A Roma una manifestazione contro la repressione e l’obbligo di indossare il velo

Circa cento persone hanno manifestato oggi davanti alla sede dell’ambasciata iraniana

Un hijab dato alle fiamme durante la manifestazione davanti all'ambasciata dell'Iran a Roma.

Circa cento persone hanno manifestato oggi davanti alla sede dell’ambasciata dell’Iran a Roma, in via Nomentana, per unirsi alle proteste in corso nella Repubblica islamica dal 17 settembre innescate dalla morte di Mahsa Amini, la 22enne curda deceduta lo scorso 16 settembre a seguito del suo arresto a Teheran da parte della polizia religiosa per non aver indossato in modo corretto l’hijab, il velo islamico obbligatorio per le donne iraniane, costate la vita ad almeno 36 persone. Da Roma i manifestanti hanno intonato gli slogan “Raisi è un assassino” e “A morte Khamenei”, riferendosi rispettivamente al presidente iraniano Ebrahim Raisi e alla guida suprema, l’ayatollah Ali Khamenei. Durante la protesta, una manifestante ha bruciato simbolicamente un hijab “in segno di solidarietà di tutte quelle donne che stanno manifestando”.


“Non devono più esistere Paesi dittatoriali”, ha affermato la manifestante che ha vissuto le repressioni nel 2009, durante il mandato di Mahmud Ahmadinejad, e nel 2019. “Queste di questi giorni sono molto diverse, stanno violando ogni diritto umano della popolazione”, ha aggiunto. Tra gli altri slogan anche “Donna-vita-libertà”. Un’altra manifestante ha affermato che le autorità di Teheran hanno “bloccato internet per non far capire a voi cosa succede nel Paese. Non possiamo parlare con la nostra famiglia. Il regime sta uccidendo le persone perché non vogliamo il velo obbligatorio”.

Da parte sua, un altro manifestante, nato in Iran durante la rivoluzione in una famiglia laica, fuggita in Italia subito dopo la rivoluzione, ha affermato: “Sentiamo il dolore di questa violenza che si abbatte sull’Iran da oltre 40 anni che è la dittatura islamica. I ragazzi stanno prendendo coraggio. E’ iniziata una nuova ondata di ribellione che si sta diffondendo in tutto l’Iran, anche se in modo graduale. E’ un bene che stia succedendo, era da tempo che la gente non scendeva in strada, per cercare di mettere alle strette questo regime che purtroppo può fare qualsiasi cosa. I poliziotti irrompono nelle case, uccidono i ragazzi o li fanno sparire”. Un’altra manifestante tiene in mano un cartello con scritto “Repubblica islamica dell’Iran” con l’aggettivo “islamica” tagliata, a voler richiamare la necessità di uno Stato laico.

Leggi anche altre notizie su Nova News
Seguici sui canali social di Nova News su Facebook, Twitter, LinkedIn, Instagram, Telegram