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Lazzarini si difende dalle accuse e incassa il sostegno di Borrell, ma le indagini potrebbero terminare troppo tardi

"Non ho intenzione di dimettermi", ha detto il commissario generale dell'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso dei rifugiati palestinesi nel corso della conferenza stampa al termine della riunione informale dei ministri dello Sviluppo europei a Bruxelles, in cui si è confrontato anche con alcuni membri della Commissione europea, e con la presidenza belga del Consiglio dell'Ue

Bruxelles
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Il commissario generale dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso dei rifugiati palestinesi (Unrwa), Philippe Lazzarini, si difende dalle accuse mosse contro l’Unrwa per il presunto coinvolgimento di alcuni dipendenti negli attacchi che hanno colpito Israele lo scorso 7 ottobre. “Non ho intenzione di dimettermi”, ha detto proprio Lazzarini nel corso della conferenza stampa al termine della riunione informale dei ministri dello Sviluppo europei a Bruxelles, in cui si è confrontato anche con alcuni membri della Commissione europea (Borrell e Lenarcic), e con la presidenza belga del Consiglio dell’Ue. Risalgono a ieri, inoltre, le nuove accuse di Israele contro l’Unrwa, ritenuta colpevole dal governo di Netanyahu di essere collusa con il movimento islamista palestinese Hamas, dopo il ritrovamento di un lungo tunnel sotterraneo che passava sotto la sede dell’Agenzia Onu e che, secondo Israele, veniva rifornito di energia elettrica proprio grazie a collegamenti con l’edificio in superficie.


“C’è un solo governo che chiede le dimissioni” e nessun altro esecutivo. “Per il momento, finché riterrò che possiamo continuare a fare la differenza, continuerò a farlo”, ha dichiarato Lazzarini ai media. Nel frattempo, ha spiegato, prosegue l’indagine dell’Oios (l’ufficio delle Nazioni Unite per il monitoraggio interno), anche se sarà completata in un prossimo futuro. In parallelo, si svolgerà anche un’indagine indipendente, sotto la guida dell’ex ministra degli Esteri francese, Catherine Colonna, che esaminerà molte delle accuse ricevute dall’Unrwa, come tutti i meccanismi di gestione del rischio dell’agenzia, le questioni relative alla neutralità, come quelle riguardanti il comportamento del personale, le questioni dell’affiliazione politica, le accuse relative ai tunnel, e le accuse relative alle armi. “Speriamo che entro un mese avremo già un’osservazione preliminare da condividere con l’agenzia. Ed entro il 20 aprile dovremmo ricevere il rapporto finale. Come agenzia, ci impegniamo ad attuare le raccomandazioni di questa revisione”, ha concluso Lazzarini.

Intanto, però, come hanno specificato sia il funzionario Onu che l’Alto rappresentante europeo per gli Affari esteri, Josep Borrell, la situazione sul campo continua a peggiorare, anche in virtù della volontà di Israele di proseguire nelle operazioni militari a Rafah, al confine con l’Egitto. “Come tutti sappiamo, il prezzo pagato dalla popolazione civile è indicibile. Parliamo del 5 per cento della popolazione che è stata uccisa, ferita o dispersa. Più di 100 mila persone su una popolazione di 2 milioni, e questo in soli quattro mesi”, ha spiegato Lazzarini ai media. “Sappiamo anche che, in base a quanto dichiarato dall’Unicef, 17 mila bambini sono stati separati dai genitori e non hanno notizie di loro. E sappiamo anche che la Striscia di Gaza ha una sacca di malnutrizione alimentare acuta”, ha aggiunto. “Abbiamo parlato di possibile fame e di possibile carestia, soprattutto nel nord, dove abbiamo una stima di circa 300 mila persone”, a rischio, ha poi concluso.

A fargli eco, anche in mattinata, ancora Josep Borrell, che ha rimarcato la situazione di tensione creatasi proprio con l’Egitto. “Siamo molto preoccupati per la situazione al confine con l’Egitto, dal momento che sembra che le Forze di Difesa israeliane stiano per intraprendere una nuova operazione militare. Molti ministri dell’Unione europea hanno lanciato messaggi ieri, io compreso, chiedendo a Israele di non impedire l’arrivo di aiuti umanitari a Gaza. Se lanciano un’operazione militare a Rafah, il sostegno umanitario non potrà arrivare. E la situazione con l’Egitto è molto difficile”, ha dichiarato. A causa della pressione e dell’offensiva militare in corso, sta diventando sempre più difficile operare a Rafah, ha quindi spiegato Lazzarini rispondendo ai media sulla questione. “Ieri, per la prima volta, le Nazioni Unite non hanno potuto operare con il minimo di protezione offerta dalla polizia locale e i nostri camion, i nostri convogli al confine, sono stati saccheggiati e vandalizzati da centinaia di giovani”, ha detto.

“L’ultima protezione rimasta per mantenere un minimo di ordine civile, che era la polizia locale, potrebbe non funzionare più, dato che molti di loro sono stati uccisi negli ultimi giorni e sono sempre più riluttanti a farsi vedere in questi convogli. I prossimi giorni ci diranno saremo in grado di continuare a operare in un ambiente straordinariamente difficile”, ha specificato per sottolineare la difficoltà dell’ultimo periodo, soprattutto da quando molti Stati, tra cui anche gli Stati Uniti, hanno deciso di sospendere i fondi verso l’Agenzia che ne garantivano il funzionamento e la sopravvivenza, adesso in dubbio già a partire dal mese di marzo. “Questa mattina ho discusso con i membri della Commissione del contributo comunitario, 82 milioni di euro, previsto per la fine di febbraio-inizio marzo e sulle condizioni da rispettare per rendere possibile la sua erogazione”, ha spiegato il commissario generale dell’Unrwa.

“Il contributo della Commissione è assolutamente fondamentale. Se non avessimo avuto alcuna pausa o congelamento dei finanziamenti, il nostro flusso di cassa sarebbe stato buono fino alla fine di luglio. I nostri conti, invece, saranno in sofferenza a partire da adesso, e da marzo il bilancio sarà negativo per 30-40 milioni, ma poi sarà significativamente peggiore a partire da aprile. Fondamentalmente, solo per coprire gli stipendi di 30 mila dipendenti in tutta la regione, abbiamo bisogno di almeno 60 milioni al mese”, ha specificato Lazzarini ai media. Il rischio, più volte ribadito dall’Alto rappresentante europeo Borrell, è quello di veder venire meno il sostegno umanitario garantito dall’agenzia delle Nazioni Unite nella regione, l’unica in grado di garantire la sopravvivenza dei due milioni di abitanti della striscia di Gaza. “Interrompere il sostegno significherebbe l’interruzione di servizi vitali per milioni di persone bisognose e una maggiore catastrofe umanitaria a Gaza, che deve essere evitata. Non solo perché è un imperativo umanitario, ma anche perché si avrebbero pericolose ripercussioni sulla stabilità regionale e effetti anche sugli europei”, ha detto Borell parlando con i media a Bruxelles.

“Non dimentichiamo che l’Unrwa fornisce assistenza in Giordania a 2 milioni di persone, in Siria a mezzo milione, in Libano a un altro mezzo milione e in Cisgiordania a quasi un altro milione, circa 900 mila persone. Se questa agenzia scomparisse, l’effetto sarebbe devastante per 5,6 milioni di persone”, ha aggiunto. “Potremmo anche essere d’accordo – ha concluso Borrell – sul fatto che l’esistenza dell’Unrwa, 75 anni dopo la sua creazione, è qualcosa di deplorevole, ma questa è una responsabilità della comunità internazionale, non dei lavoratori dell’Unrwa. E c’è solo un modo in cui l’agenzia può essere sciolta, cioè quando non ci sarà più il problema dei rifugiati palestinesi, altrimenti il problema dei rifugiati sarà sempre lì, ma in maniera sempre peggiore”, ha dichiarato l’Alto rappresentante europeo ribadendo la necessità di continuare a sostenere l’Agenzia Onu.

Il rischio, però, rimane, nonostante il sostegno garantito da Spagna e Portogallo nei giorni scorsi, almeno 13 nazioni hanno sospeso l’appoggio all’Unrwa sulla base delle accuse mosse da Israele, e la possibilità è che le indagini non arrivino in tempo o non siano sufficienti per sbloccare la situazione. “Le accuse devono essere dimostrate da Israele, ha dichiarato infine l’Alto rappresentante europeo Borrell. “Al primo anno di giurisprudenza ti viene insegnato che se qualcuno fa un’accusa, sta a lui provarla. Non all’accusato, ma all’accusatore. E per il momento non ho ricevuto alcuna prova di questa accusa”, ha detto. “Forse è vera, forse no. Ma il fatto che l’accusa sembri ragionevole, non deve far sì che la gente creda ciecamente ad essa. Questo è contrario alle basi elementari del diritto. E noi predichiamo sempre lo Stato di diritto”, ha concluso.

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