Le proteste in Iran ispirano le donne afgane a sfidare il regime talebano

Ambasciatore Pontecorvo: "E' un fenomeno che non si fermerà anche se per ora è limitato”

talebani - afghanistan

Le proteste che da 42 giorni stanno scuotendo l’Iran, innescate dalla morte della 22enne curda Mahsa Amini, stanno divenendo fonte di ispirazione per le donne dell’Afghanistan ritornate dall’agosto del 2021 sotto l’oppressione del regime dei talebani. Sebbene le proteste afghane siano di dimensioni notevolmente inferiori e abbiano incluso principalmente donne della minoranza sciita hazara, sono proseguite a ritmo sostenuto per diverse settimane, coinvolgendo anche gli studenti universitari. Intervistato da “Agenzia Nova”, l’ambasciatore Stefano Pontecorvo, ultimo Alto rappresentante civile della Nato in Afghanistan, ha osservato che quello che sta accadendo nel Paese è “un fenomeno che non si fermerà” anche se “per ora è limitato”. Secondo il diplomatico, “i talebani ne stanno sottovalutando la portata però potremmo vedere un cambio di passo nella protesta se accadrà come in Iran che alle donne si uniscono anche gli uomini”.

In Afghanistan, alcune delle più grandi proteste guidate da donne sono iniziate dopo un attacco suicida del 30 settembre contro centro educativo a Kabul, in cui sono state uccise 53 ragazze di etnia hazara. Manifestazioni e proteste si sono estese anche alle provincie di Herat, Bamiyan, Daikundi, Balkh, Panjshir e Kapisa. Le manifestazioni in Iran sono iniziate proprio a seguito della discesa delle donne nelle strade contro l’obbligo del velo nelle città del Kurdistan iraniano a cui hanno preso parte via via anche gli uomini, facendo dilagare l’ondata di proteste in oltre 190 città e in tutte le 31 provincie della Repubblica islamica iraniana, trasformandosi nelle più ampia rivolta contro il regime dal 1979. “Se accadesse come Iran, in Afghanistan ci sarebbero ingerenze esterne molto forti, che non sarebbero volte ad una destituzione dei talebani, che non è un obiettivo realistico, ma sicuramente per indurli alla ragione”, ha affermato il diplomatico.

Entrando nella loro sesta settimana, le proteste in Iran sono un catalizzatore per le donne afgane a sfidare il divieto statale di manifestazioni non autorizzate. Parlando al quotidiano saudita “Arab News”, Zarmina Sharifi , una studentessa attivista di Nangarhar, nell’est del Paese, ha affermato che le proteste in Iran sono un “simbolo di resistenza e risveglio” per le donne afgane. Dopo il ritiro delle forze Nato dall’Afghanistan nell’agosto del 2021, il movimento estremista dei talebani ha imposto le restrizioni già applicate nel primo Emirato islamico dell’Afghanistan (1996-2001), impedendo alle ragazze adolescenti di frequentare la scuola secondaria, obbligando molte dipendenti del settore pubblico a non lavorare, reintroducendo l’obbligo del velo integrale e il tutoraggio maschile. Le proteste in Afghanistan sono vietate e i talebani disperdono spesso le manifestazioni organizzate dalle donne con tattiche intimidatorie o sparando in aria.

Le proteste stanno interessando non solo le donne hazara, ma anche di altre etnie. Per interrompere una protesta del 2 ottobre, i combattenti talebani hanno sparato in aria e il giorno seguente hanno rinchiuso le studentesse nei dormitori della Balkh University. L’11 ottobre, le forze talebane incaricate dell’ordine pubblico hanno espulso circa 60 studentesse, la maggior parte della minoranza etnica hazara, dai dormitori dell’Università di Kabul, in rappresaglia delle proteste organizzate dopo il massacro del 30 settembre scorso. La resistenza delle donne afghane alle nuove repressioni talebane continua sia tramite le manifestazioni in piazza che attraverso la denuncia sui social media, diffondendo video e immagini della brutale repressione dei talebani. Per impedire di girare video e scattare fotografie, i talebani avrebbero vietato alle ragazze di portare con sé i propri telefoni cellulari quando si recano fuori dalla loro abitazione.

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