Libia: l’ombra del contrabbando dietro la petroliera Xelo affondata in Tunisia

“Agenzia Nova” ha contattato al riguardo l'Agenzia nazionale tunisina per la protezione dell'ambiente, la quale tuttavia non ha confermato né smentito le informazioni sul carico della Xelo, spiegando che sono in corso le indagini della procura e gli interrogatori dei membri dell’equipaggio

xelo petroliera

Ci sono “forti sospetti” che la petroliera Xelo affondata al largo della Tunisia nella notte tra venerdì 15 e sabato 16 aprile con a bordo 750 tonnellate di gasolio fosse coinvolta nel contrabbando di carburante tra la Libia e Malta. Lo riferisce su Twitter Emadeddin Badi, analista libico del Global Initiative Against Transnational Organized Crime, organizzazione internazionale non governativa con sede a Ginevra. “Agenzia Nova” ha contattato al riguardo l’Agenzia nazionale tunisina per la protezione dell’ambiente, la quale tuttavia non ha confermato né smentito le informazioni sul carico della Xelo, spiegando che sono in corso le indagini della procura e gli interrogatori dei membri dell’equipaggio. Intanto le voci sulle circostanze dell’affondamento della petroliera e sul suo carico si fanno sempre più inquietanti. “I dati marittimi indicano che la storia ufficiale è discutibile, convalidando la teoria del contrabbando”, aggiunge Badi, ipotizzando un possibile coinvolgimento dei contrabbandieri attivi lunga la costa occidentale libica.

Jalel Harchaoui, ricercatore specializzato in Libia, non esclude a priori un possibile coinvolgimento delle forze alleate al generale Khalifa Haftar, uomo forte della Cirenaica. “Haftar riceve molto di carburante importato direttamente in Cirenaica. Se fosse provato, un coinvolgimento dell’est sarebbe un fatto di enorme rilevanza”, aggiunge Harchaoui. La versione ufficiale vuole che la nave cisterna battente bandiera della Guinea Equatoriale sia partita dal porto di Damietta, in Egitto, verso Malta. A causa del maltempo, però, la sera del 15 aprile la Xelo avrebbe chiesto il permesso di entrare in acque tunisine, all’altezza del Golfo di Gabes, dove un incidente l’avrebbe bloccata. La petroliera è poi naufragata, adagiandosi sul fondale profondo 15 metri, a circa 3 miglia nautiche dalla costa di Gabes, rischiando di causare un disastro ambientale. I dati forniti dal trasponder sollevano diversi interrogativi e sembrano contraddire questa versione.

Come ricostruisce il sito web tunisino “Business news” in base ai dati dell’Automatic Vessel Identification System (Ais), la petroliera Xelo ha lasciato Malta il 29 marzo 2022 navigando a una velocità di 5,8 nodi. E già qui emerge una prima stranezza: la rotta di navigazione da Malta all’Egitto prevede infatti un viaggio di almeno quattro giorni a quella velocità ed era pertanto impossibile raggiungere qualunque porto egiziano nell’orario preimpostato dall’equipaggio. La Xelo però non è mai arrivata nel porto egiziano di Damietta, ufficialmente a causa del maltempo, attraccando invece al porto di Sfax, in Tunisia, il 2 aprile alle 9:44. Due giorni dopo, il 4 aprile, la nave ha lasciato il porto alle 10:38, facendo poi perdere le sue tracce. L’ultima posizione risale all’8 aprile davanti a Sfax. C’è quindi un buco temporale di nove giorni prima dell’affondamento. Non solo. L’Autorità portuale di Damietta ha smentito che la Xelo abbia attraccato nello scalo egiziano, mentre il ministero dei Trasporti del Cairo ha invitato la stampa a verificare “con accuratezza e onestà quanto pubblicato, utilizzando solo i dati forniti dai canali ufficiali” del dicastero.

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