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Libia: esplode la polemica dopo la nuova iniziativa francese per risolvere la crisi politica

L'iniziativa sarebbe portata avanti da Paul Soler, inviato del presidente francese Macron

Tripoli
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E’ subito polemica in Libia sullo sfondo delle informazioni trapelate dalla stampa su una nuova iniziativa francese per risolvere la crisi politica. Tale iniziativa sarebbe portata avanti da Paul Soler, inviato del presidente francese, in questi giorni in visita nel Paese nordafricano. Il quotidiano libico “Al Wasat” si chiede “se Emmanuel Macron stia proponendo un’iniziativa seria, o se si tratti semplicemente di una messinscena per dimostrare l’esistenza di un ruolo francese, che negli ultimi anni è stato confuso e altalenante”, intervistando una serie di politici e analisti libici che hanno al riguardo opinioni contrastanti. Finora Soler ha incontrato l’inviato delle Nazioni Unite, Abdoulaye Bathily, il presidente del Consiglio presidenziale Mohamed Menfi, e il vicepresidente dello stesso Consiglio, Moussa al Kuni. Un comunicato presidenziale libico riferisce che Soler ha consegnato a Menfi un messaggio di Macron per riaffermare “il continuo interesse della Francia per il fascicolo libico e il suo contributo ad risolvere lo stallo politico”.


Secondo il sito web francese “Africa Intelligence”, il governo francese ha avviato una serie di consultazioni per lanciare una nuova iniziativa tesa a risolvere la crisi in Libia e superare l’attuale stallo politico, vista la mancanza di progressi del piano delle Nazioni Unite per portare il Paese nordafricano alle elezioni. Soler, in particolare, avrebbe elaborato un nuovo piano per affrontare la crisi nel Paese dopo le mancate elezioni presidenziali programmate nel dicembre 2021. Da inizio febbraio, aggiunge il sito web, sono state avviate ampie consultazioni a Parigi con alcuni rappresentanti politici libici. Un primo gruppo di esponenti libici è giunto nella capitale francese il 2 febbraio per partecipare a discussioni che si sono protratte fino al 7 febbraio. Tra i partecipanti vi sono figure di spicco come l’ex ministro della Sanità del Consiglio nazionale di transizione, Naji Barakat, e il candidato presidenziale alle elezioni del 2021, nonché ex viceministro della Pianificazione sotto Muammar Gheddafi, Muhammad Khaled al Ghawil.

Dopo questa fase iniziale di discussione, che ha coinvolto circa trenta politici libici, sono previste ulteriori consultazioni con rappresentanti del settore economico e della società civile, con l’obiettivo di individuare punti di consenso per la creazione di un nuovo governo unitario. Tale governo sarebbe il primo passo verso l’organizzazione di elezioni presidenziali e parlamentari, mentre il Governo di unità nazionale (Gun) guidato da Abdulhamid Dabaiba, riconosciuto dall’Onu, e il cosiddetto Governo di stabilità azonale (Gsn) di Osama Hammad, appoggiato dal Parlamento, sono attualmente in conflitto. Parigi spera di mediare un accordo tra il presidente della Camera dei Rappresentanti, Aguila Saleh, e il presidente dell’Alto Consiglio di Stato, Mohamed Takala, con l’obiettivo di mantenere il lavoro del Comitato congiunto “6+6”, che coinvolge sei membri da entrambe le camere per preparare le leggi elettorali. Tuttavia, aggiunge “Africa Intelligence”, rimangono da superare diversi ostacoli, specialmente riguardo l’approvazione delle leggi elettorali da parte dell’Alto Consiglio di Stato, che si oppone alla nomina di cittadini con doppia nazionalità e di personale militare nel nuovo governo unificato.

La data della visita di Saleh e Takala a Parigi per ulteriori discussioni è attualmente in fase di definizione, ma dovrebbe essere a fine febbraio. Questa nuova iniziativa segue il fallimento dei tentativi precedenti di riunire le diverse fazioni libiche nel novembre 2023, quando Bathily ha chiesto ai cinque principali soggetti istituzionali libici – il Consiglio presidenziale (organo tripartito che svolge le funzioni di capo di Stato), la Camera dei rappresentanti (la Camera bassa eletta nel 2014 che si riunisce nell’est), l’Alto Consiglio di Stato (il “Senato” con sede a Tripoli), il Governo di unità nazionale (Gun, l’esecutivo riconosciuto dall’Onu basato a Tripoli) e il Comando generale dell’Esercito nazionale libico (Enl, la coalizione di milizie guidate dal generale Khalifa Haftar) – di nominare tre rappresentati che dovranno sedere allo stesso tavolo per trovare un compresso sulle cosiddette “questioni irrisolte”: il secondo turno obbligatorio delle elezioni presidenziali; la validazione delle elezioni presidenziali insieme alle parlamentari; la formazione di un “nuovo governo” incaricato di portare il Paese al voto.

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