Mali: caso Wagner, si acuisce la frattura con la Francia dopo le dichiarazioni di Bamako all’Onu

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La possibilità che il governo di transizione del Mali faccia ricorso a mercenari russi per rafforzare il contrasto al terrorismo jihadista nel Sahel, colmando così il vuoto lasciato dal prossimo ritiro delle truppe dell’operazione a guida francese Barkhane, ha aperto nelle ultime settimane una frattura tra Bamako e Parigi che si annuncia di difficile soluzione. Al centro del dibattito c’è un presunto accordo di cooperazione militare che il governo di Bamako – guidato dai militari golpisti che nell’ultimo anno hanno deposto con la forza prima il presidente Ibrahim Boubacar Keita, quindi il presidente della transizione Bah Ndaw e il primo ministro Moctar Ouane – starebbe per concludere con la società di sicurezza privata russa Wagner, i cui militari sono da tempo sotto i riflettori internazionali per pratiche ritenute non rispettose dei diritti umani. Secondo fonti stampa, l’intesa prevedrebbe l’invio di mille formatori Wagner in Mali per un contratto di formazione delle truppe locali che costerebbe a Bamako circa 10 milioni di dollari al mese.

La prospettiva di un’azione ed influenza del gruppo Wagner su un territorio – quello maliano – tradizionalmente legato alla Francia ha suscitato reazioni internazionali alle quali il primo ministro maliano Choguel Kokalla Maiga ha risposto nel corso dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. Nel suo discorso, Maiga ha accusato Parigi di aver abbandonato il Mali ritirando l’operazione Barkhane attiva nel Sahel. “L’annuncio unilaterale del ritiro di Barkhane e della sua trasformazione ha ignorato il legame che lega noi, l’Onu, il Mali e la Francia, in prima linea nella lotta contro la destabilizzazione”, ha detto Maiga, per il quale “di rado un Paese è stato così duramente colpito da un concatenarsi di crisi”. Il premier ha sottolineato come la situazione “non smetta di deteriorarsi”, ad un punto tale che “intere porzioni del territorio nazionale sfuggono al controllo del governo”. Pronta la reazione della ministra della Difesa francese, Florence Parly, che ha definito “indecenti” e “inaccettabili” le dichiarazioni del premier maliano, sottolineando la volontà francese di lasciare sul territorio maliano “ancora diverse migliaia” di militari, segno di “un Paese che non ha l’intenzione di andarsene”. La ministra ha quindi ribadito che, concretizzando un’alleanza con il gruppo Wagner, Bamako non rispetterebbe “gli impegni presi nei confronti della comunità internazionale”.

La scorsa settimana la ministra Parly aveva già messo in guardia le autorità di transizione del Mali dal concludere un accordo con la compagnia paramilitare russa, definendo il potenziale accordo come “estremamente preoccupante”, dal momento che minerebbe gli sforzi della Francia per contrastare la minaccia jihadista nella regione del Sahel. “Se le autorità maliane stipulassero un contratto con Wagner, questo sarebbe estremamente preoccupante e contraddittorio, incoerente con tutto ciò che abbiamo fatto per anni e che intendiamo fare per sostenere i Paesi della regione del Sahel”, ha detto Parly nel corso di un’audizione a una commissione parlamentare. Parole di condanna sono arrivate anche dal ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, per il quale una cooperazione tra la giunta al potere in Mali e la compagnia russa Wagner “è assolutamente inconciliabile” con la presenza di una forza francese sul territorio. Il capo della diplomazia francese ha a sua volta ricordato che unità della Wagner si sono già contraddistinte in Siria e nella Repubblica Centrafricana per “abusi, furti e violazioni di tutti i generi” e che il loro arruolamento non può “essere una soluzione”. Secondo fonti citate dalla stampa internazionale l’accordo potrebbe garantire al gruppo Wagner anche l’accesso a tre giacimenti minerari, due d’oro e uno di magnesio.

Parly è del resto rientrata da poco da un tour in Mali e Niger, dove nel tentativo di contenere la crisi è partita in tempi rapidi, e dove ha incontrato le rispettive autorità per rassicurarle sul rispetto degli impegni presi dai francesi nei loro territori. Nel corso dei colloqui avuti con il ministro maliano della Difesa, Sadio Camara Parly, ha quindi ribadito che la Francia e i partner che sono al fianco del Paese saheliano non vogliono l’arrivo di mercenari russi del Gruppo Wagner ma il ritorno dello Stato maliano. In un’intervista rilasciata al quotidiano “Le Monde”, Parly è tornata a sottolineare che se il Mali stringesse un accordo con il gruppo paramilitare Wagner “si isolerebbe dal resto della comunità internazionale”, in quello che sarebbe uno “strano modo di rafforzare” la propria sovranità. Prendendo una simile decisione Bamako creerebbe una “grave incompatibilità” con il sostegno della comunità internazionale, ha aggiunto Parly, sottolineando che il “ricorso a dei mercenari” e la presenza francese in Mali sono due realtà “che non possono coesistere”.

Alla richiesta di giustificare i colloqui con la società russa il governo del Mali ha reagito in un primo momento affermando di non aver firmato alcun accordo di cooperazione militare con la compagnia di sicurezza privata, ma sottolineando al contempo l’intenzione di diversificare le sue relazioni per garantire la sicurezza del Paese. “Non abbiamo firmato nulla con Wagner, ma stiamo discutendo con tutti”, ha detto il ministro della Difesa Camara citato da “Mali Actu”, mentre il premier Maiga all’Onu ha insistito sugli effetti devastanti che le continue violenze hanno su chi vive nel Paese. “I miei concittadini vivono sotto l’influenza di gruppi terroristici e armati e con i loro diritti più elementari violati. Il loro accesso ai servizi di base rimane ipotetico a causa della debole presenza dello Stato”, ha detto Maiga, invitando le Nazioni Unite a proseguire la missione Minusma nel Paese e a “mettere sul tavolo la richiesta di un mandato più robusto” e di un rafforzamento della stessa. Se i dettagli della visita effettuata da Camara a Mosca lo scorso 4 settembre non sono mai stati divulgati, il portavoce del Cremlino, Dmitrj Peskov, ha da parte sua negato in toto che il Cremlino fosse al corrente dei colloqui maliano-russi: “Siamo in contatto, anche attraverso l’esercito, con molti Paesi, compreso il continente africano”, ha detto Peskov nel corso di una videoconferenza stampa, aggiungendo tuttavia che “non ci sono rappresentanti delle forze armate russe lì (in Mali), e non sono in corso negoziati ufficiali”.

In un Paese dove il sentimento anti-francese è stato esacerbato negli ultimi anni da ripetute violenze e tentativi di prendere il potere con la forza, nella dichiarata assenza di uno Stato centrale, nuove proteste sono scoppiate a Bamako. La scorsa settimana migliaia di persone hanno preso parte a una nuova manifestazione nella capitale per ribadire il loro sostegno alle autorità di transizione e chiedere legami più stretti con la Russia. La manifestazione, secondo quanto riportato dai media locali, è stata organizzata dal movimento Yerewolo, che si oppone alla presenza delle forze francesi in Mali. Molti partecipanti al raduno hanno sventolato bandiere del Mali, così come alcune bandiere russe, oltre che cartelli con su scritto: “Viva Assimi (Goita, presidente della Transizione), viva la transizione, viva il governo”. Riferendosi all’operazione militare francese Serval, lanciata nel 2013 contro i jihadisti nel nord del Mali e che poi ha assunto il nome di Barkhane nel 2014, il suo portavoce Siriki Kouyaté ha dichiarato che “la Francia e la comunità internazionale hanno trascorso (in Mali) nove anni senza risultati, senza sicurezza, senza protezione di persone e proprietà”. La presidente del Gruppo dei patrioti del Mali (Gpm), Keita Fatoumata Kouyaté, dal canto suo ha assicurato che una petizione lanciata dal suo movimento nel 2016 per chiedere alla Russia di intervenire in Mali ha finora raccolto 19 milioni di firme e quasi 8 milioni di dollari. “Oggi il Mali sta attraversando tempi difficili, ma non dobbiamo disperare della nostra nazione, del nostro Stato”, ha detto il colonnello Goita in un discorso trasmesso in occasione del 61mo anniversario dell’indipendenza.

In precedenza anche la piattaforma Debout sur les remparts (Yerewolo), organizzazione non governativa attiva in Mali, aveva rivolto un appello pubblico al capo della giunta militare al potere a Bamako, Assimi Goita, con la richiesta di espellere le truppe francesi dal Paese. Un’ondata di manifestazioni ha interessato diverse parti del Paese per chiedere il ripristino della sovranità del Mali e il ritiro del contingente militare francese, in iniziative dove gli autori dell’appello hanno anche affermato di considerare la cooperazione con la Russia l’unica opzione accettabile per l’intervento straniero e si sono detti fiduciosi che Mosca si schiererà dalla loro parte e aiuterà a restituire la libertà al Mali. “Noi giovani abbiamo organizzato questa manifestazione per il ritiro delle forze armate francesi dal territorio nazionale del Mali. Vogliamo dare un contributo alla soluzione definitiva della crisi e ripristinare i valori della sovranità della nostra nazione”, si legge nella lettera. “Non nascondiamo e riaffermiamo la nostra comune disponibilità con le nuove autorità di transizione a dare priorità alla cooperazione militare con la Russia per il rapido ripristino della Repubblica, in modo da poter lottare per la stabilità a lungo termine, che porterà alla nostra sovranità assoluta”, affermala missiva, che arriva poche settimane dopo l’incontro avvenuto a fine agosto tra il viceministro della Difesa russo Alexander Fomin e il suo omologo maliano Sadio Camara a margine del forum Army-2021, che si è tenuto a Mosca, in occasione del quale le due parti hanno discusso dell’attuazione di progetti comuni nel settore della Difesa.

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