Mali: i combattenti tuareg organizzano la difesa contro i jihadisti con il sostegno di esercito e missione Ue

L'appoggio delle forze maliane e dell'unità di combattimento di Eutm Mali ai combattenti tuareg avviene nel quadro della rinnovata offensiva che i miliziani dello Stato islamico stanno effettuando nelle aree fino ad ora coperte dalla presenza dell'operazione Barkhane

I combattenti dei gruppi tuareg riuniti nel Movimento per la salvezza dell’Azawad (Msa), ora sostenuti dalle Forze armate maliane (Fama), si stanno posizionando nelle aree di Menaka, nella regione di Gao, che verranno presto abbandonate dalla forza europea a guida francese Takuba. Lo riferiscono fonti di stampa maliane, precisando che nei giorni scorsi si è diretto in quest’area un convoglio delle Forze armate maliane accompagnato dall’ottava unità della missione dell’Unione europea in Mali (Eutm Mali) nota come ottavo Gtia (Gruppo tattico ad armi combinate), al fianco dei combattenti del Movimento per la salvezza dell’Azawad (Msa) – che riunisce gli ex gruppi ribelli tuareg firmatari dell’accordo di pace con il governo di Bamako – e di quelli della fazione dell’Msa nota con il nome di Gatia, guidata dal generale El Hadj Ag Gamou. Secondo le fonti, negli spostamenti avvenuti l’8 giugno il convoglio è stato inoltre scortato da due elicotteri dell’esercito maliano e non è stato attaccato.

L’appoggio delle forze maliane e dell’unità di combattimento di Eutm Mali ai combattenti tuareg avviene nel quadro della rinnovata offensiva che i miliziani dello Stato islamico stanno effettuando nelle aree fino ad ora coperte dalla presenza dell’operazione Barkhane, ed in conseguenza del progressivo smantellamento di quest’ultima, seguita ai dissapori francesi con il governo militare salito al potere a Bamako con il doppio colpo di Stato del 2020 e 2021. Dal mese di marzo, poche settimane dopo l’inizio del ritiro francese, violenti scontri sono scoppiati nella regione di Menaka fra miliziani dello Stato islamico nel Grande Sahara (Eigs) e i combattenti del Movimento per la salvezza dell’Azawad (Msa), che per quasi quattro mesi sono stati l’unico bastione antijihadista rimasto nella regione.

Gli ultimi scontri sono iniziati sabato scorso, 4 giugno, provocando decine di morti. Fonti militari e della sicurezza precisano che il ramo saheliano dello Stato islamico è all’offensiva nell’area di Anderamboukane e Tadjalalt dall’inizio di marzo, mentre i media locali sottolineano che gli scontri iniziati sabato sono proseguiti in momenti diversi fino all’indomani, vedendo per la prima volta truppe delle Forze armate maliane (Fama) schierarsi al fianco dell’Msa, fedele al suo fondatore Moussa Ag Acharatoumane, e della fazione Gatia, guidata dal generale El Hadj Ag Gamou. In un messaggio su Twitter Ag Acharatoumane ha peraltro smentito le voci di un suo ferimento in battaglia insieme ad Ag Gamou, sul cui stato non ci sono invece notizie confermate. Fonti dell’Msa e della Gatia hanno riferito che i feriti sono stati evacuati negli ospedali di Menaka, dove ricevono le cure necessarie. L’offensiva jihadista che i combattenti dell’Msa contrastano da inizio marzo ha colpito peraltro diverse località al confine tra Mali e Niger.

In quest’area i primi scontri hanno coinvolto in particolare le località di Tamalat e Inchinanane, provocando con un pesante tributo di vittime pagato in particolare dalla comunità berbera di Daoussahak, tribù dominante nella regione di Menaka e i cui membri compongono la fazione del movimento Msa rimasta fedele al suo fondatore Moussa Ag Acharatoumane. Secondo fonti locali, a marzo oltre 100 civili sarebbero stati uccisi in ripetuti attacchi condotti dai jihadisti in zona, mentre i combattenti dell’Azawad tentavano di organizzare una risposta armata ingaggiando scontri quasi quotidiani. Attacchi analoghi e nella stessa area erano stati registrati a partire dall’8 marzo, nonostante le Forze di difesa e sicurezza del Mali e le truppe della Missione delle Nazioni Unite per la stabilizzazione del paese (Minuzia) avessero rafforzato la loro presenza con pattuglie e postazioni. In un messaggio postato sull’account ufficiale Twitter, la stessa missione Minusma aveva allora deplorato la perdita di “numerose vittime” nel quadro degli scontri fra gruppi armati avvenuti negli ultimi giorni a Tamalat. In seguito agli attacchi, centinaia di persone sono state costrette alla fuga, con evidenti difficoltà a organizzare la risposta umanitaria.

La recrudescenza di attacchi jihadisti in questa parte del Mali coincide con l’avvio del ritiro delle truppe francesi ed europee dal Paese saheliano, in seguito ai dissapori consumatisi fra Parigi e la giunta militare al potere a Bamako dopo il doppio colpo di Stato del 2020 e 2021. Entro la prossima estate, la Francia prevede infatti di dimezzare dagli attuali oltre 5 mila effettivi a circa 2.500 uomini la sua presenza militare in Mali, organizzata nella missione Barkhane e nella Task force europea Takuba: il progressivo ritiro ha interessato da subito proprio le basi militari di Gossi, Menaka e Gao, che sono state chiuse, e che sono vicine ad aree oggi sono interessate da nuovi violenti attacchi. La chiusura delle basi di Menaka e Gao, dove sono attualmente presenti i militari italiani di stanza in Mali, comporterà prossimamente il trasferimento degli uomini verso altre destinazioni regionali, in particolare il Niger, che ha ufficialmente dato disponibilità ad accogliere le truppe.

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