvv sulle altre formazioni olandesi, che ha portato la formazione sovranista ad avere 12 seggi di vantaggio sui secondi classificati, l’alleanza progressista tra Partito laborista (PvdA) e Sinistra Verde. Il Partito popolare per la libertà e la democrazia (Vvd) è arrivato terzo, aggiudicandosi 24 scranni, dieci in meno rispetto alle elezioni del 2021. Si tratta di un risultato inequivocabilmente deludente, considerando anche che proprio l’ex leader del Vvd e premier uscente Mark Rutte aveva avviato la crisi di governo lo scorso luglio che ha condotto al voto anticipato. Segue con 20 deputati il Nuovo contratto sociale (Nsc), partito fondato questa estate dall’ex deputato dei cristiano-democratici Peter Omzigt, che i sondaggi vedevano in prima posizione fino a poche settimane fa.


I risultati dello spoglio delle elezioni forniscono un quadro piuttosto complesso per eventuali coalizioni di governo: la netta vittoria di Wilders, oggetto di un “cordone sanitario” a livello politico negli ultimi anni, imporrebbe delle scelte potenzialmente dolorose per i leader di partito che volessero entrare in coalizione con il Pvv. Sia il Vvd, guidato da Dilan Yesilgoez, che l’Nsc, non hanno categoricamente escluso una possibile cooperazione con i sovranisti. La ministra della Giustizia uscente, che ha raccolto la pesante eredità di Rutte, in campagna elettorale aveva lasciato aperta la porta a un dialogo con Wilders, ma difficilmente prevedeva di doverlo fare da partner di minoranza. Al contempo, Omzigt già ieri sera ha rilevato come i Paesi Bassi “devono essere governati”, lasciando intendere che potrebbe ascoltare eventuali proposte da parte del Pvv, uno scenario che aveva però escluso nelle scorse settimane. Cambiano le dinamiche e cambiano gli equilibri dunque, anche perché una maggioranza Pvv-Vvd-Nsc avrebbe già 81 seggi sui 150 della Tweede Kamer, a cui potrebbero aggiungersi i 7 del Movimento civico-contadino (Bbb), partito espressione del settore agricolo e protagonista di un sorprendente exploit elettorale alle amministrative dello scorso marzo. Un esecutivo di destra potrebbe pertanto prendere forma, qualora sia Yesilgoez che Omzigt si dimostrassero disponibili a negoziare con Wilders, che a sua volta dovrebbe dimostrare la volontà di “limare” gran parte della sua incendiaria retorica anti-islamica e contro l’Unione europea. La posizione condivisa sulla limitazione dell’immigrazione, benchè declinata in maniera diversa dai quattro partiti, potrebbe costituire un serio punto di partenza nelle trattative.

L’alternativa a questo governo sarebbero le larghe intese tra l’alleanza progressista laboristi-verdi, il Vvd, l’Nsc e i Democratici 66 (D66), che avranno 9 seggi alla Tweede Kamer. La somma sarebbe di 78 deputati, un numero che garantirebbe una risicata maggioranza a fronte di una convivenza politica sicuramente non facile tra i vari partiti. Già ieri sera il nuovo leader dei D66, Rob Jetten, ha di fatto accusato Yesilgoez e il Vvd di aver favorito l’ascesa di Wilders, a testimonianza delle tensioni che attraversano la coalizione uscente e che presumibilmente non sarebbero ricucite con rapidità in un futuro nuovo governo. Frans Timmermans, ex vicepresidente della Commissione europea e candidato premier per i laboristi-verdi, ha del resto spiegato di vedersi “all’opposizione” nei prossimi anni, considerando come i risultati delle elezioni “mostrino che molti cittadini ritengono che la destra abbia la soluzione” ai problemi dei Paesi Bassi. Nel 2021 furono necessari circa nove mesi per trovare l’accordo di coalizione tra i partiti del governo uscente (Vvd, D66, Appello cristiano-democratico e Unione cristiana), un record per la storia politica olandese. Non è escluso che una situazione del genere si ripeta nel prossimo futuro, con un terzo scenario che porterebbe a nuove elezioni anticipate.

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