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Libia: passaggio di consegne tra Sarraj e Dabaiba, il nuovo governo si insedia a Tripoli

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Si è concluso con successo oggi in Libia il passaggio di consegne tra il Governo di accordo nazionale uscente (Gna) e il nuovo Governo di unità nazionale (Gun). L’insediamento del nuovo esecutivo transitorio nella sede del Consiglio dei ministri nella capitale libica, Tripoli, è dunque ufficiale. Il premier uscente, Fayez al Sarraj, ha ricordato che il suo Consiglio presidenziale ha combattuto due guerre: una contro il terrorismo e un’altra per difendere la capitale Tripoli dall’aggressione delle forze alleate al generale Khalifa Haftar. E questo nonostante le ingerenze esterne e le divisioni interne subite nel corso degli anni. Basti pensare che il Consiglio presidenziale nato con gli accordi di Skhirat del dicembre 2015 è passato dai nove membri iniziali agli appena quattro dell’ultimo, drammatico periodo. Sarraj ha ribadito la sua volontà di consegnare pacificamente il potere al nuovo governo guidato dal premier Abdulhamid Dabaiba, pur sollecitando che le elezioni si tengano nella data prevista del prossimo 24 dicembre.


A sua volta, il nuovo capo del Consiglio di presidenza, Mohammed Menfi, ex ambasciatore in Grecia, ha lodato gli sforzi del Gna alla luce delle molteplici difficoltà che ha dovuto affrontare. “Il nuovo Governo di unità nazionale porterà il Paese alle elezioni di fine anno, attraverso l’unificazione delle istituzioni e la riconciliazione nazionale”, ha detto Menfi. Da parte sua, il primo ministro Dabaiba ha ribadito la propria determinazione ad attuare le riforme e a completare i passi già avviato dal Gna in vari campi. Ieri, 15 marzo, i ministri del nuovo governo libico hanno prestato giuramento alla Camera dei rappresentanti libica riunita nella sua sede temporanea a Tobruk, nella Libia orientale. Mercoledì scorso, 10 marzo, la squadra proposta da Dabaiba ha ottenuto la fiducia del parlamento riunito a Sirte con 132 voti su 178 deputati con diritti di voto. Il 5 febbraio scorso, il Foro di dialogo politico libico (Lpdf) ha scelto la lista comprendente Dabaiba e Menfi per traghettare il Paese alle elezioni di fine anno.

L’inviato dell’Italia per la Libia a “Nova”

L’ambasciatore Pasquale Ferrara, inviato speciale per la Libia del ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Luigi Di Maio, ha detto ad “Agenzia Nova” che l’Italia valuta in modo “molto positivo” e con “grande soddisfazione” l’insediamento a Tripoli del nuovo Governo di unità nazionale. “La formazione del nuovo governo è una buona notizia per la Libia, perché segna chiaramente il passaggio a una dimensione politica: abbiamo sempre detto che l’unica soluzione reale, duratura e sostenibile per la Libia non poteva che essere politica e ora siamo ad una svolta decisiva in questa direzione”, ha detto Ferrara. “Si chiude una fase e se ne apre un’altra, abbastanza complicata ma piena di promesse e prospettiva che sembrano incoraggianti. Dobbiamo segnalare che la composizione del governo di unità nazionale riflette l’equilibrio non solo geografico, ma anche delle diverse componenti della società libica. Notiamo con grande favore la presenza di donne in dicasteri chiave come Giustizia ed Esteri: è uno snodo molto promettente”, ha detto Ferrara.

“Dopo tanti mesi in cui sembrava che prevalesse la voce delle armi, vediamo un ritorno alla dimensione politico-diplomatica: questo apre spazi che finora non era disponibile anche in termini di collaborazione internazionale”, ha aggiunto Ferrara. “Ma non è ancora finita. Si potrebbe dire che questo è il vero inizio di una fase di transizione con un governo pienamente legittimato, che è però un governo di scopo: deve condurre il Paese alle elezioni che sono state concordate nel Foro di dialogo politico libico per il 24 dicembre”, ha tenuto a precisare l’ambasciatore. L’esecutivo Dabaiba avrà molte sfide davanti a sé, a partire ad esempio dalla riunificazione delle istituzioni divise dal 2014. “Il governo dovrà, inoltre, assicurare alcuni servizi essenziali alla popolazione, come l’energia elettrica, per esempio, oltre a porre le basi per una riconciliazione nazionale e contribuire fattivamente all’attuazione del cessate il fuoco”, ha aggiunto Ferrara.

Dopo aver prestato giuramento al parlamento di Tobruk, il primo ministro Dabaiba ha incontrato ieri i membri del Comitato militare congiunto 5+5 nella città di Sirte. Al centro dei colloqui la questione della rimozione delle forze straniere e il percorso di unificazione dell’Esercito libico. “Ci sono due problemi diversi, ma collegati: il primo riguarda le milizie e quindi l’approccio da adottare per quanto riguarda le istituzioni di sicurezza unificate dell’est e dell’ovest; il secondo riguarda la presenza di forze militari straniere schierate ormai da tempo sul territorio, dossier che tutta la Comunità internazionale considera come una tematica da affrontare il più presto possibile”, ha detto ancora Ferrara, precisando, infine, che tutto questo “riguarda sostanzialmente la Libia e il nuovo governo libico, trattandosi di una questione di sovranità nazionale”.

Libia, priorità a economia e sicurezza

Secondo Jalel Harchaoui, research fellow del think tank olandese Clingendael Institute, il mandato del nuovo primo ministro Dabaiba si baserà su due questioni principali: il controllo sulle finanze per assicurare l’inizio della ricostruzione; evitare la ripresa degli scontri in Tripolitania. “I gruppi armati che si aspettavano una vittoria di Fathi Bashagha (il ministro dell’Interno del Governo di accordo nazionale, ndr) come primo ministro rimarranno con ben poco in mano. Alcuni si rifiuteranno di farsi da parte. Nel frattempo, altri gruppi armati si sentono straordinariamente incoraggiati dalla vittoria di Dabaiba e stanno già cercando di espandere la propria influenza nell’area della Grande Tripoli. L’attrito è destinato a verificarsi e Dabaiba vuole evitarlo”, ha detto Harchaoui ad “Agenzia Nova”. Scontri a fuoco tra milizie rivali sono scoppiati nei giorni scorsi nel sobborgo di Tajoura, a est di Tripoli, in particolare tra i miliziani del gruppo Daman e i cosiddetti Leoni di Tajura.

Intanto, secondo quanto appreso da “Agenzia Nova”, lunedì prossimo, 22 marzo, si terrà nella capitale libica Tripoli una sessione del parlamento per l’approvazione del bilancio generale dello Stato. Il budget dello Stato libico quest’anno sarà unificato per l’intero Paese, dopo la divisione finanziaria in corso dal 2014. “Economicamente, Dabaiba è desideroso di aiutare a unificare il bilancio, unificare il debito dei governi e unificare il sistema bancario. Questi passi politicamente sensibili devono essere intrapresi prima che il programma di ricostruzione di Dabaiba possa iniziare sul serio”, ha aggiunto l’esperto. L’approccio portato avanti dal nuovo premier, secondo Harchaoui, costerà molto denaro. Il nuovo bilancio unificato dovrebbe ammontare a circa 80 miliardi di dinari libici, circa 15 miliardi di euro. “Dabaiba cercherà di accontentare una vasta gamma di fazioni trattandole bene e di attuare grandi progetti. E’ probabile che la spesa pubblica si dimostrerà insostenibile piuttosto rapidamente”, ha concluso l’esperto.

Nel frattempo il generale Khalifa Haftar, comandante dell’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna), “si trova in una situazione difficile in termini di sicurezza a Bengasi”, ha detto ancora Harchaoui. “Dabaiba considera questo un problema del feldmaresciallo (Haftar). Tripoli non proverà a interferire”. Vale la pena ricordare che la poltrona di ministro della Difesa rimane “vacante” nel nuovo governo di unità nazionale, che proprio ieri ha giurato al parlamento di Tobruk. Il nuovo Consiglio presidenziale guidato da Mohammed Menfi, ex ambasciatore libico in Grecia, ha il potere di nominare i vertici militari ed è attesa a giorni la scelta del capo di Stato maggiore: per tale incarico, le componenti sociali, politiche e dei diritti umani della Cirenaica hanno lanciato ieri un appello per nominare il generale Abdul Razzaq Al Nadouri (braccio destro di Haftar, ndr).

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