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Netanyahu: “L’Autorità palestinese non è la soluzione a Gaza”

Guterres: "La brutalità di Hamas non giustifica la punizione collettiva dei palestinesi"

Gerusalemme
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La proposta dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) di includere il gruppo islamista palestinese Hamas nella futura leadership che governerà i Territori “dimostra che l’Anp non è la soluzione”. Lo ha detto il primo ministro di Israele, Benjamin Netanyahu, rispondendo alla proposta fatta dal premier palestinese Shtayyeh. “Non ci sarà Hamas, lo elimineremo. Il fatto che questa sia la proposta dell’Autorità palestinese non fa altro che rafforzare la mia politica: l’Autorità palestinese non è la soluzione”, ha affermato.

In precedenza, Shtayyeh aveva auspicato che Hamas – al potere a Gaza e responsabile dell’attacco in Israele il 7 ottobre scorso – possa diventare un partner minore dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp), contribuendo a costruire un nuovo Stato indipendente, costituito da Gaza, Gerusalemme Est e Cisgiordania. “Hamas prima del 7 ottobre è una cosa e dopo è un’altra cosa”, ha detto Shtayyeh. “Se saranno pronti a raggiungere un accordo e ad accettare la piattaforma politica dell’Olp, allora ci sarà spazio per discutere. I palestinesi non devono essere divisi”, ha affermato. Come evidenzia il quotidiano israeliano “Haarezt”, la proposta di Shtayyeh, secondo la quale Hamas prenderebbe parte al governo dell’Autorità palestinese, “è nella migliore delle ipotesi ottimistica”. Hamas ha cacciato l’Autorità nazionale palestinese da Gaza nel 2007, e una serie di accordi firmati da allora tra le due parti non sono mai stati attuati, ricorda il quotidiano.

Gli Stati Uniti si oppongono a un cessate il fuoco immediato nei combattimenti in corso a Gaza, ha detto il vice ambasciatore degli Stati Uniti, Robert Wood, davanti al Consiglio di sicurezza. “Gli Stati Uniti sostengono fermamente una pace duratura, in cui sia israeliani che palestinesi possano vivere in pace e sicurezza, ma non sosteniamo le richieste per un cessate il fuoco immediato”, ha affermato il diplomatico.

La brutalità compiuta dal gruppo islamista palestinese Hamas il 7 ottobre in Israele “non potrà mai giustificare la punizione collettiva del popolo palestinese” ha detto oggi il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres. “Circa 130 ostaggi sono ancora tenuti prigionieri. Chiedo il loro rilascio immediato e incondizionato, nonché il loro trattamento umano e le visite del Comitato internazionale della Croce rossa fino alla loro liberazione”, ha affermato Guterres in una riunione di emergenza del Consiglio di sicurezza dell’organizzazione.

Le forze della Divisione 98 delle Idf continuano a combattere nella zona di Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza, considerata la principale roccaforte del gruppo islamista palestinese Hamas, responsabile dell’attacco del 7 ottobre in Israele. I militari israeliani hanno eliminato decine di terroristi, oltre ad aver localizzato e distrutto pozzi e ad aver effettuato attacchi di precisione sia via terra che via aria. Lo riferiscono su X (ex Twitter) le Idf. Una squadra di militari è entrata in uno dei centri di comando di Hamas a Khan Younis. Nelle case dei comandanti di Hamas sono stati trovati armi, altri sistemi d’arma e materiale di intelligence.

Le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno effettuato attacchi su più di 450 obiettivi dei gruppi armati islamisti Hamas e Jihad islamica nella Striscia di Gaza e le operazioni di terra continuano. Lo riferiscono le Idf, secondo cui sono stati colpiti siti militari, punti di osservazione e depositi di armi.


A due mesi dall’inizio del conflitto tra Israele e il movimento islamista palestinese Hamas, proseguono i combattimenti nella Striscia di Gaza e, in particolare, nel sud, dove le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno intensificato gli attacchi. Ma non solo: la tensione si mantiene alta anche al confine tra lo Stato ebraico e il Libano, dove continuano gli scontri tra le Idf e il movimento sciita libanese filo-iraniano Hezbollah. Durante una valutazione operativa con il ministro israeliano della Difesa, Yoav Gallant, e il capo di Stato maggiore, generale Herzi Halevi, il premier di Israele, Benjamin Netanyahu, ha affermato che se Hezbollah “sceglierà di iniziare una guerra totale, trasformerà da solo Beirut e il Libano meridionale, non lontano da qui, in Gaza e Khan Yunis”. Il capo dell’esecutivo di Israele ha fatto così riferimento all’operazione aerea e terrestre a Gaza lanciata dalle Idf dopo l’attacco del gruppo islamista palestinese del 7 ottobre scorso.

Intanto, il capo dell’ufficio politico di Hamas, Ismail Haniyeh, ha dichiarato all’emittente egiziana “Al Qahera News” che un’eventuale nuova fase di negoziati con Israele “è subordinata alla completa cessazione dell’aggressione israeliana contro la Striscia di Gaza”. “Siamo pronti a riprendere i negoziati per lo scambio di tutti gli ostaggi nell’ambito di un accordo globale una volta cessate le aggressioni e i bombardamenti”, ha detto Haniyeh, aggiungendo: “Se l’occupazione israeliana cessasse completamente il fuoco e si ritirasse da tutti i territori di Gaza, a quel punto si potrebbero avviare negoziati, attraverso i nostri fratelli in Egitto e Qatar. I negoziati non sono possibili sotto il fuoco nemico”.

Dopo l’attacco terroristico di Hamas in Israele il 7 ottobre scorso, le forze israeliane hanno colpito infrastrutture dei gruppi armati islamisti nella Striscia di Gaza. Il 24 novembre, attraverso la mediazione di Qatar, Egitto, e Stati Uniti, Israele e Hamas hanno poi raggiunto un’intesa che ha permesso la liberazione di circa 100 ostaggi israeliani da Gaza – dove ne rimangono ancora 138 -, in cambio del rilascio di circa 300 prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane. Tuttavia, a causa di divergenze tra le parti, venerdì scorso, primo dicembre, è stata riavviata l’operazione militare israeliana a Gaza, da cui i gruppi armati hanno lanciato raffiche di razzi.

Sono almeno 89 i militari delle Idf morti durante l’operazione di terra nella Striscia di Gaza. Tra questi, anche il sergente venticinquenne Gal Meir Eisenkot, figlio dell’ex capo di Stato maggiore Gadi Eisenkot, membro – quest’ultimo – dell’attuale governo di emergenza di Israele. Nel frattempo, sono morti almeno 17.177 palestinesi e 46.000 sono rimasti feriti dall’inizio dell’offensiva militare israeliana a Gaza, secondo quanto riferito dal ministero della Sanità dell’exclave, gestito da Hamas. Per quanto riguarda la Cisgiordania, invece, sono stati almeno 308 gli attacchi dei coloni israeliani contro i palestinesi e le loro proprietà dall’inizio della guerra. Secondo quanto si apprende dai dati del ministero della Sanità dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), durante questi attacchi in Cisgiordania più di 1.000 palestinesi sono stati sfollati, tra cui 388 bambini.

Osama Hamdan, un alto funzionario del movimento islamista palestinese Hamas parlando con i giornalisti a Beirut, ha sottolineato che il primo ministro di Israele, Benjamin Netanyahu, e le Forze di difesa israeliane (Idf) non hanno raggiunto alcun obiettivo politico o militare, e “non lo raggiungeranno mai”. Hamdan ha affermato inoltre che il “numero reale” di militari israeliani uccisi e feriti da Hamas è “molto più alto” delle cifre dichiarate da Israele. Secondo il funzionario le Brigate Qassam, braccio armato del movimento islamista palestinese, hanno distrutto 135 veicoli dell’esercito di Israele, “completamente o parzialmente, nelle ultime 72 ore” nella Striscia di Gaza.

Rivolgendosi ai familiari degli ostaggi israeliani detenuti nella Striscia di Gaza, il funzionaio di Hamas ha dichiarato: “La campagna di guerra in corso da parte dei vostri militari contro il nostro popolo non vi restituirà i vostri figli. Non torneranno se l’aggressione non si fermerà”. Secondo quanto riferito da Hamdan, sono circa 100 i camion carichi di aiuti che entrano a Gaza quotidianamente, “ma la Striscia ha bisogno di 600 camion al giorno”. “Gli aiuti non vengono ancora distribuiti equamente tra i residenti di Gaza”, ha aggiunto il funzionario, e per questo “l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei profughi palestinesi in Medio Oriente (Unrwa) e la Mezzaluna rossa palestinese non stanno svolgendo adeguatamente i loro compiti”.

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