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Migranti, Piantedosi: “Il modello Albania si può replicare”

"Quello con la Tunisia sta funzionando"

Roma
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I migranti minori “non saranno mai trattenuti nei Centri di permanenza per il rimpatrio”. L’accordo con l’Albania “ha attirato l’attenzione degli altri Paesi e può essere replicato, in Europa e in Italia”. Quello con Tunisi “sta funzionando”. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, intervistato dalla “Stampa” traccia una linea delle emergenze in corso del nostro Paese. E sulla sensazione di insicurezza dei cittadini afferma “va in controtendenza rispetto ai dati che abbiamo. Siamo tra i più sicuri ma gli italiani non lo percepiscono, questo governo ha rispetto di questa sensazione e lavora per migliorare su ogni aspetto”. I decreti del suo governo prevedono che ci sia la possibilità di trattenere i minori nei Cpr: si rischia di andare incontro a nuove bocciature anche alla luce della sentenza da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo: “La legge internazionale – osserva sotto questo riguardo il ministro – prevede che il minore debba avere un trattamento differenziato. È un principio giusto e sano, ma l’escalation di arrivi e l’assenza di strutture dedicate portano, a volte, all’impossibilità di rispettare questi paletti: noi abbiamo previsto che i minori possano essere trattenuti anche in strutture non strettamente dedicate a loro ma per un periodo limitato e che ci sia comunque un riguardo per quella che è la loro età”. Non è prevista la detenzione dei migranti minorenni nei Cpr, quindi: “Né il decreto Cutro né nessuna normativa nazionale ha previsto la possibilità di trattenimento ai fini dell’espulsione o comunque come forma di privazione della libertà personale dei minorenni”. I giudici però sono già andati contro le nuove normative, applicando le leggi internazionali. Il giudice Apostolico a Catania e il tribunale di Firenze hanno applicato questo principio insindacabile: “I giudici hanno ritenuto che non vi fossero queste condizioni di rispetto della normativa internazionale, noi sosteniamo esattamente l’inverso: abbiamo cercato di applicare in quel contesto una normativa che prevede il trattenimento in determinate condizioni dei richiedenti asilo. Ora deciderà la Cassazione e io sono molto rispettoso della funzione della Giustizia”. In merito all’accordo con la Tunisia il ministro ricorda che “la Polizia ha fermato più di 60 mila partenze”.


Ma i migranti continuano ad arrivare: “La situazione è più complessa. L’Italia è riuscita ad affermare in Europa un approccio più olistico sui temi dell’immigrazione. Ovvero che si debba migliorare il versante economico-sociale dei Paesi di origine e di transito dei migranti per contenere i fenomeni immigratori regolari. Ora gli accordi vanno ampliati: non solo con la Tunisia, ma anche con l’Egitto, la Costa d’Avorio e altri Paesi strategici”. Sull’intesa con l’Albania “il centro avrà molteplice funzioni. La prima di sbarco. E sarà strutturato come in Italia per i primi trattamenti forniti dal personale sanitario e per l’identificazione da parte delle forze di Polizia. E poi di trattenimento e permanenza. La normativa europea prevede fino a 18 mesi, ma ovviamente cercheremo di non arrivare a tanto”. L’Albania – continua il ministro – è “tre volte più vicina alle nostre coste rispetto a Lampedusa. Quell’area sarà sottoposta alla giurisdizione italiana, sarà come un’isola italiana con norme e personale nostro”. E forse non rimarrà un unicum: “C’è un grande interesse da parte di molti Paesi, come la Germania. Attenderei lo sviluppo del progetto prima di mostrare diffidenza. Non si può escludere che anche noi, se funzionerà, potremmo replicarlo. L’obiettivo è che ci sia prova tangibile del progetto entro il primo semestre del 2024”. La sicurezza, però, non è un tema che riguarda solo l’immigrazione. Gli omicidi sono diminuiti, i femminicidi no. Anzi: “Noi abbiamo messo in campo un intervento normativo per intercettare prima chi è violento: il femminicidio è solo l’apice tragico di maltrattamenti continui. La legge può fare tanto, ma non tutto”, conclude Piantedosi.

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