Libia: cresce la tensione dopo la nomina di Bashagha a premier

Libia

Cresce la tensione in Libia dopo il voto della Camera dei rappresentanti, il parlamento di Tobruk, nell’est del Paese, che ha nominato l’ex ministro dell’Interno, Fathi Bashagha, come nuovo premier affidandogli l’incarico di formare un esecutivo che dovrebbe guidare il Paese alle elezioni. Il politico libico, originario della città stato di Misurata, nell’ovest del Paese, è atteso per questa sera all’aeroporto Mitiga a Tripoli per una conferenza stampa. Da quanto emerso dalle dichiarazioni del presidente della Camera dei rappresentanti, Aguila Saleh, Bashagha è stato nominato stamattina all’unanimità – per alzata di mano – da 147 deputati. Secondo la road-map preparata dalla Camera dei rappresentanti, il nuovo esecutivo dovrebbe rimanere in carica per un periodo di 14 mesi in seguito al referendum sugli emendamenti costituzionali: solo dopo si terranno le elezioni presidenziali e parlamentari. Intanto, il premier del Governo di unità nazionale (Gun) Abdulhamid Dabaiba, sfuggito a un presunto attentato nella capitale nella notte, ha già annunciato che non riconoscerà la legittimità del voto.

“Agenzia Nova” ha parlato della situazione con due esperti: Jalel Harchaoui, research fellow del think tank olandese Clingendael institute, e l’analista libico Tarek Megerisi, fellow presso l’European Council on Foreign Relations (Ecfr). “Il primo ministro del Gun, Dabaiba, non può essere rovesciato con la forza perché ancora protetto da una combinazione di brigate libiche e di militari turchi mobilitati in Tripolitania”, ha dichiarato Harchaoui a “Nova”. Inoltre, come sottolineato dall’esperto del Clingendeal institute, Dabaiba gode ancora dell’appoggio e dell’amicizia di Sadiq al Kabir, il governatore della Banca centrale libica, un legame che “non è solo una fonte di potere cruciale per il Gun nella Libia occidentale, ma è anche un modo per Tripoli di assicurarsi che il nuovo esecutivo parallelo sia a corto di liquidità. Se lo volesse, Tripoli potrebbe strangolare finanziariamente il nuovo governo”. Tuttavia, Harchaoui ha anche notato che “la coalizione di milizie anti-turche all’interno di Tripoli e di altri comuni della Libia nordoccidentale sostiene il nuovo governo di Bashagha. Anche se non è in grado, militarmente, di cacciare Dabaiba dal potere, potrebbe comunque rivelarsi una spina nel fianco del primo ministro”.

Secondo Megerisi, la votazione e gli eventi di oggi sarebbero “un colpo di Stato morbido contro Dabaiba, ma dall’esito ancora incerto”. Gli autori di questo colpo di Stato morbido “cercheranno di muoversi rapidamente per legittimare un nuovo ordine, ma dubito che Bashagha possa entrare a Tripoli, per non parlare di tenere la sua conferenza stampa stasera, soprattutto alla luce della modalità della votazione, che ha suscitato dubbi sulla sua validità e l’ilarità degli utenti dei social media”, ha concluso l’analista.

Le modalità del voto, insieme ai possibili scenari che potrebbero svilupparsi nei prossimi giorni e settimane, hanno destato preoccupazione anche sulla sponda nord del Mediterraneo. La vice ministra degli Esteri d’Italia, Marina Sereni, durante il Question Time in commissione Esteri della Camera dei Deputati, ha sostenuto che “nonostante i progressi raggiunti grazie alla mediazione delle nazioni unite (Onu) che hanno portato alla fine delle ostilità e alla creazione di un Governo unificato transitorio, il processo di transizione istituzionale sta incontrando difficoltà. Iniziative legislative unilaterali non condivise e contestate e il carattere divisivo di alcune candidature alle elezioni presidenziali hanno impedito che le consultazioni elettorali avessero luogo il 24 dicembre 2021”. “Il rinvio delle elezioni ha aperto una fase politica complessa, in cui al momento manca una chiara prospettiva elettorale e il Governo ad interim sta affrontando crescenti pressioni. Poco fa il presidente del parlamento Aghila Saleh ha annunciato il conferimento dell’incarico di formare un nuovo Governo a Fathi Bashagha. Vi sono però tuttora molte incertezze sulle modalità del voto e sui prossimi sviluppi”.

In conclusione, la vice ministra, ha ribadito che le elezioni rappresentano “l’unica soluzione credibile per favorire una semplificazione dell’attuale quadro politico estremamente frammentato e contribuire così non solo a una stabilizzazione sostenibile del Paese, ma anche a soddisfare le legittime aspirazioni del popolo libico che – registrandosi in massa – ha dimostrato la propria determinazione a esprimersi in libere elezioni”, sostenendo che “l’Italia continua a essere molto attiva in Libia per favorire la piena e duratura normalizzazione di un Paese la cui stabilità è cruciale non solo per l’intera regione circostante, ma anche per l’Italia e per l’Europa, date le possibili ripercussioni in termini di minaccia terroristica, sicurezza energetica e incremento dei flussi migratori irregolari”.

Infine, va notato come la notizia della nomina di Bashagha come primo ministro sia stata accolta positivamente dall’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna), guidato dal generale cirenaico Khalifa Haftar. Da quanto dichiarato da Ahmed al Mismari, il portavoce dell’Lna, in un discorso pubblicato sulla sua pagina Facebook ufficiale, il “Comando generale dell’Lna accoglie positivamente la decisione del parlamento di conferire a Bashagha l’incarico di formare un governo in grado di guidare il Paese verso un futuro migliore e di lavorare con le autorità militari e di sicurezza per salvaguardare il prestigio internazionale e proteggere le istituzioni dalle minacce e dai ricatti”.

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