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Medio Oriente, la Cnn: il Qatar è molto ottimista sulla possibilità di una estensione della tregua tra Israele e Hamas

Gli operatori della Croce rossa non hanno potuto visitare gli ostaggi di Hamas nella Striscia di Gaza

Washington
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 Il Qatar è “molto ottimista” sull’ipotesi di un’estensione della tregua tra Israele e Hamas nella Striscia di Gaza: un annuncio potrebbe arrivare già “nelle prossime ore”, dopo l’atteso rilascio del sesto gruppo di ostaggi da parte del gruppo islamista palestinese. Lo riferisce l’emittente statunitense “Cnn” citando il portavoce del ministero degli Esteri di Doha, Majed Al Ansari. “Speriamo che nel giro di un paio d’ore avremo il rilascio dell’ultimo gruppo (di ostaggi), ma saremo anche in grado di annunciare un’estensione (della tregua)”, ha dichiarato il funzionario qatariota, secondo cui i termini dell’accordo sarebbero gli stessi.
Stando ancora alla “Cnn” gli operatori della Croce rossa non hanno potuto visitare gli ostaggi di Hamas nella Striscia di Gaza, cosa che costituirebbe una violazione degli accordi raggiunti. In base alle intese, la Croce rossa avrebbe dovuto avere accesso agli ostaggi a Gaza “a partire dal quarto giorno” di tregua tra le parti. La circostanza è stata confermata lo scorso fine settimana anche dal consigliere alla sicurezza nazionale della Casa Bianca, Jake Sullivan. Secondo una delle fonti della “Cnn”, gli Usa avrebbero chiesto ai mediatori del Qatar di far pressione su Hamas perché sia consentito alla Croce rossa di visitare gli ostaggi ancora nelle mani del gruppo palestinese e di fornire prova che questi ultimi siano in vita perché siano aumentate le possibilità di un’estensione della tregua in corso. La stessa emittente scrive però che il mancato rispetto di questo punto dell’accordo non sembra, per ora, in grado di far deragliare i colloqui tra le parti. In una dichiarazione alla “Cnn”, il portavoce del Comitato internazionale della Croce rossa, Jason Straziuso, ha sottolineato che l’organizzazione non è stata coinvolta nei negoziati e che può solo “attuare le misure decise dalle due parti”.
Le Brigate Qassam, braccio armato di Hamas, hanno annunciato di aver rilasciato due donne con cittadinanza russa. Lo riferisce “Quds Press”, considerato vicino ad Hamas e al movimento della Jihad islamica palestinese, citando un comunicato delle Brigate Qassam, secondo cui i due ostaggi sono stati consegnati alla Croce rossa.

Funzionari e rappresentanti di Israele, degli Stati Uniti, del Qatar e dell’Egitto riunitisi ieri a Doha hanno concordato di lavorare per prorogare ulteriormente la tregua attualmente in atto a Gaza, in cambio della liberazione di altri ostaggi israeliani detenuti dall’organizzazione islamista palestinese Hamas. Secondo una fonte a conoscenza delle discussioni citata dall’emittente televisiva “Cnn” Hamas ha già trasmesso a Israele la lista degli 12 ostaggi che verranno liberati oggi – 10 israeliani e due thailandesi – in cambio di detenuti palestinesi delle carceri israeliane e di altre 24 ore di tregua dai combattimenti.


I negoziatori ritengono che le donne e i bambini ancora prigionieri di Hamas siano abbastanza per estendere la tregua di altri due giorni, prima che i negoziati si concentrino sul rilascio di uomini e soldati catturati da Hamas durante l’attacco a Israele del 7 ottobre scorso. Il direttore della Central Intelligence Agency (Cia) Bill Burns, che si è recato nella regione per partecipare alle discussioni sui prossimi passi della tregua tra Israele e Hamas, ha discusso la questione con i suoi omologhi, secondo le fonti citate dall’emittente televisiva.

Israele “regolerà i conti” con il Qatar dopo la fine della mediazione sullo scambio degli ostaggi

Israele “regolerà i conti” con il Qatar dopo che quest’ultimo avrà portato a compimento il suo ruolo di mediatore nei colloqui per la restituzione degli ostaggi detenuti dal movimento islamista palestinese Hamas nella Striscia di Gaza, ha annunciato oggi il vicedirettore generale per gli Affari strategici del ministero degli Esteri israeliano, Joshua Zarka, in un’intervista rilasciata all’emittente radiofonica dell’esercito israeliano. “Il Qatar ha svolto un ruolo negativo in tutto ciò che riguarda l’accoglienza e la legittimazione delle attività di Hamas”, ha affermato Zarka, sottolineando: “Quando il mondo si renderà conto di questo regoleremo i conti con loro”. Tuttavia, “in questo momento abbiamo bisogno” di Doha, ha spiegato il vicedirettore. Infine, alla domanda se il Qatar conosce le intenzioni di Israele, Zarka ha risposto: “Penso che non abbiano dubbi su questa questione (…) E noi non abbiamo dubbi sul fatto che chiunque sia stato dalla parte di Hamas sarà perseguitato in ogni modo possibile”.

 

Un numero non precisato di palestinesi è stato colpito oggi da un attacco attribuito alle Forze di difesa israeliane (Idf) nel quartiere di Tal al Hawa, nel sud di Gaza City, nell’exclave palestinese. Secondo quanto appreso dall’emittente panaraba satellitare di proprietà qatariota “Al Jazeera”, i palestinesi sono stati attaccati mentre cercavano di tornare nelle loro abitazioni. Una delle persone colpite ha affermato: “Ci hanno sparato addosso. Dobbiamo poter almeno prendere i nostri effetti personali e i vestiti dalle nostre case, in modo da poterci proteggere dal freddo nei rifugi”. Questa mattina all’alba, le navi militari israeliane avevano già aperto il fuoco con numerosi proiettili contro le coste di Khan Yunis, Al Shati e Sheik Radwan nella Striscia di Gaza, violando la tregua temporanea attualmente in vigore.
Intanto, è prevista per domani, 30 novembre, la riapertura del pronto soccorso dell’ospedale Al Shifa, nel nord della Striscia di Gaza. Secondo Marwan Abu Sada, medico dell’ospedale Al Shifa, ieri il nosocomio aveva “effettuato con successo una dialisi renale” e invitando “le persone a tornare per le cure”. Mentre le sale operatorie e i reparti non sono ancora “pronti ad accogliere i nuovi pazienti, stiamo comunque preparando il terreno per ricevere sempre più persone”, ha detto Abu Sada, sottolineando la necessità di “riparare i generatori di ossigeno che sono stati danneggiati durante l’incursione israeliana” nell’ospedale. Tuttavia, la cosa più importante di cui l’ospedale Al Shifa ha bisogno è il carburante. Dall’inizio del cessate il fuoco, venerdì scorso, 24 novembre, “non arriva più nulla all’ospedale. Credo che la maggior parte degli aiuti medici sia diretta agli ospedali del sud”, ha spiegato il medico.

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