Libia: chiusi i principali giacimenti petroliferi e del gas del sud

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Sale la tensione in Libia con l’avvicinarsi della data del 24 dicembre, il giorno in cui 4 milioni di elettori libici dovrebbero recarsi alle urne. Se il rinvio del voto sembra ormai certo e si attende solo l’ufficialitĂ , gruppi armati locali sembrano approfittare della situazione per guadagni politici ed economici. Alcuni uomini armati affiliati alle Guardie delle strutture petrolifere (Pfg) in Libia hanno annunciato la chiusura degli impianti di Wafa (gas), El Sharara e Nc100 (petrolio) e la sospensione di tutti i lavori presso i giacimenti di idrocarburi di Nagus a Enc4. Lo riferiscono diversi media libici, tra cui l’emittente televisiva “218 tv” e il sito web “Libya Review”. Vale la pena ricordare che il giacimento di Wafa, nella Libia centro-occidentale (gestito dalla Mellitah Oil and Gas Company, societĂ  compartecipata paritariamente dall’italiana Eni e da Noc), è collegato al gasdotto Green Stream che rifornisce l’Italia del gas libico.

Al momento non vi sono notizie ufficiali relative al flusso di gas in ingresso agli impianti di trattamento in Libia destinato sia al mercato domestico sia all’export verso l’Italia. Il Green Stream, composto da una linea di 520 chilometri, realizza l’attraversamento sottomarino del Mar Mediterraneo collegando l’impianto di trattamento di Mellitah sulla costa libica con Gela, in Sicilia, punto di ingresso nella rete nazionale di gasdotti. La capacità del gasdotto ammonta a circa 8 miliardi di metri cubi all’anno. Quanto al petrolio, la produzione del Paese nordafricano membro del Cartello petrolifero Opec dovrebbe essere scesa da 1,2 milioni a circa 950 mila barili al giorno, dal momento che El Sharara (gestito dalla joint venture Akakus, che riunisce la libica Noc, la spagnola Repsol, la francese Total, l’austriaca Omv e la norvegese Statoil) da solo vanta una produzione di circa 280 mila barili al giorno.

La compagnia petrolifera libica National Oil Corporation (Noc) non ha ancora commentato le notizie relative all’interruzione della produzione nel sud-ovest. Fonti di “Agenzia Nova” riferiscono che la protesta delle Pfg ha una connotazione “molto locale e specifica” ed esulerebbe dalle dinamiche nazionali relative alle elezioni. Per quanto riguarda Sharara, ad esempio, i gruppi armati chiedono che Ahmed Ammar continui a guidare la compagnia Akakus, respingendo la decisione da parte di Mustafa Sanallah, presidente della Noc, di cambiare il Consiglio di amministrazione. In uno sviluppo correlato, la Noc ha emesso ieri un duro comunicato contro il ministro del Petrolio, Mohamed Aoun, il quale da tempo sta tentando senza successo di sostituire Sanallah alla guida della Noc.

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