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Libia, la Noc comunica l’impossibilità a fornire prodotti raffinati per soddisfare la domanda

Già lo scorso 27 giugno, Mustafa Sanallah, il presidente della società petrolifera, ha dichiarato che la situazione nel Paese è “molto grave” e potrebbe essere dichiarato lo stato di forza maggiore, cioè l’impossibilità di consegnare i carichi di greggio ai clienti, nella regione del Golfo della Sirte (nell’est del Paese)

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La compagnia petrolifera della Libia, National Oil Corporation, ha confermato la sua incapacità di poter garantire la fornitura di combustibili e carburanti necessari per soddisfare la domanda nel Paese a causa del crollo delle esportazioni di petrolio greggio. In una nota, la Noc ha affermato di non aver ricevuto gli stanziamenti per i combustibili nel conto carburante in valuta estera della Libyan Foreign Bank per poter coprire i costi dell’acquisto di combustibili necessari per garantire la domanda locale. Secondo la Noc, ciò comporterà l’esaurimento delle scorte della Brega Oil Marketing Company e della General Electricity Company. Nella nota, la Noc ha inoltre sottolineato la non correttezza dei dati diffusi dal ministero delle Finanze del Governo di unità nazionale (Gun) di Tripoli in merito al trasferimento delle quote di carburante nel 2022.


Lo scorso 27 giugno, Mustafa Sanallah, il presidente della Noc, ha dichiarato che la situazione in Libia è “molto grave” e potrebbe essere dichiarato lo stato di forza maggiore, cioè l’impossibilità di consegnare i carichi di greggio ai clienti, nella regione del Golfo della Sirte (nell’est del Paese) “se le attività di produzione e le spedizioni non riprenderanno nei porti petroliferi entro le prossime 72 ore”. Secondo l’agenzia specializzata “Argus Media”, che cita diverse fonti, i porti di Ras Lanuf e Sidra sono già sotto stato di forza maggiore, anche se non c’è ancora un annuncio ufficiale. Gli altri due porti della Mezzaluna petrolifera – Brega e Zueitina – sono chiusi dalla seconda metà di aprile. L’unico terminal di esportazione della Cirenaica rimasto attivo è Marsa el Hariga, che si trova più a est. Ciò potrebbe portare la produzione petrolifera della Libia dagli attuali 600-700 mila barili al giorno a circa 100 mila, uno dei dati più bassi di sempre. La ripresa delle esportazioni petrolifera è essenziale per garantire l’approvvigionamento di combustibile, sia gas che diesel, che alimentano le centrali libiche. Infatti, la prolungata chiusura dei porti sta avendo conseguenze che vanno ben al di là della mancata esportazione del greggio.

I terminal petroliferi sono interconnessi con le linee di produzione e i giacimenti stessi, che in molti casi non producono solo petrolio ma anche gas associato. Quest’ultimo, insieme al carburante che viene acquistato sui mercati internazionali con denaro liquido o con scambio merci (swap petrolio-diesel), serve ad alimentare le centrali elettriche libiche della Libia. Nella nota diramata oggi la Noc afferma di stare “assolvendo alle sue responsabilità sulla base delle possibilità concesse”. Secondo la compagnia, sono altri che hanno provocato questa crisi e “dovrebbero assumersi tutte le responsabilità e conseguenze”.

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