Nato: Afghanistan, Ucraina e Libia, parla a “Nova” l’ambasciatore Stefano Pontecorvo

Classe 1957, Pontecorvo è l'uomo che ha assicurato l'organizzazione all'aeroporto di Kabul durante l'esodo nell'agosto 2021, il più grande ponte aereo umanitario della storia

La guerra in Ucraina e il ruolo della Nato, dal possibile utilizzo di armi atomiche da parte della Russia alla rivolta guidata dalle donne in Iran, che sta cominciando a prendere piede anche in Afghanistan, fino alla crisi in Libia e il ruolo della comunicazione istituzionale e diplomatica sui social network. Sono questi gli argomenti trattati oggi da Stefano Pontecorvo, già ambasciatore d’Italia in Pakistan, consigliere diplomatico del ministro della Difesa italiana e ultimo Alto rappresentante civile della Nato in Afghanistan, in un’intervista nella redazione di “Agenzia Nova”. Classe 1957, Pontecorvo è l’uomo che ha assicurato l’organizzazione all’aeroporto di Kabul durante l’esodo nell’agosto 2021, il più grande ponte aereo umanitario della storia. A oltre un anno di distanza, il regime dell’Emirato islamico appare in difficoltà.

“L’involuzione del regime talebano in Afghanistan era prevedibile, tra lotte interne e intestine non riescono a prendere decisioni. Noi pensiamo che i talebani siano interessati a ricostruite una nazione. Non è così. I talebani vogliono ricostruire un modello di società secondo il loro modello e, successivamente, uno Stato”, afferma Pontecorvo. “E qui veniamo al punto della resistenza. Non c’è solo Ahmad Massoud, che sta lentamente avendo un certo successo. Coni suoi uomini hanno già attaccato sei province e adesso stanno attaccando una settima. I talebani sono presi da un lato da Massoud e dall’altro dagli attacchi dello Stato islamico”, riferisce l’ambasciatore, aggiungendo poi un terzo fronte, quello delle rivolte interne. “La società si sta lentamente rivoltando, guidata dalle donne. Il movimento di rivolta sta prendendo piede. E’ ancora al livello embrionale, però ci sono molte donne che scendono in piazza, con il pretesto di quello che sta succedendo in Iran, ma anche sul divieto di andare a scuola. La situazione è ancora sotto il controllo dei talebani, ma con delle evoluzioni che però li devono preoccupare”, aggiunge Pontecorvo.


L’ambasciatore spiega di seguire ancora “da molto vicino” il Pakistan, dove è stato ambasciatore dal 2015 al 2020. “C’è un nuovo governo e ci saranno delle elezioni nella primavera dell’anno prossimo con delle previsioni abbastanza chiare, con una predominanza del Pti (Movimento per la Giustizia del Pakistan)”, afferma Pontecorvo, sottolineando come le “terribili inondazioni” che hanno colpito il Paese siano il frutto di “anni di disattenzione nei confronti delle conseguenze del cambiamento climatico”. Nonostante la situazione economica pachistana sia sensibilmente peggiorata a causa delle inondazioni, le prospettive per le imprese italiane restano significative. “Ricordiamoci che è il sesto Paese più popolato al mondo, con 220 milioni di abitanti e una classe media di circa 60-65 milioni. Il Pakistan si riprenderà. Le potenzialità nell’industria della difesa, nell’industria manifatturiera, nelle macchine utensili e nell’agroalimentare sono enormi”, sottolinea Pontecorvo.

Intanto proprio oggi è in corso a Tripoli, la capitale della Libia, una visita di una importante delegazione della Turchia per firmare importanti memorandum d’intesa nei settori degli idrocarburi e della cooperazione militare. “La situazione in Libia è preoccupante per definizione. In effetti, l’Italia è presente sul posto, siamo informati e riusciamo a fare abbastanza attraverso la presenza della nostra ambasciata. Però certamente i turchi, in linea del resto con la loro politica di influenza in una serie di Paesi dell’Africa, investono moltissimo in termini di presenza militare, presenza politica e di investimenti finanziari. Ricordiamoci che la Libia è stata colonia italiana, ma è stata anche sotto dominio turco per secoli. Anche i turchi hanno un loro radicamento storico”, aggiunge Pontecorvo, invitando a sottolineare come Italia e Turchia sostengano in Libia “la stessa parte”, ovvero il Governo di unità nazionale (Gun) del premier ad interim Abdulhamid Dabaiba. “Credo che quando ci sarà un nuovo governo, la Libia sarà uno dei temi prioritari di politica estera che dovrà trattare”, sottolinea l’ambasciatore.

Quanto all’Ucraina, Pontecorvo si dice scettico su un possibile “ingresso accelerato” di Kiev nell’Alleanza atlantica. “Non mi pare che ci siano procedure accelerate per l’ingresso alla Nato. La prudenza non è solo tedesca, ma è quella di noi tutti. La Nato fa quello che deve fare, cioè difendere i confini del territorio dell’Alleanza, non dell’Ucraina. Fin dai primissimi giorni (dell’offensiva russa), il segretario generale (Jens) Stoltenberg e le autorità militari Nato e Usa sono stati attentissimi nelle parole e nei fatti a restare fuori da un coinvolgimento diretto nella crisi ucraina”, sottolinea l’ambasciatore. “Credo che un coinvolgimento diretto, come avverrebbe con l’adesione immediata, sempre che sia possibile, dell’Ucraina alla Nato, non sia un’ipotesi realistica”, riferisce l’ambasciatore.

Pontecorvo esprime poi “profonda inquietudine” per la minaccia nucleare ventilata dal presidente russo, Vladimir Putin. “Bisognerebbe essere nella testa di Putin per sapere quello che intende fare. Mi auguro che prevalga la ragione. Io credo che non vi saranno ritorsioni nucleari. Mi auguro che qualcuno stia parlando con i russi e credo che i russi stessi si rendano conto di che cosa significa varcare quella soglia. L’utilizzo di una bomba atomica, anche una bomba tattica, fa scattare una soglia di cui non possono non tener conto anche coloro che mostrano la benevola indifferenza nei confronti di ciò che la Russia sta facendo in Ucraina. Nel caso in cui si arrivi a oltrepassare la soglia nucleare, diventa un evento, quello si, di portata mondiale. Quindi credo che qualche calcolo in più, al Cremlino, se lo stiano facendo”, aggiunge Pontecorvo.

Con oltre 70 mila follower su Twitter, Pontecorvo è uno dei diplomatici italiani più seguiti sui social network. “Ritengo onestamente fondamentale il ruolo dei social media nella comunicazione istituzionale. Ciò che si fa per propagandare il proprio Paese all’estero va reso noto nel migliore dei modi possibili, e il migliore dei mondi possibili oggi sono i social media, per due fattori molto semplici: primo, i social sono immediatamente accessibili ai più giovani, i quali non necessariamente leggono i giornali; secondo, i giornali e le testate televisive riprendono spesso i social, anche in Italia, ancor più in Pakistan o in Afghanistan. Quindi con un tweet, un filmato su Facebook o un post Instagram riesci ad arrivare a un pubblico al quale altrimenti non arriveresti”, conclude Pontecorvo.

Leggi anche altre notizie su Nova News
Seguici sui canali social di Nova News su Facebook, Twitter, LinkedIn, Instagram, Telegram