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Le forze Usa addestreranno i marines del Mozambico per operazioni anti terrorismo

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Con un annuncio a sorpresa arrivato nella giornata di ieri, gli Stati Uniti hanno deciso di offrire un sostegno concreto agli sforzi condotto dalle autorità del Mozambico per contrastare l’insurrezione jihadista che dalla fine del 2017 affligge la provincia settentrionale di Cabo Delgado, ricca di giacimenti di gas e petrolio, e che da allora ha provocato la morte di più di 2.600 persone – di cui circa 1.300 civili – e lo sfollamento di altre 670 mila. Secondo quanto si apprende da un comunicato dell’ambasciata Usa a Maputo, le forze speciali degli Stati Uniti addestreranno i “marines” mozambicani per una durata di due mesi per sostenere gli sforzi di Maputo nelle operazioni di contrasto e prevenzione del terrorismo nella regione. L’accordo, che rientra nel nuovo programma congiunto noto come Joint Combined Exchange Training (Jcet), è stato siglato in rappresentanza del dipartimento della Difesa Usa dal colonnello Richard Schmidt, vice comandante del Comando per le operazioni speciali per l’Africa (Socafrica) – a sua volta inquadrato nel Comando degli Stati Uniti per l’Africa (Africom) – e dal maggiore generale Ramiro Ramos Tulcidas, in rappresentanza del governo del Mozambico. Oltre alla formazione, precisa l’ambasciata, il governo degli Stati Uniti ha fornito apparecchiature mediche e di comunicazione. Inoltre, nel programma stabilito la priorità verrà data al “rispetto dei diritti umani, alla protezione dei civili e al coinvolgimento della società civile in tutta l’assistenza alla sicurezza”.


L’annuncio avviene sulla scia della decisione con cui, lo scorso 10 marzo, il dipartimento di Stato Usa ha inserito il gruppo noto come Provincia dello Stato islamico dell’Africa Centrale (Iscap) – attivo in Mozambico con il nuovo nome di Stato islamico di Iraq e Siria-Mozambico (Isis-Mozambico) – e il suo leader Abu Yasir Hassan nella lista delle organizzazioni terroristiche internazionali. L’inserimento nella lista delle organizzazioni terroristiche implica, tra le altre conseguenze, che tutti i beni e gli interessi di proprietà dei soggetti designati che rientrino nella giurisdizione degli Stati Uniti vengono bloccati con effetto immediato e ai cittadini e alle imprese Usa viene, di conseguenza, vietato di impegnarsi in qualsiasi transazione con tali soggetti, mentre le istituzioni finanziarie straniere che conducono o facilitano transazioni significative per conto di questi gruppi o individui possono essere soggette a sanzioni. Secondo gli esperti l’Isis-Mozambico, noto anche come Ansar al Sunna (e localmente come al Shabaab), ha giurato fedeltà allo Stato islamico nell’aprile 2018 ed è stato riconosciuto dall’Is come affiliato nell’agosto 2019.

L’accordo raggiunto dalle autorità di Maputo con la controparte statunitense giunge, peraltro, a pochi giorni da un vasto rimescolamento di carte voluto dal presidente Filipe Nyusi ai vertici delle forze armate di Maputo. A seguito di forti pressioni interne, infatti, il capo dello Stato ha dapprima annunciato il licenziamento di Ezequiel Isac Muianga dall’incarico di capo di Stato maggiore dell’esercito e di Messias André Niposso da quello di capo di Stato maggiore dell’aeronautica: al loro posto sono stati nominati rispettivamente Cristovao Chume e di Candido José Tirano. Successivamente, a distanza di pochi giorni, Nyusi ha inoltre annunciato la nomina di Joaquim Rivas Mangrasse come nuovo capo di Stato maggiore delle forze armate al posto del generale Eugenio Mussa, morto il mese scorso dopo una lunga malattia. Nel frattempo, a lanciare un allarme sulla situazione umanitaria a Cabo Delgado è stata l’organizzazione non governativa Save the Children, che in un comunicato ha denunciato che bambini di 11 anni vengono decapitati nella provincia di Cabo Delgado, mentre il conflitto continua a causare migliaia di sfollati. La provincia Cabo Delgado sta peraltro ancora subendo shock climatici consecutivi, tra cui il ciclone Kenneth del 2019, il più forte che abbia colpito la parte settentrionale del Mozambico, e massicce inondazioni all’inizio del 2020. Save the Children si è pertanto detta “indignata” e “profondamente rattristata” dalle notizie secondo cui i bambini sono stati presi di mira in questo conflitto.

Le autorità del Mozambico stanno combattendo contro l’insurrezione a Cabo Delgado iniziata nell’ottobre 2017 per mano del gruppo al Ansar al Sunna, conosciuto localmente come al Shabaab (da non confondere con l’omonimo gruppo jihadista somalo) e ritenuto responsabile di decine di attacchi che hanno ucciso 2.614 persone, compresi 1.312 civili. All’inizio di marzo era stata l’organizzazione Amnesty International a denunciare che centinaia di civili in Mozambico sono stati uccisi illegalmente dagli insorti, dalle forze di sicurezza governative e dalla compagnia militare privata sudafricana Dyck Advisory Group, assoldata dal governo. In un rapporto intitolato “What I Saw Is Death”: War Crimes in Mozambico’s Forgotten Cape”, Amnesty documenta gravi violazioni del diritto internazionale umanitario da parte di tutte le parti che hanno provocato morti, distruzioni e una crisi umanitaria diffusa che ha costretto più di mezzo milione di persone a fuggire, oltre a descrivere episodi diffusi di violenze contro i civili da parte dei miliziani, esecuzioni extragiudiziali e altre violazioni dei diritti umani da parte delle forze di sicurezza governative e attacchi indiscriminati da parte della società Dyck Advisory Group. Il rapporto, che si basa su interviste a 79 sfollati interni provenienti da 15 comunità, si concentra principalmente sull’impatto dell’aumento dei combattimenti a Cabo Delgado dopo il grande attacco di al Shabaab sferrato nella città di Mocimboa da Praia nel marzo 2020.

A preoccupare la comunità internazionale, oltre alla drammatica situazione umanitaria a Cabo Delgado, è soprattutto la presenza di numerosi progetti nel settore dell’oil&gas che le grandi multinazionali del settore – ExxonMobil, Total ed Eni in testa – portano avanti nella provincia settentrionale mozambicana. Secondo un rapporto pubblicato a febbraio dallo studio statunitense di informazione economica Ihs Markit, gli investimenti nei progetti internazionali di gas naturale liquefatto (Gnl) situati nella provincia di Cabo Delgado sono soggetti ad un forte rischio a causa dell’insicurezza crescente, con perdite stimate fino a oltre 50 miliardi di dollari. Il rischio coinvolge in particolare il progetto della compagnia francese Total e quello di ExxonMobil, entrambi situati nella penisola di Afungi e capaci di attirare il maggior investimento industriale del continente: il primo è stimato in circa 20 miliardi di dollari, il secondo in 30 miliardi. Secondo lo studio di Ihs Markit, le crescenti preoccupazioni per la sicurezza, legate a quelle connesse alla pandemia di Covid-19, hanno “sollevato importanti domande sulle tempistiche di tali enormi imprese in una delle aree meno sviluppate del Mozambico”.

Secondo gli analisti, appare in particolare a rischio la data – stimata nel 2024 – di avvio della produzione del progetto di Total, gruppo che di recente ha firmato un accordo sulla sicurezza con il governo di Maputo ma le cui attività sono soggette a forte rischio. Secondo l’Istituto di analisi economica e finanziaria (Ieefa), inoltre, la recente uscita del gruppo francese dall’American Petroleum Institute (Api) – principale gruppo di lobby statunitense per il petrolio e il gas – a causa dei disaccordi sul clima hanno attirato ulteriore preoccupazione. Per quanto riguarda il progetto di ExxonMobil, il gruppo ha ritardato almeno fino al 2022 la sua decisione finale sul Rovuma Lng – progetto di cui è partner anche l’italiana Eni – a causa del forte abbassamento dei prezzi del petrolio. Su questo frangente, sottolinea ancora Ieefa, più di 50 miliardi di dollari in investimenti nelle importazioni asiatiche di Gnl sono a rischio a causa della probabile maggiore volatilità dei prezzi.

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