Mattarella a Palermo: “Falcone e Borsellino dimostrarono che la mafia poteva essere sconfitta”

Oggi il presidente della Repubblica rende omaggio ai due magistrati, insieme a molti esponenti del governo: i ministri dell'Istruzione Patrizio Bianchi, dell'Interno Luciana Lamorgese, della Giustizia Marta Cartabia, dell'Università Maria Cristina Messa, degli Esteri Luigi Di Maio

capaci mattarella falcone e borsellino

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è arrivato al Foro Italico di Palermo dove ha appena preso il via l’iniziativa dal titolo “La memoria di tutti. L’Italia, Palermo trent’anni dopo”, promossa dalla Fondazione Giovanni e Francesca Falcone. Accolto da un lungo applauso, sono presenti assieme al capo dello Stato la presidente della Fondazione Falcone, Maria Falcone, il presidente della Camera, Roberto Fico, il ministro degli Esteri, Luigi di Maio, dell’istruzione Patrizio Bianchi, dell’Interno Luciana Lamorgese, della giustizia Marta Cartabia, dell’Università Maria, Cristina Messa. A Palermo anche il capo della Polizia Lamberto Giannini, il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo, il procuratore di Roma Francesco Lo Voi.

“Sono trascorsi trent’anni da quel terribile 23 maggio allorché la storia della nostra Repubblica sembrò fermarsi come annientata dal dolore e dalla paura. Il silenzio assordante dopo l’inaudito boato rappresenta in maniera efficace il disorientamento che provò il Paese di fronte a quell’agguato senza precedenti” ha detto il capo dello Stato secondo cui “del tutto al contrario di quanto avevano immaginato gli autori del vile attentato” in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo, e gli uomini della scorta “allo smarrimento iniziale seguì l’immediata reazione delle Istituzioni democratiche”. “Il dolore e lo sgomento di quei giorni” per le stragi di mafia “divennero la drammatica occasione per reagire al violento attacco sferrato dalla mafia, a quella ferocia la nostra democrazia si oppose con la forza degli strumenti propri dello Stato di diritto” ha aggiunto precisando che “nel 1992 Giovanni Falcone e Paolo Borsellino “furono colpiti perché, con la loro professionalità e determinazione, avevano inferto colpi durissimi alla mafia, con prospettive di ulteriori seguiti di grande efficacia, attraverso una rigorosa strategia investigativa capace di portarne allo scoperto l’organizzazione”. “La mafia li temeva per questo: perché avevano dimostrato che essa non era imbattibile e che lo Stato era in grado di sconfiggerla attraverso la forza del diritto”, ha rimarcato il presidente. “Falcone era un grande magistrato e un uomo con forte senso delle istituzioni, non ebbe mai – ha ricordato il capo dello Stato – la tentazione di distinguere le due identità perché aveva ben chiaro che la funzione del magistrato rappresenta una delle maggiori espressioni della nostra democrazia e, in qualunque ruolo, ha sempre inteso contribuire, con competenza e serietà, all’affermazione dello Stato di diritto”. Per Mattarella, inoltre, “la portata della sua eredità è resa evidente anche dalle modalità della celebrazione di oggi, attraverso la quale viene rinnovato l’impegno contro la mafia”.

Giovanni Falcone, ha ricordato il presidente della Repubblica, “coltivava il coraggio contro la viltà, frutto della paura e della fragilità di fronte all’arroganza della mafia”. “Falcone – ha aggiunto – non si abbandonò mai alla rassegnazione o all’indifferenza ma si fece guidare senza timore dalla ‘visione’ che la sua Sicilia e l’intero nostro Paese si sarebbero liberati dalla proterva presenza della criminalità mafiosa. Questa ‘visione’ gli conferiva la determinazione per perseguire con decisione le forme subdole e spietate attraverso le quali si manifesta l’illegalità mafiosa”.

Di Maio ha ricordato oggi Marcelo Pecci, il procuratore paraguaiano di origini italiane ucciso qualche settima fa. “Sicuramente un pensiero va a Marcelo Pecci, procuratore anti-narcos assassinato in viaggio di nozze qualche settimana fa in Paraguay”, ha detto il capo della diplomazia italiana, è “uno di quei rappresentanti delle forze giudiziarie che si sono formate con noi”. Il procuratore paraguaiano specializzato nel contrasto al crimine organizzato, al narcotraffico e al riciclaggio di denaro, è stato assassinato in pieno giorno in una spiaggia caraibica della Colombia. Di Maio ha sottolineato come il 2021 sia stato, anche grazie alla presidenza italiana del G20, un “anno importante” per la cooperazione giudiziaria. “Grazie al contributo della normativa europei progetti importanti con EL PACcTo, lavoriamo con l’America Latina (..) per ridurre le difficoltà di collaborazione giudiziaria”, ha detto Di Maio.

Il capo dello Stato ha raggiunto al Foro Italico i mille studenti provenienti da tutt’Italia. La delegazione di giovani che prenderà parte alle iniziative non sarà l’unico segno della volontà della scuola di essere presente e di testimoniare il legame imprescindibile tra l’educazione e la lotta contro le mafie. La città di Palermo ospiterà infatti 1.400 lenzuoli realizzati da 1.070 istituti scolastici che hanno accolto l’appello del ministero dell’Istruzione e della Fondazione Falcone.

Draghi: “Grazie al coraggio di Falcone, l’Italia è diventata un Paese più libero e giusto”

“A trent’anni dalla Strage di Capaci, il governo ricorda con profonda commozione Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro. La loro memoria è forte, viva, universale. Grazie al coraggio, alla professionalità, alla determinazione di Falcone, l’Italia è diventata un Paese più libero e più giusto”. Lo afferma, in una nota, il presidente del Consiglio Mario Draghi nel trentennale della strage di Capaci. “Falcone e i suoi colleghi del pool antimafia di Palermo non hanno soltanto inferto colpi decisivi alla mafia. Il loro eroismo ha radicato i valori dell’antimafia nella società, nelle nuove generazioni, nelle istituzioni repubblicane – aggiunge -. Oggi dobbiamo continuare a far rivivere il senso più profondo dell’eredità di Falcone, nella lotta senza quartiere alla criminalità organizzata e nella ricerca della verità. Lo dobbiamo ai loro cari e ai cari di tutte le vittime dello stragismo mafioso”, conclude Draghi.

Leggi anche altre notizie su Nova News
Seguici sui canali social di Nova News su Facebook, Twitter, LinkedIn, Instagram, Telegram