L’incontro Calenda-Meloni e il voto in Lombardia agitano la Lega di Salvini

Il punto del direttore Riccardo Bormioli

GIORGIA MELONI PREMIER CARLO CALENDA SENATORE AZIONE

Quel Terzo Polo che dopo l’incontro di due giorni fa a palazzo Chigi tra Carlo Calenda e Giorgia Meloni, ha cominciato a dialogare con l’esecutivo pur nella differenza di posizioni ben chiare, non agita solo Forza Italia alle prese con divisioni interne tra governisti e “cerchio magico” sabotatore, ma anche la Lega. Matteo Salvini nel commentare il faccia a  faccia tra Meloni e Calenda ha scelto la strada dell’ironia, “gli affideremo un cantiere” ha detto parlando del leader di Azione, ma in realtà a via Bellerio c’è preoccupazione per un dialogo che non si sa dove possa portare in tempi medio-lunghi. Alle prese con sondaggi che continuano a sottrarre percentuali di consenso al partito e con una fronda interna che rischia di materializzarsi nella richiesta di un cambio di leadership, Salvini punta ormai quasi tutto sul voto del 12 febbraio in Lombardia.

La ripartenza del partito, ha detto più volte ai suoi fedelissimi si concretizzerà proprio dalla regione Lombardia. Tutti fino a poche settimane fa davano per scontata la riconferma di Attilio Fontana anche per il fallimento di qualunque intesa fra le opposizioni che hanno scelto di presentare ciascuno un proprio candidato. Da giorni però sembra respirarsi un’aria diversa fatta di timori e preoccupazioni. Secondo gli ultimi sondaggi Fontana e Letizia Moratti, candidata proprio da Calenda, raccolgono più o meno gli stessi consensi con una leggera prevalenza ancora per il governatore uscente che, va ricordato, rimane il candidato dell’alleanza di centrodestra, di tutta l’alleanza. Ma è proprio sul quel “tutta” che pesa qualche dubbio.

Non è una novità che Giorgia Meloni ha sempre manifestato stima e simpatia per la Moratti che avrebbe visto come candidata ideale per una coalizione che ha bisogno di estendere il proprio consenso tra l’elettorato moderato e liberale. Per non mettere a rischio l’alleanza di Governo il premier ha accettato la ricandidatura di Fontana togliendo dal tavolo una possibile frizione con Salvini.

Ma quell’incontro a palazzo Chigi e la stima reciproca che si è potuta misurare tra Meloni e Calenda, tra le fila della Lega ha generato come detto ombre e timori. Timori che sottobanco qualche elettore di Fratelli d’Italia possa nel segreto dell’urna tradire l’accordo su Fontana per convergere sulla Moratti. D’altra parte sono in molti a sostenere che il grande successo di Giorgia Meloni in Veneto sia stato possibile anche perchè una certa quota di elettori leghisti ha scelto Fratelli d’Italia abbandonando Salvini. Sarà così anche in Lombardia il prossimo 12 febbraio? A via Bellerio sono in molti a temerlo.

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