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Libia, il ministro del Lavoro a Nova: “Pronti a regolarizzare la manodopera straniera”

L'obiettivo è integrare i lavoratori all’interno dell’economia nazionale del Paese, andando oltre il mero approccio di polizia

Tripoli
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Il Governo di unità nazionale (Gun), l’esecutivo della Libia riconosciuto dalle Nazioni Unite, è pronto a varare una riforma per regolarizzazione della manodopera straniera. Lo dichiara in un’intervista esclusiva per “Agenzia Nova” Al Abed Al Rida, ministro del Lavoro e della riabilitazione del governo con sede a Tripoli. Tale affermazione sembra preludere a un approccio inedito e sistemico alle migrazioni da parte delle autorità libiche, ovvero all’integrazione della manodopera straniera all’interno dell’economia nazionale, andando oltre al mero approccio di polizia. Al Rida afferma che quest’iniziativa è frutto di uno studio approfondito ed estensivo condotto dal suo ministero in merito all’impiego e ai livelli salariali degli stranieri nel Paese. A seguito di tale studio, si è giunti alla conclusione che la regolamentazione dell’ambito in oggetto rivesta un ruolo fondamentale e che debba essere perseguita tramite iniziative ministeriali, tra le quali di particolare importanza sono nuovi strumenti informatici. Nello specifico, Al Rida ha citato il lancio della piattaforma Wafid lo scorso settembre, “il cui scopo è la semplificazione delle procedure di assunzione e di ingaggio di manodopera tanto per i datori di lavoro quanto per i lavoratori stessi”.


Interrogato sulla possibilità per i lavoratori stranieri di ricorrere a canali legali e trasparenti per l’invio di rimesse in patria, Al Rida si è riferito all’importanza della tutela dei lavoratori e dei loro diritti e ha ricordato “il successo dell’organizzazione della conferenza dei ministri del Lavoro del Consiglio del Sahel e del Sahara”, tenutasi a Tripoli il 27 e il 28 novembre con il titolo “Un Mediterraneo sicuro e un Sud stabile” e con la partecipazioni di rappresentanti di Italia e Unione Europea, nonché le raccomandazioni uscite da questa conferenza riguardanti “la creazione di specifici meccanismi di cooperazione bancaria tra istituti libici e stranieri”. Tra questi ultimi, Rida ha citato la Banca del Consiglio del Sahel e del Sahara, la quale “può contare su filiali in numerosi Paesi considerati esportatori di manodopera”. Il ministro ha proseguito enfatizzando come grazie a tali meccanismi procedurali e finanziari “il mercato del lavoro verrà regolamentato internamente alla Libia e nuove opportunità di lavoro si renderanno disponibili (…) garantendo al contempo i diritti dei lavoratori e creando nel Paese un ambiente proficuo a occupazione e investimenti”. Al Rida ha inoltre richiamato la legge n. 12 del 2010 e i relativi regolamenti esecutivi inerenti l’ingresso in Libia attraverso porti, aeroporti e via terra tramite procedure legali e contratti di lavoro riconosciuti dal dicastero competente come riferimento legislativo in accordo con il quale si procede all’ingaggio di manodopera straniera.

Interpellato sul coinvolgimento del Cairo in questo programma e sull’assenza dell’omologo egiziano alla citata Conferenza dei ministri del lavoro del Consiglio del Sahel e del Sahara, Al Rida ha ricordato come l’Egitto rappresenti un Paese molto importante per la Libia, a maggior ragione alla luce delle frontiere condivise. “Fondamentale è la partecipazione delle autorità egiziane nel programma”, ha affermato Al Rida, “in quanto esso tutela i diritti dei lavoratori e garantisce loro la protezione sociale. Inoltre, i lavoratori egiziani in Libia necessitano del sostegno tanto libico quanto egiziano specialmente in termini legislativi e finanziari, facilitando così le loro transazioni monetarie attraverso le banche e i metodi legali. In tal modo, non sarebbero vittime di ricatti, furti o truffe”. Sull’assenza dell’omologo egiziano alla Conferenza, il ministro libico ha replicato che l’Egitto è stato rappresentato in quest’occasione dal proprio ambasciatore in Libia. Al Rida si è detto soddisfatto della presenza e della partecipazione delle autorità del Cairo, con cui confida di collaborare per lo sviluppo del programma in questione. In special modo, Al Rida si è detto fiducioso che “l’ambasciatore presenti il progetto al ministero del Lavoro egiziano e che questi lo approvi e voglia parteciparvi”.

Interrogato poi sul ruolo dell’Unione europea e dell’Italia in particolare nel quadro di questo progetto, il ministro ne ha sottolineato la centralità. “L’Italia, l’Unione europea e i Paesi del bacino mediterraneo sono tutti interessati da questo progetto ed è necessario che lo sostengano, anche contribuendo alla formazione dei lavoratori in Libia. Dotandola delle competenze e conoscenze necessarie, questa forza lavoro potrà così stabilirsi nelle regioni sahariana e saheliana così come in Libia, Tunisia, Egitto e altri Paesi del bacino mediterraneo”, ha sottolineato Al Rida, ribadendo come il ruolo europeo in generale e italiano in particolare sia “fondamentale e importante”, con particolare riferimento a formazione e (ri)qualificazione dei lavoratori. Il ministro ha infine enfatizzato come “tutto ciò contribuirà a ridurre la migrazione irregolare, a raggiungere lo sviluppo dei citati paesi e ad affrontare le cause scatenanti la crisi migratoria. La presenza di sviluppo e stabilità nei Paesi di origine e transito dei migranti sono di beneficio reciproco tanto per i Paesi mediterranei dell’Unione europea che per gli Stati africani”.

Ad Al Rida è stato poi chiesto di commentare anche il memorandum d’intesa concluso di recente con il Bangladesh. Va ricordato che il testo, firmato il 25 ottobre, permette alla Libia di organizzare e censire i lavoratori bengalesi, completare le loro procedure legali, organizzare il loro ingresso legale e garantire il rimpatrio nel loro Paese di origine. Secondo l’ultimo rapporto dell’organizzazione mondiale per le migrazioni (Oim), aggiornato a giugno 2023, sono almeno 23.563 i bengalesi presenti nel Paese nordafricano, pari al 3 per cento della popolazione immigrata complessiva di 703.369 persone. Il ministro libico ha aggiunto che grazie all’intesa sarà possibile anche lo scambio di dati tra Libia e Bangladesh in merito ai lavoratori, garantendo loro anche il pagamento del sistema previdenziale. Al Rida ha poi affermato di essere in fase preparatoria “per la conclusione di accordi con il resto dei Paesi che hanno lavoratori in Libia in modo da beneficiare di questa forza lavoro per il sostegno all’economia nazionale. La maggior parte dei lavoratori stranieri, poi, non paga tasse, elettricità, acqua e spese sanitarie”.

Interrogato sull’affidabilità dei dati Oim in merito alla presenza di lavoratori stranieri in Libia, il ministro li ha liquidati come “imprecisi”. Secondo l’Oim, nello specifico, la Libia ospiterebbe 175.132 cittadini nigerini (25 per cento della popolazione straniera totale), 165.924 egiziani (24 per cento), 123.607 ciadiani (18 per cento), 30.095 nigeriani (4 per cento), 14.783 ghanesi (2 per cento) e 12.581 maliani (2 per cento). Al Rida ha affermato che statistiche più accurate sono in corso di elaborazione per inizio 2024, visto che “ci sono realtà che introducono lavoratori tramite metodi fuori dal controllo dell’autorità statale e tali realtà sono illegali al pari dei lavoratori che entrano (in Libia) in quanto privi di permessi di lavoro dal ministero competente”.

Il progetto portato avanti dal Governo di unità nazionale libico potrebbe avere ripercussioni importanti sui dossier migratori, in particolare con riferimento ai flussi irregolari. Interpellato in merito, Al Rida ha esordito dicendo che la Libia stessa è un Paese interessato da crisi legate alle migrazioni irregolari, siano esse rilevanti sul piano securitario, economico o altro. Definendo lo status del Paese, il ministro ha affermato che “la Libia non è né Paese d’origine né di destinazione, bensì piuttosto Paese di transito per le migrazioni irregolari. Ciononostante, è importante che la Libia rivesta un ruolo importante nella gestione di questo fenomeno, e ciò in una maniera che benefici tanto i Paesi d’origine quanto quelli di transito e di destinazione. Questa è la nostra visione strategica al ministero del Lavoro. Sulla base di questa, il dicastero, attraverso discussioni con membri dell’Unione europea, sta tentando di contribuire a investimenti di sostegno allo sviluppo in Paesi esportatori di migranti. Anche la Libia trae vantaggi dall’impiegare lavoratori in maniera strutturata, visto che il mercato del lavoro nazionale è promettente e capace di assorbire e integrare un numero importante di lavoratori espatriati”.

L’intervista con l’esponente dell’esecutivo libico riconosciuto dalla comunità internazionale si è conclusa con una domanda sulle criticità di sicurezza che persisterono nel Paese nordafricano e sulle ripercussioni in termini di timori ad investire da parte di attori economici stranieri, nella fattispecie italiani. Il ministro ha riconosciuto come “indubbio” il legame tra stabilità della Libia tout court e stabilità securitaria, evidenziano tuttavia l’importanza di uno sviluppo legislativo, di governance e infrastrutturale nonché di programmi di disarmo (tra cui il Progetto nazionale di riabilitazione e reintegro affiliato proprio con il ministero del Lavoro e inerente disarmo e smobilitazione di combattenti). “Tutti questi programmi – se sostenuti e sviluppati – prepareranno il terreno per la stabilità politica e securitaria che rassicurerà le imprese straniere, agevolandone il ritorno in Libia con i propri investimenti”. Al Rida ha concluso affermando che tali questioni non possono essere risolte da un solo attore, ma solamente combinando gli sforzi: “Il problema politico non può essere risolto isolandolo dagli aspetti socioeconomici, bensì tramite una visione d’insieme sostenuta internazionalmente. Siamo pronti per un dialogo approfondito con gli attori internazionali (siano essi l’Unione europea o i nostri vicini) per raggiungere la stabilità e lo sviluppo sostenibile in Libia”.

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