Le autorità del Libano sono “deliberatamente” responsabili della crisi economica

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Le “autorità libanesi corrotte e incompetenti hanno deliberatamente fatto precipitare il Paese in una delle peggiori crisi economiche dei tempi moderni, dimostrando un insensibile disprezzo per i diritti della popolazione”. E’ quanto si legge nel “World report 2022” di Human rights watch. L’impatto della crisi economica sui diritti dei residenti è stato catastrofico e senza precedenti. Quasi l’80 per cento della popolazione libanese ora vive al di sotto della soglia di povertà, mentre il 36 per cento in condizioni di povertà estrema, rispetto all’8 per cento del 2019. Tuttavia, le autorità libanesi si sono ostinatamente rifiutate di attuare qualsiasi riforma per mitigare l’impatto della crisi, e hanno ripetutamente ritardato i piani di protezione sociale promessi, si legge nel rapporto.

“La chiara indifferenza dei politici libanesi per la sofferenza della popolazione in una delle peggiori crisi economiche dei tempi moderni confina con la criminalità”, ha affermato Aya Majzoub, ricercatrice libanese di Human rights watch. “La comunità internazionale dovrebbe utilizzare ogni strumento a sua disposizione per fare pressione sui responsabili politici libanesi affinché mettano in atto le riforme necessarie per tirare fuori il Libano da questa crisi, anche imponendo sanzioni contro i leader responsabili delle gravi violazioni dei diritti umani in corso”.

Nel “World Report 2022”, Human rights watch esamina le pratiche in materia di diritti umani in quasi 100 Paesi. Il direttore esecutivo Kenneth Roth sfida l’opinione comune secondo cui l’autocrazia è in ascesa. Paese dopo Paese, un gran numero di persone è recentemente sceso in piazza, anche a rischio di essere arrestato o fucilato, a dimostrazione del fatto che il fascino della democrazia resta forte. Nel frattempo, gli autocrati trovano più difficile manipolare le elezioni a loro favore. Tuttavia, afferma Roth, i leader democratici devono fare un lavoro migliore nell’affrontare le sfide nazionali e globali e assicurarsi che la democrazia mantenga i dividendi promessi.

La sterlina libanese ha perso il 90 per cento del suo valore da ottobre 2019, erodendo la capacità delle persone di accedere ai beni di base, inclusi cibo, acqua, assistenza sanitaria e istruzione. La carenza di carburante ha causato diffusi blackout elettrici, che durano fino a 23 ore al giorno. I generatori privati, un’alternativa costosa, non sono stati in grado di colmare il vuoto, lasciando vaste porzioni del Paese nella completa oscurità per diverse ore al giorno. Nessuno è stato ritenuto responsabile della catastrofica esplosione nel porto di Beirut il 4 agosto 2020, che ha ucciso almeno 219 persone e devastato metà della città, prosegue il rapporto. Un’indagine di Human rights watch ha trovato prove che suggeriscono fortemente come alcuni funzionari governativi avessero previsto e tacitamente accettato il rischio della presenza del nitrato di ammonio nel porto. Si tratta, secondo Human rights watch, di una violazione del diritto alla vita.

Tuttavia, i leader libanesi hanno continuato a ostacolare e ritardare le indagini interne in corso. Le famiglie delle vittime e i gruppi locali e internazionali per i diritti umani hanno chiesto un’indagine internazionale indipendente sull’esplosione di Beirut, su mandato del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni unite. Nel frattempo, prosegue il rapporto, i funzionari hanno represso la libertà di opinione e di parola. Non ci sono stati progressi significativi nell’indagine sull’assassinio dell’eminente intellettuale e critico del movimento sciita Hezbollah Lokman Slim. Le autorità utilizzano i tribunali militari per intimidire le persone o vendicarsi contro i discorsi critici o l’attivismo, conclude il rapporto.

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