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Medio Oriente: Israele bombarda la moschea Al Awda nel nord di Gaza

Haniyeh (Hamas): "Un nuovo negoziato solo dopo lo stop all'operazione militare di Israele a Gaza"

Gerusalemme
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Le Forze di difesa di Israele (Idf) hanno colpito oggi la moschea Al Awda, nel campo profughi di Jabalia, nei pressi di strutture che ospitano civili nel nord della Striscia di Gaza. Lo ha reso noto l’emittente panaraba satellitare di proprietà qatariota “Al Jazeera”, secondo cui l’edificio è “polverizzato”. Non ci sono finora informazioni su vittime o feriti.


Haniyeh (Hamas): “Un nuovo negoziato solo dopo lo stop all’operazione militare di Israele a Gaza”

Un’eventuale nuova fase di negoziati tra Hamas e Israele “è subordinato alla completa cessazione dell’aggressione israeliana contro la Striscia di Gaza”. Lo ha dichiarato il capo dell’ufficio politico del movimento islamista palestinese Hamas, Ismail Haniyeh, all’emittente egiziana “Al Qahera News”. “Hamas ha confermato che la fase della consegna di bambini e donne è terminata, e che l’avvio di nuovi negoziati per lo scambio di ostaggi è subordinato alla completa cessazione dell’aggressione contro la Striscia di Gaza”, ha detto Haniyeh, aggiungendo che “non sarà avviato alcun negoziato se continuano i bombardamenti e il massacro di bambini, donne e anziani”. “Siamo pronti a riprendere i negoziati per lo scambio di tutti gli ostaggi nell’ambito di un accordo globale una volta cessate le aggressioni e i bombardamenti”, ha ribadito.

“La soluzione globale (del conflitto) è legata alla questione dei prigionieri, alla fine dell’assedio della Striscia di Gaza, e al percorso politico del popolo palestinese, che prevede uno Stato palestinese indipendente con Gerusalemme capitale, nel rispetto del diritto all’autodeterminazione e delle risoluzioni internazionali”, ha sottolineato Haniyeh. Il capo dell’ufficio politico di Hamas, residente a Doha, in Qatar: “Se l’occupazione israeliana cessasse completamente il fuoco e si ritirasse da tutti i territori di Gaza, a quel punto si potrebbero avviare negoziati, attraverso i nostri fratelli in Egitto e Qatar. I negoziati non sono possibili sotto il fuoco nemico”. Dopo l’attacco terroristico di Hamas in Israele il 7 ottobre scorso, le forze israeliane hanno colpito infrastrutture dei gruppi armati islamisti nella Striscia di Gaza. Il 24 novembre, attraverso la mediazione di Qatar, Egitto, e Stati Uniti, Israele e Hamas hanno raggiunto un’intesa che ha permesso la liberazione di circa 100 ostaggi israeliani da Gaza – dove ne rimangono ancora 138 -, in cambio del rilascio di circa 300 prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane. Tuttavia, a causa di divergenze tra le parti, venerdì scorso, primo dicembre, è stata riavviata l’operazione militare israeliana a Gaza, da dove i gruppi armati hanno lanciato razzi.

Intanto i militari della 98esima divisione delle Forze di difesa israeliane (Idf) continua ad avanzare a Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza, mentre l’Aeronautica ha colpito decine di obiettivi del gruppo islamista palestinese Hamas. Lo riferiscono le Idf, spiegando che due combattenti di Hamas sbucati da un tunnel hanno aperto il fuoco contro le forze dell’unità Duvdevan, che hanno risposto uccidendo gli uomini armati e distruggendo l’ingresso del tunnel.

Nel nord di Gaza, la 460esima Brigata è avanzata nel campo di Jabaliya, catturando uno dei principali avamposti di Hamas nell’area e uccidendo diversi combattenti. Nell’area sono stati trovati tunnel e armi. Inoltre, la Marina militare ha colpito siti di Hamas lungo la costa. L’intelligence israeliana ritiene che la leadership di Hamas – Yahya Sinwar, Muhammad Sinwar e Mohammed Deif – si nasconda a Khan Younis.

Nel frattempo, un civile israeliano di 60 anni è morto a causa del lancio di un missile anti-carro a Mattat, nel nord di Israele, dal sud del Libano. Lo riferisce il quotidiano israeliano “The Times of Israel”. Le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno risposto al lancio del missile anti-carro con il fuoco aereo e dell’artiglieria sulle postazioni del movimento sciita libanese Hezbollah nel sud del Libano.

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