Le amministrative stravolgono il panorama politico della Francia in vista delle presidenziali

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Il primo turno delle elezioni regionali e dipartimentali che si sono tenute ieri, domenica 27 giugno, in tutta la Francia ha avuto esiti inattesi che hanno mischiato le carte del panorama politico nazionale a meno di un anno dalle prossime presidenziali. Nonostante i tanti sondaggi favorevoli, il Rassemblement National di Marine Le Pen ha subito una battuta d’arresto, mentre i Repubblicani si sono affermati come prima forza del Paese. L’unica conferma è il fallimento de La République en marche, partito di maggioranza del presidente Emmanuel Macron, che non ottiene neanche una regione. Ma a segnare il voto è stato soprattutto il forte tasso di astensione, che ha raggiunto il picco record compreso tra il 66,1 e il 68 per cento secondo alcuni istituti sondaggistici. In Provenza-Alpi-Costa Azzurra il Rassemblement National si conferma primo partito con il candidato Thierry Mariani, che però ottiene solamente il 36,3 per cento delle preferenze. Un risultato modesto se paragonato alle ultime previsioni, che lo davano sopra la soglia del 40 per cento, e che fa ben sperare lo sfidante dei Repubblicani, il presidente uscente Renaud Muselier, arrivato al 32 per cento. Adesso Muselier spera nella costituzione di un “fronte repubblicano”, che in passato ha più volte sbarrato la strada all’estrema destra in Francia. Questa volta, però, il progetto rischia di fallire. Il candidato della lista ambientalista Rassemblement ecologie, Jean-Laurent Felizia, ha annunciato che non si ritirerà dalla corsa elettorale per il ballottaggio di domenica prossima. Una posizione che ha irritato Muselier, ma anche il suo stesso campo politico, con Europa Ecologia-I Verdi (Eelv) che minaccia di ritirargli il sostegno.

La destra gollista si conferma anche nella regione parigina dell’Ile-de-France. La presidente uscente Valerie Pecresse, ex repubblicana oggi leader del movimento Libres!, ottiene il 36 per cento dei voti, davanti alla lista del Rassemblement National guidata dal vice presidente del partito, Jordan Bardella, al 13,1 per cento, mentre l’ambientalista di Eelvi, Julien Bayou, è terzo al 12,95 per cento. Ma in vista del secondo turno la sinistra si organizza attorno a Bayou. Guardando il suo programma “ci accorgiamo di avere molte cose in comune”, ha detto il deputato de La France Insoumise, Eric Coquerel ai microfoni dell’emittente “France info”. “Non ci uniremo alla lista di Julien Bayou, ci fonderemo”, ha aggiunto Coquerel. Ma la destra gollista supera quella radicale anche nell’Alta Francia, dove il presidente uscente Xavier Bertrand, altro ex repubblicano, ha ottenuto una schiacciante vittoria arrivando al 41,4 per cento, contro il 24,3 per cento registrato da Sebastien Chenu, capolista de Rassemblement National. Candidato anche alle presidenziali di Francia, Bertrand non dovrebbe avere problemi ad essere riconfermato alla guida della regione, soprattutto dopo il sostegno annunciato dalla République en marche.

Scenario simile nell’Auvergne-Rhone-Alpes, dove il presidente uscente, il repubblicano Laurent Wauquiez, è arrivato al 43,8 per cento, superando la lista ambientalista di Fabien Grebert, al 14,45 per cento. Il voto di ieri ha portato alla ribalta i Repubblicani, che in questi ultimi mesi erano dati per spacciati, orfani di una leadership e di una linea politica capace di imporsi sul Rassemblement National e sulla République en marche. Adesso la destra moderata è in grado di guardare al secondo turno senza la preoccupazione di cercare alleanze con la maggioranza del presidente Macron, che a questo punto è obbligato a una profonda riflessione interna. La République en marche si è dimostrata un partito ancora troppo giovane per riuscire a contare a livello locale. Chi invece deve rivedere le sue ambizioni è Marine Le Pen, che, secondo la stampa francese, dopo le elezioni di ieri ha subito una “doccia fredda”. Le liste del partito di estrema destra ottengono il 19,4 per cento su scala nazionale, contro il 27,7 per cento del 2015. La Provenza-Alpi-Costa Azzurra è l’unica regione della Francia dove l’estrema destra arriva in testa, con un risultato che però potrebbe non bastare. Il Rassemblement national, inoltre, non sfonda ad ovest, dove ha sempre avuto problemi. Dietro a questa frenata c’è soprattutto il forte tasso di astensionismo. Come riferisce il quotidiano “Le Monde”, il 49 per cento di chi ha votato ieri per il Rassemblement National ha meno di 50 anni. Nella fascia di elettori tra i 18 e i 24 anni, l’astensionismo si è attestato all’87 per cento, tra i 25-34 anni all’83 per cento e tra i 35-49 anni al 71 per cento.

A tirare un sospiro di sollievo è stato, invece, il fronte dei partiti di sinistra, nonostante l’oramai canonica frammentazione in diverse formazioni politiche. I socialisti sono rimasti in testa alle preferenze nelle cinque regioni già amministrate o dove potevano contare sul sostegno del Partito comunista francese (Pcf): Occitania (39,5 per cento), Centro-Valle della Loira (24,8 per cento), Bretagna (20,5 per cento), Nuova Aquitania (28,8 per cento) e Borgogna-Franche-Comté (26,5 pr cento). Secondo le stime dell’istituto Ipsos-Steria, complessivamente i socialisti incassano il 15,6 per cento, mentre gli ambientalisti di Eelv arrivano al 12,9 per cento e la France Insoumise al 5,3 per cento. Un risultato complessivo che garantisce una rinnovata fiducia in vista della corsa all’Eliseo.

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