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Malesia, il premier Ismail: “I rischi economici possono anticipare il ritorno alle urne”

L'attuale mandato parlamentare scade a luglio 2023, ma la combinazione del conflitto in Ucraina, della brusca frenata dell'economia cinese e della recessione Usa incombono sul futuro prossimo del Paese

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Il primo ministro della Malesia, Ismail Sabri Yaakob, ritiene ancora possibile un ritorno alle urne entro la fine del 2022 per effetto dei rischi economici legati alla crisi inflattiva globale. Intervistato dal quotidiano “Nikkei”, il primo ministro ha avvertito che nei prossimi mesi “l’economia non andrà bene”, e quindi “non potremo trascinare (le elezioni) sino al prossimo anno, o avrebbe contraccolpi sul governo”. Dalle dichiarazioni del capo del governo malese traspare il dilemma dell’Organizzazione nazionale dei malay uniti (Umno), principale partito conservatore del Paese, che affronta in queste settimane uno scandalo corruttivo legato a una commessa multimiliardaria per la marina militare del Paese. Tornare presto alle urne rischierebbe di esporre il partito e le forze di governo alle ricadute dello scandalo in termini di consensi. Rinviare il voto al prossimo anno, però, sottoporrebbe il governo al giudizio popolare in una congiuntura che si preannuncia difficilissima sul piano economico.


Nel fine settimana Ismail ha doppiato il primo anno del suo mandato a capo del governo, in un contesto segnato da forte frammentazione politica. L’attuale mandato parlamentare scade a luglio 2023, ma la combinazione del conflitto in Ucraina, della brusca frenata dell’economia cinese e della recessione Usa incombono sul futuro prossimo della Malesia. “La Cina è il nostro primo partner commerciale, mentre gli Usa sono il nostro maggiore investitore estero. Quando le loro economia rallentano, esercitano un impatto diretto sulla crescita della Malesia”, ha sottolineato il premier. Al contempo, Ismail ha evidenziato che per ora l’economia malese è tra le più dinamiche del Sud-est asiatico, con una crescita del Pil dell’8,9 per cento annuo nel secondo trimestre. Anche se il parlamento fosse sciolto quest’anno, le forze di maggioranza dovrebbero fare i conti con il forte aumento del costo della vita e con gli scandali dell’Umno e del suo ex leader, l’ex primo ministro Najib Razak, impegnato nell’ultimo ricorso in appello contro la sua condanna per la malversazione del fondo sovrano 1Mdb.

Uno scandalo multimiliardario relativo a una commessa per l’acquisizione di navi da guerra ha investito L’Organizzazione nazionale dei malay uniti (Umno), principale partito conservatore della Malesia e primo azionista dell’attuale coalizione di governo, che appare dunque meno propenso ad accelerare il ritorno alle urne entro la fine del 2022. La commessa per la fornitura di sei navi da combattimento litoraneo per la Marina – il contratto del valore nominale più alto tra quelli a beneficio delle forze armate malesi – si trascini dal 2011. Proprio quell’anno, al termine di una gara d’appalto aperta, il contratto per la realizzazione delle navi venne affidato ai Cantieri navali Boustead (Bns). La consegna della prima nave era fissata per il 2019, ma sinora non è stata completata nemmeno la fase di progettazione delle navi, nonostante lo Stato abbia già versato 6 miliardi di ringgit (1,8 miliardi di dollari) dei 9 miliardi totali. A rivelare i dettagli è stata la Commissione bipartisan dei conti pubblici (Pac), che così facendo ha innescato uno scandalo e la richiesta di indagini per corruzione. Il ministro della Difesa Hishammuddin Hussein, esponente dell’Umno, ha tentato una difesa affermando che la prima nave potrebbe essere realizzata in “un anno o due”. Proprio il ministro è ritenuto uno dei “padrini politici” dell’affare, assieme all’ex leader dell’Umno ed ex premier Najib Razak, già al centro dello scandalo corruttivo del fondo sovrano 1Mdb.

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