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Libia: al via oggi a Tripoli la prima conferenza sul mercato del lavoro nel Sahel

L’evento è il primo del suo genere in Libia e vede la partecipazione anche dell’Italia e dell’Unione Europea. Per la prima volta Tripoli vuole includere e inserire i migranti nell’economia libica

Tripoli
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E’ tutto pronto a Tripoli per la conferenza sulla mercato del lavoro nel Sahel intitolata “Mediterraneo sicuro e un sud stabile”, che si terrà oggi e domani nella capitale della Libia e vedrà la partecipazione dei ministri del Lavoro dei Paesi del Sahel e del Sahara. L’evento di carattere regionale, continentale e internazionale è il primo del suo genere in Libia, includerà anche l’Italia e l’Unione Europea e segna un cambio di paradigma importante: per la prima volta, infatti, le autorità libiche vogliono includere e inserire i migranti nell’economia libica.


La svolta è avvenuta il 25 ottobre con il memorandum d’intesa per rafforzare le migrazioni legali con il Bangladesh, volto a “facilitare le procedure lavorative”, a “migliorare le opportunità di comprensione”. Il testo, secondo l’agenzia di stampa libica “Lana”, permette alla Libia di organizzare e censire i lavoratori bengalesi, completare le loro procedure legali, organizzare il loro ingresso legale e garantire il rimpatrio nel loro Paese di origine. L’accordo, inoltre, aumenterà la cooperazione reciproca dinanzi alle sfide poste dal numero di lavoratori del Bangladesh entrati illegalmente in Libia, aggiunge l’agenzia di stampa libica. Secondo l’ultimo rapporto dell’organizzazione mondiale per le migrazioni (Oim), aggiornato a giugno 2023, sono almeno 23.563 i bengalesi presenti nel Paese nordafricano, pari al 3 per cento della popolazione immigrata complessiva di 703.369 persone.

Secondo una fonte libica consultata da “Nova”, il governo di Tripoli intende offrire lo stesso memorandum sottoscritto con il Bangladesh anche agli altri Paesi del Sahel e del Sahara. In caso di successo, sarebbe un risultato storico. Secondo i dati dell’Oim, la Libia ospita 175.132 migranti del Niger (25 per cento del totale della popolazione migrante), altri 165.924 di nazionalità egiziana (24 per cento), più 123.607 originari del Ciad (18 per cento), altri 30.095 provenienti dalla Nigeria (4 per cento), 14.783 dal Ghana (2 per cento) e 12.581 dal Mali (2 per cento). Complice anche la crisi economica e la necessità del Paese membro dell’Opec di diversificare la sua industria, il governo di Tripoli sembra essersi reso conto che regolarizzare quest’enorme numero di migranti può contribuire non solo a ridurre l’emigrazione irregolare via mare verso le coste europee, ma anche a sviluppare il Paese. Le autorità tripoline hanno presentato tale ambizioso progetto, pur senza entrare nei dettagli e nei contenuti, durante una tavola rotonda con l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) in Libia, alla presenza dell’ambasciatore dell’Unione europea, Nicola Orlando, e dell’ambasciatore d’Italia, Gianluca Alberini, e ai rappresentanti diplomatici di vari altri Paesi.

Il dossier riguarda da vicino anche l’Italia, dal momento che dalla Libia sono arrivati via mare almeno 47.328 migranti illegali al 17 novembre, secondo i dati del Viminale visti da “Agenzia Nova”. Più della metà dei migranti sbarcati in Italia dalle coste libiche, circa 30 mila, è partito dalla Tripolitania, regione occidentale del Paese nordafricano sotto il controllo del governo guidato del premier Abdulhamid Dabaiba. Dalla Cirenaica, regione orientale dominata dal generale Khalifa Haftar e colpita lo scorso settembre dal devastante ciclone “Daniel”, sono invece arrivati ad oggi oltre 16 mila migranti. Secondo le ultime stime dell’Oim, dall’inizio dell’anno all’11 novembre 13.611 migranti sono stati intercettati in mare e riportati in Libia, di cui 10.352 uomini, 943 donne, 494 minori e 2.443 persone i cui dati di genere non sono disponibili. Di 939 migranti è stata invece accertata la morte, mentre 1.248 risultano ancora dispersi nei tentativi di emigrazione verso le coste europee attraverso la rotta del Mediterraneo centrale (che include sia Libia che Tunisia), per un ammontare complessivo di 2.187 persone decedute.

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