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Niger, nessuna notizia di Bazoum dal tentativo di fuga di ottobre: i familiari sono inquieti

Niamey
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I familiari del presidente deposto del Niger, Mohamed Bazoum, non hanno più avuto sue notizie dallo scorso 18 ottobre, data nella quale il capo dello Stato aveva tentato senza successo la fuga dai militari che lo detengono dal colpo di Stato dello scorso 26 luglio. Lo riferiscono i familiari in un comunicato consultato da media locali, nel quale denunciano inoltre “arresti e perquisizioni abusive” nei confronti di alcuni di loro. “Dal 18 ottobre non abbiamo più notizie del presidente Bazoum, di sua moglie Khadija Mabrouk e del figlio Salem, presi in ostaggio dalla guardia presidenziale”, si legge nel comunicato, in cui si aggiunge che “diversi membri della nostra famiglia stanno subendo arresti abusivi e perquisizioni da parte delle autorità militari”. Domenica scorsa, ha specificato in conferenza stampa il legale della famiglia Ould Salem Said, “elementi armati non identificati hanno rapito Ali Bey Mahjoub“, dirigente del settore bancario e zio del presidente, azione per la quale è già stata presentata una denuncia in procura per “sequestro di persona e detenzione arbitraria”. Secondo l’avvocato, inoltre, martedì a Niamey sono state perquisite le case di una nipote del capo dello Stato e di un altro parente. “Abbiamo notato una certa ossessione nei confronti della famiglia del presidente Bazoum e la violazione di norme procedurali quando si tratta di avviare procedimenti contro i suoi membri”, ha detto ancora il legale.


Nella notte fra il 17 e il 18 ottobre, il presidente Bazoum ha tentato senza successo una fuga dal luogo in cui i militari golpisti lo tengono detenuto dal giorno del colpo di Stato insieme alla moglie e un figlio. La fuga, ha spiegato in diretta televisiva qualche giorno dopo il portavoce del Consiglio nazionale per la salvaguardia della patria (Cnsp) – il nome assunto dalla giunta militare –, Amadou Abdramane, è stato un “irresponsabile” tentativo di sottrarsi alla prolungata detenzione, con un piano che avrebbe coinvolto “potenze straniere” con il trasferimento di Bazoum in Nigeria. La fuga è iniziata la notte fra mercoledì 17 e giovedì 18 ottobre, alle 3 del mattino, quando Bazoum è riuscito ad evadere dal luogo in cui era tenuto agli arresti insieme ai familiari (la moglie Haziza e il figlio Salem), due cuochi ed altrettanti membri della sicurezza a lui rimasti fedeli. Secondo i militari al potere, il piano prevedeva, nella sua prima fase, il trasferimento ad un punto di raccolta situato nei pressi del palazzo presidenziale, dove i fuggitivi avrebbero trovato ad aspettarli un’auto. Bazoum e i suoi sarebbero quindi stati condotti ad nascondiglio situato nel quartiere di Tchangarey, alla periferia nord di Niamey, quindi trasferiti via elicottero a Birnin Kebbi, nel nord-ovest della Nigeria. Il portavoce ha precisato che il piano è stato sventato, “gli attori e principali complici” sono stati arrestati e che la situazione è tornata “sotto controllo”. A nome della giunta, Abdramane ha inoltre denunciato “l’atteggiamento irresponsabile” di Bazoum e ha elogiato “la professionalità e il sangue freddo” delle Forze di difesa e di sicurezza rimaste fedeli al generale Omar Tchiani, aggiungendo che il procuratore ha aperto un’indagine sull’accaduto.

Da quella data, non è più stato chiaro dove siano attualmente detenuti l’ex presidente e il resto del gruppo. Secondo fonti di stampa nigerine, è probabile che Bazoum sia attualmente rinchiuso in una cella di sicurezza, forse all’interno dello stesso palazzo presidenziale, separato dai familiari e dagli altri partecipanti all’evasione. Nelle ore in cui i militari hanno contenuto la fuga di Bazoum è stata inoltre dispiegata una vigorosa operazione nel quartiere di Tchangarey – ritenuta la prima base per i fuggitivi – al termine della quale due persone sono state arrestate, una delle quali ferita da colpi di arma da fuoco. Testimoni hanno riferito al sito “Lsi Africa” di un importante dispositivo di forze di sicurezza e blindati dispiegati intorno ad una casa del quartiere, e di scambi a fuoco uditi nei dintorni. Dal colpo di Stato di fine luglio, Bazoum ha rifiutato di dimettersi e ha intrapreso un’azione legale davanti alla Corte di giustizia della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Cedeao) incaricando un avvocato senegalese di fare causa alla giunta per sequestro di persona. Caduta l’opzione di un intervento militare in Niger per liberare Bazoum, promossa dalla Cedeao e sostenuta dalla Nigeria (che ne detiene la presidenza di turno) ma osteggiata dall’Unione africana, non ci sono più stati appelli internazionali al rilascio del capo di Stato nigerino.

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