Med 2022: l’Italia rilancia il dialogo sui riflessi della guerra in Ucraina e le migrazioni

"Il ritorno della guerra nel continente europeo ha inasprito, anche nell’area del Mediterraneo, problemi già esistenti a cui se ne sono aggiunti di nuovi: maggiore povertà, insicurezza alimentare, scarsità di risorse energetiche”, ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo intervento all'inizio della giornata

L’Italia torna al centro del Mediterraneo allargato con i Med Dialogues, la conferenza internazionale lanciata nel 2015. Dai riflessi della guerra in Ucraina sulla regione, in particolare in tema di energia e sicurezza alimentare, alla lotta ai flussi migratori illegali andando alla radice del problema nell’Africa subshariana, l’Italia rilancia il dialogo internazionale con l’ambizioso obiettivo di “andare al di là del caos” e di proporre “un’agenda positiva”. “Il ritorno della guerra nel continente europeo ha inasprito, anche nell’area del Mediterraneo, problemi già esistenti a cui se ne sono aggiunti di nuovi: maggiore povertà, insicurezza alimentare, scarsità di risorse energetiche”, ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo intervento all’inizio della giornata. Per il capo dello Stato, siamo “ancora una volta di fronte al bivio. Cosa permette di guardare al progresso dell’umanità? La guerra o la pace?. Dobbiamo partire da quei principi posti alla base della nostra convivenza civile e fondati nel quadro delle Nazioni Unite”, ha aggiunto.

La crescita dei Paesi posti sulle rive del Mediterraneo passa anche “per una comune e lungimirante gestione dei flussi migratori che impoveriscono i Paesi di origine di energie utili allo sviluppo delle loro comunità”, ha aggiunto il capo dello Stato. Si tratta, ha aggiunto Mattarella, di “una questione decisiva e globale, come ben sa l’Organizzazione internazionale delle migrazioni, legata a dinamiche demografiche e d’interconnessione mondiale che appare vano pensare possa eclissarsi e che dobbiamo, invece, in una logica di comune interesse, impegnarci a gestire”.

L’Italia vuole svolgere un ruolo da protagonista per la collaborazione sempre più stretta tra Europa e Africa, ha detto per parte sua il ministro degli Affari esteri, Antonio Tajani, intervenendo alla cerimonia di apertura. “Le riflessioni di questi giorni partono dalla consapevolezza della nostra interdipendenza nel Mediterraneo, da sempre crocevia di culture e piattaforma di connettività tra Europa, Asia e Africa”, ha detto il ministro, sottolineando come si debba guardare all’altra sponda del Mediterraneo “con spirito africano e non con spirito europeista”.

Sul tema delle migrazioni è intervenuto anche Papa Francesco, con un messaggio letto nel corso della cerimonia di apertura. “La migrazione è essenziale per il benessere dell’area del Mediterraneo e non può essere fermata. Pertanto, è nell’interesse di tutte le parti trovare una soluzione comprensiva dei vari aspetti e delle giuste istanze, che sia vantaggiosa per tutti, che garantisca sia la dignità umana sia la prosperità condivisa”, ha detto il Papa. “Penso in particolare all’incapacità di trovare soluzioni comuni alla mobilità umana nella regione, che continua a comportare una perdita di vite umane inammissibile e quasi sempre evitabile, soprattutto nel Mediterraneo”, ha aggiunto.

Najla el Mangoush, la ministra degli Affari esteri libica, ha detto che bisogna pensare a “soluzioni differenti” per la lotta alle migrazioni illegali nel Mediterraneo, perché “motovedette e guardie” non risolvono il problema alla radice. “Dico ai nostri amici in Italia e nell’Unione Europea che dobbiamo guardare a soluzioni differenti per le migrazioni: per me motovedette e guardie non sono soluzioni”, ha detto Mangoush, auspicando un’azione a più ad ampio spettro, che prenda in considerazione le “cause profonde” della migrazione illegale. “La Libia non è l’obiettivo di questi migranti che passano per il nostro Paese cercando di raggiungere l’Europa in cerca di una vita migliore”, ha detto la ministra. L’esponente del governo di Tripoli ha poi indicato due “passi pratici” da cui iniziare: “Primo, dobbiamo lavorare con i Paesi africani e fornire fondi per lo sviluppo e creare opportunità di sviluppo. Secondo, servono risorse ed attrezzature per controllare e mettere in sicurezza i confini (meridionali)”, ha aggiunto.

Quanto alla crisi in Ucraina, è da menzionare l’intervento del ministro degli Affari esteri della Turchia, Mevlut Cavusoglu “Come porre fine alla guerra è una domanda molto difficile. Ora è più complicato di prima, ci sono molti più attori e dobbiamo tornare al tavolo dei negoziati”, ha proseguito il ministro. “Attualmente l’Ucraina ha ripreso il controllo di alcuni territori occupati ma la Russia sta colpendo le infrastrutture civili. Penso che prima della primavera avremo una visione completa della situazione e del tavolo negoziale. Noi come Turchia continueremo i nostri sforzi”, ha affermato Cavusoglu.

L’Italia, dunque, torna al centro del Mediterraneo – sia fisicamente che diplomaticamente – con l’obiettivo di affrontare le principali sfide e rafforzare la cooperazione intra-regionale, intorno a quattro pilastri: “Sicurezza condivisa”; “Prosperità condivisa”; “Migrazioni”; “Cultura e società civile”. La principale iniziativa di diplomazia pubblica della Farnesina a cadenza annuale mira a favorire un dibattito aperto e informale di alto livello sulle sfide nel Mediterraneo allargato per dare sostanza alla centralità di quest’area strategica per la politica estera dell’Italia, attraverso la definizione condivisa di una “agenda positiva” per il rilancio della regione: da epicentro di crisi, il Mediterraneo deve tornare ad essere spazio di crescita e sviluppo per i suoi popoli, oltre che piattaforma materiale e ideale di connessione tra Europa, Africa e Asia.

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