L’impatto delle nuove sanzioni Usa sulla tenuta finanziaria della Russia

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Divieto agli istituti finanziari statunitensi di partecipare al mercato primario per le obbligazioni denominate in rubli o non in rubli emesse dopo il 14 giugno 2021 dalla Banca centrale, dal Fondo nazionale di previdenza o dal ministero delle Finanze della Federazione Russa. Con questa direttiva il governo degli Stati Uniti espande le sanzioni sul debito sovrano russo e, ovviamente, ora a Mosca si guarda con attenzione ai riflessi relativi al rublo. Se in apertura della Borsa di Mosca la valuta russa ha perso oltre il 2 per cento – sulla scia dell’annuncio delle sanzioni pubblicato da diversi media statunitensi –, ora il rublo sembra reggere, probabilmente anche perché trovato già in ribasso. Nel 2019 l’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump andò a colpire la Russia impedendole di ricevere prestiti dal Fondo monetario internazionale (Fmi) e dalla Banca mondiale e vietando alle aziende statunitensi l’acquisto di obbligazioni in valuta estera russe di nuova emissione. Tutto ciò non ha influenzato troppo l’economia e le finanze russe, soprattutto perché le imprese Usa possono continuare ad acquistare le obbligazioni di prestito federale (Ofz), titoli di credito con cedola emessi dal governo di Mosca.

Le Ofz costituiscono la spina dorsale del debito pubblico russo: vendendo queste obbligazioni, infatti, l’esecutivo russo sta colmando il deficit di bilancio formatosi a causa della crisi del coronavirus. Le sanzioni odierne impediscono l’accesso primario agli Ofz, ma non quello secondario, ovvero attraverso altri mercati. È chiaro, tuttavia, che andare a toccare gli Ofz comporta un contraccolpo per Mosca decisamente “doloroso”: vanno a danneggiare il Paese aumentando i costi di prestito e indebolendo il rublo colpendo la sola emissione primaria, mentre gli investitori internazionali continueranno ad acquistare sui mercati secondari. Dopo l’annuncio delle sanzioni il ministero delle Finanze russo ha fatto sapere che offrirà solo buoni del tesoro Ofz di nuova emissione e interromperà l’offerta di opzioni di finanziamento aggiuntive di Ofz dopo il 14 giugno, data dalla quale entrerà in vigore il divieto imposto dalle nuove sanzioni statunitensi. Il ministero, d’altronde, spiega di aver tagliato il suo piano di indebitamento interno statale per il 2021 di 875 miliardi di rubli (circa 11,45 miliardi di dollari) e ciò consente flessibilità ai sui programmi di collocamento di obbligazioni.

Inoltre, quando vengono emessi nuovi pacchetti sanzionatori, l’attenzione si deve rivolgere inevitabilmente verso il rublo: la Banca centrale russa è riuscita a contenere le fluttuazioni della valuta nonostante il crollo dei prezzi del petrolio causato anche dalla pandemia di coronavirus. In primis è giusto ricordare che il 20-25 per cento del debito in rubli è tradizionalmente di proprietà di soggetti stranieri, comprese le banche statunitensi. A ciò si aggiunga che la minaccia di nuove sanzioni potrebbe convincere alcuni attori stranieri a ritirare i loro asset in rubli, con effetti chiaramente negativi per la stabilità della divisa russa.

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