Onu, la viceministra Sereni: “Intervenire in Africa prima che inizino le morti per fame”

Lo ha detto Marina Sereni, viceministra degli Esteri, in una intervista organizzata con “Agenzia Nova” a margine della sua visita a New York, in occasione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite

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La sicurezza alimentare nella regione del Corno d’Africa, con una siccità che dura da diverse stagioni e che potrebbe continuare, rappresenta una emergenza straordinaria: dobbiamo tenere accesi i riflettori su questa situazione perché siamo sull’orlo di dover dichiarare una carestia, e bisogna intervenire prima che inizino le morti per fame. Lo ha detto Marina Sereni, viceministra degli Esteri, in una intervista organizzata con “Agenzia Nova” a margine della sua visita a New York, in occasione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. La viceministra, che ieri ha partecipato ad un evento dedicato proprio all’emergenza umanitaria nel Corno d’Africa (organizzato insieme all’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, all’Agenzia statunitense per lo sviluppo sostenibile, al Regno Unito e al Qatar), ha affermato che l’emergenza che ci troviamo di fronte è già drammatica. “L’intenzione, in parte raggiunta, dell’evento di ieri, a cui hanno partecipato i rappresentanti di tre dei Paesi più colpiti dalla crisi (Somalia, Etiopia e Kenya), è di rafforzare la consapevolezza sulla possibilità di organizzare, prima di dichiarare una carestia, una raccolta di risorse e un intervento immediato che consenta di salvare delle vite”, ha detto, sottolineando la necessità di “ascoltare e lavorare con i nostri partner nella regione”.

Sarà fondamentale, ha continuato, fare sì che “i governi nazionali di questi Paesi siano impegnati in prima persona, e che anche le loro risorse vengano utilizzare per contrastare la malnutrizione”. Soprattutto, secondo la viceministra, le risorse della comunità internazionale “dovranno servire a realizzare ciò che viene chiesto dagli attori che si trovano in prima linea per affrontare questa crisi: non possiamo fare noi la teoria e poi imporla a chi sta vivendo questa emergenza”. Una emergenza, ha ricordato, che vede l’Italia impegnata in prima linea con 40 milioni di euro, a cui se ne aggiungeranno altri sei che saranno allocati in parte anche all’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (Ocha). Tuttavia, gli effetti della guerra in Ucraina sulla sicurezza alimentare non riguardano solo il Corno d’Africa, ma tutto il continente. “Essere riusciti a sbloccare la partenza del grano dai porti ucraini, grazie agli accordi di luglio, rappresenta un risultato molto importante: bisogna continuare a monitorare la situazione e garantire che l’accordo rimanga in piedi, senza che la Russia crei ostacoli alla prosecuzione di questo sforzo”, ha spiegato Sereni.

Soprattutto, ha aggiunto, occorrerà contrastare “una narrativa molto russa, secondo la quale il grano sta andando verso i Paesi più ricchi: voglio precisare che, ovviamente, il grano sta andando verso i Paesi più poveri, che ne hanno più bisogno”. Una iniziativa su cui puntare, ha spiegato la viceministra, è rappresentata dalle rotte di terra, da utilizzare in aggiunta a quelle nel Mar Nero per trasportare e distribuire grano e generi alimentari ai Paesi più colpiti dalla crisi. Rotte via terra o via fiume, che sono già in funzione. “L’Italia ha già messo a disposizione i suoi porti sul Mare Adriatico settentrionale, e stiamo lavorando con i partner europei per rafforzare questa rotta alternativa, che comunque non dovrà sostituirsi a quella del Mar Nero”, ha affermato, aggiungendo che l’iniziativa mediata dalla Turchia per sbloccare i porti ucraini rappresenta “forse l’unico successo diplomatico in questa crisi creata dalla guerra scatenata dalla Russia”.

Allo stesso tempo, sarà necessario trovare il modo di consentire all’Ucraina di esportare altri prodotti, aiutando l’economia del Paese a rimettersi in piedi. “Ribadiamo ancora una volta che i fertilizzanti, che provengono in gran parte dalla Russia, non hanno mai fatto parte delle sanzioni, e che l’Europa è pronta a consentirne il transito: in ogni caso, la sicurezza alimentare rimane un problema acutissimo, acuito dalla siccità e dal cambiamento climatico che hanno portato a problemi enormi per i Paesi più poveri, la cui dieta si fonda sui cereali e che dipendono totalmente dalle importazioni”, ha spiegato, sottolineando la necessità di aiutare i Paesi africani a “reagire a questa crisi anche nel medio periodo, attraverso il finanziamento della ricerca ad esempio, o della costituzione di sistemi agricoli più sostenibili e soprattutto autonomi”. La viceministra ha partecipato oggi anche ad un evento sulla risoluzione delle Nazioni Unite per una moratoria globale sull’utilizzo della pena di morte, presentata la prima volta nel 2007 e a cui nel 2020 hanno aderito 123 Paesi. “Dobbiamo continuare a lavorare sulla base di questo risultato incoraggiante: siamo impegnati a mantenere questa leadership, perché sappiamo che molti contano sull’Italia su questo fronte”, ha detto.

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