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Le infrastrutture Aramco a Riad di nuovo nel mirino dei ribelli yemeniti Houthi

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Non si fermano gli attacchi dei ribelli sciiti yemeniti Houthi contro le infrastrutture petrolifere saudite. Oggi le forze del gruppo Ansar Allah, che controlla il nord dello Yemen compresa la capitale Sana’a, hanno lanciato sei droni carichi di esplosivo contro le infrastrutture della compagnia saudita Aramco a Riad provocando un incendio di piccola entità in una raffineria. In una nota il portavoce dei ribelli sciiti del gruppo Ansar Allah – che controllano il nord dello Yemen compresa la capitale Sana’a – Yahya Sarea, ha dichiarato che gli attacchi hanno colpito l’obiettivo e il lancio di droni e missili proseguirà finché l’Arabia Saudita non fermerà gli attacchi della coalizione araba, che dal marzo 2015 appoggia le autorità yemenite riconosciute dalla comunità internazionale. In una nota, Sarea ha esortato i civili sauditi a tenersi lontani da installazioni militari e da altri potenziali obiettivi.


Il ministero dell’Energia dell’Arabia Saudita ha condannato l’attacco avvenuto alle 6:05 ora locale. Come sottolineato dal governo saudita, l’attacco ha provocato un incendio che è stato subito controllato dalle squadre di soccorso. Secondo le autorità saudite nessuna persona è rimasta ferita e le forniture di petrolio e prodotti petroliferi non hanno subito conseguenze. Nella nota, il ministero dell’Energia saudita ha condannato fermamente l ‘”attacco codardo” e ha affermato che atti terroristici come questi, “che vengono ripetutamente commessi contro installazioni vitali e fabbricati civili non prendono di mira solo il Regno, ma prendono di mira anche la sicurezza e la stabilità delle forniture energetiche globali e l’economia mondiale“. L’offensiva di oggi giunge dopo che lo scorso 7 marzo gli Houthi sono riusciti a lanciare droni in una zona residenziale per i dipendenti di Aramco a Dhahran e sul porto petrolifero di Ras Tanura, uno dei più importanti terminal petroliferi del Golfo Persico e a livello mondiale. Il ministero dell’Energia ha invitato la comunità internazionale a opporsi a questi atti terroristici e a confrontarsi con tutte le parti che li sostengono.

Gli attacchi degli Houthi contro l’Arabia Saudita raramente provocano vittime o danni ingenti, ma la loro frequenza è aumentata negli ultimi mesi, con droni e missili balistici che ormai vengono intercettati in territorio saudita quasi ogni giorno. A inizio marzo, i ribelli sciiti Houthi sono riusciti a minacciare le infrastrutture petrolifere di Aramco presso Ras Tanura, il principale porto petrolifero dell’Arabia Saudita, e un complesso residenziale per i dipendenti della compagnia a Dhahran. Nei giorni scorsi, il portavoce della coalizione araba guidata dall’Arabia Saudita, Turki al Malki, ha puntato il dito contro la nuova amministrazione statunitense guidata da Joe Biden accusata di aver rimosso Ansar Allah dalla lista nera dei gruppi terroristici lo scorso 16 febbraio, annullando uno degli ultimi atti del presidente Donald Trump, dando “luce verde” a ribelli sostenuti dall’Iran per prendere di mira l’Arabia Saudita e proseguire la loro offensiva contro le forze governative in Yemen. L’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha classificato gli Houthi come un’organizzazione terroristica, dopo una serie di attacchi a petroliere nel Mar Rosso. Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha revocato quella designazione il 16 marzo, affermando che stava ostacolando gli sforzi degli operatori umanitari per fornire cibo e riparo agli yemeniti che vivono sotto il controllo degli Houthi. Il mese scorso, gli Usa hanno interrotto il sostegno alle operazioni militari dell’Arabia Saudita in Yemen e hanno nominato Tim Lenderking, un ex alto funzionario del Dipartimento di Stato, a guidare gli sforzi di pace di Washington per trovare una soluzione al conflitto e spingere gli Houthi e le forze del governo ad un cessate il fuoco.

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